Qualche amichevole del passato che forse non ricordi

“Del doman non v’è certezza”, recitava un celebre verso di Lorenzo il Magnifico. Il contesto era un altro rispetto a quello che stiamo vivendo in questi giorni, perché il genio fiorentino si riferiva alla giovinezza e alla fugacità che si portava con sé. Se oggi rileggiamo questa frase, ancora tremendamente attuale dopo 530 anni e probabilmente per sempre, la adattiamo in ottica calcistica.

Che aspetto avrà il calcio una volta che ripartirà? Una domanda piena di interrogativi ma priva di risposte. Perciò se del doman non v’è certezza, bisogna spostare la lancetta indietro di qualche anno per alleggerire gli animi e vivere con più leggerezza questo periodo dentro casa. Perché il calcio non va avanti ma può andare indietro rispolverando aneddoti altrettanto fascinosi.
Si potrebbe parlare di tutto, ma nulla come qualche sbiadita amichevole del passato contiene curiosità e chicche da custodire gelosamente e rivendere alla prima occasione in cui rivedremo i nostri amici appassionati di calcio e amanti della Roma.

UN DERBY COSÌ…

Un derby del genere è difficile da dimenticare una volta che se ne viene a conoscenza. E ancor di più è difficile trovarne un fac simile all’interno di tutta la storia romanista. Perché un derby giocato come amichevole, prima di tutto, è un paradosso. Un controsenso totale, perché derby è sfida, rivalità, agonismo, tradizione e passione. Tutto, meno che amichevole. Però l’11 settembre 1955, a una settimana dall’inizio del campionato italiano di calcio, si è deciso di far disputare una sfida tra Roma e Lazio all’Olimpico per il trofeo Remo Zenobi. Gli oltre 50.000 tifosi sulle tribune sono la prova che di amichevole non c’è neanche l’odore. In panchina per la Roma siede Giorgio Sarosi, in campo tra gli altri ci sono Da Costa, Ghiggia, Pandolfini e soprattutto Nyers. Perché soprattutto? Perché lui di gol ne fa 3. Poi ne fa uno il suddetto Da Costa e uno se lo fanno da soli, ed è il primo gol del match, quello di Giovannini, un brutto vizio che qualche decennio più tardi erediterà Paolo Negro. 5 per la Roma, 1 per la Lazio, che segna al 90′ con Vivolo. Un pezzo di storia travestito da amichevole.

COLLEFERRO

Perdere con il Colleferro non capita tutti i giorni – per fortuna. Soprattutto soccombere per 0-3 in casa. A maggior ragione se appena un mese prima si era vinto contro la stessa squadra 2-6. Ma è anche questo il bello delle amichevoli. Il Colleferro nel 1955-56 giocava in Serie C ed era una buona squadra, orgogliosa e soprattutto motivata a far vedere a tutti che a Roma non ci sono solo Roma e Lazio. E così si organizza un’amichevole, anzi una doppia amichevole, non proprio andata e ritorno ma una si è giocata “là” e una “in casa nostra”. Il primo match, arrivato il 27 novembre del ’55, viene vinto per 2-6 dai giallorossi, ma la squadra di casa “non si limita ad assistere”, come testimoniato da un articolo di giornale del giorno seguente.

Poi al ritorno si ribalta tutto. È il 17 dicembre dello stesso anno e allo Stadio Nazionale arriva il Colleferro. È 0-3 per loro, senza appello. “Bella prova del nuovo attacco aziendale”, si scrive sul giornale. Sarà.

DAL MARZOTTO AL SANTOS

È il 1959, più precisamente il 22 agosto di quell’anno, quando si gioca Marzotto-Roma. 4 giorni più tardi si giocherà una partita contro il Bettini Quadraro, una squadra di Roma che trasuda storia da ogni poro – partita che sarà vinta per 14-0. Ma quel 22 d’agosto nella testa di ogni giocatore c’è solo la sfida contro il Marzotto per testare tenuta atletica e nuovi indicazioni tattiche. Sulla carta stampata il giorno dopo si parla di una “Roma sperimentale che delude”, vincendo solo per 1-0, “anche per colpa del caldo di Valdagno”. Il Marzotto è una squadra piccola, di quelle che fanno da sparring partner alle grandi squadre durante le preparazioni estive. Ma quella stessa squadra nel 1954 era diventata la prima squadra del Veneto, arrivando quinta in Serie B davanti al Vicenza. Un piazzamento più che onesto. Un risultato, quello con la Roma, più che accettabile.

Per quanto riguarda il Santos vi basti sapere che alcuni dei giocatori in campo portavano i nomi di: Mauro Ramos – per tutti Mauro – Dorval, Mengalvio, Coutinho, Pepe e un certo Pelé. Era il 1961 e non c’è da sorprendersi se quella partita “amichevole” del Torneo del Centenario terminò 0-5 in favore dei brasiliani. Senza mezzi termini, quella squadra ha rivoluzionato il concetto di calcio negli anni 60 in Brasile. Erano i più belli da vedere, i più prolifici e i più rivoluzionari. Perciò nessun dramma per quella sconfitta, anche se è arrivata allo Stadio Olimpico. Era il 21 giugno. 3 mesi dopo la Roma vincerà la Coppa delle Fiere contro il Birmingham City.

La Roma esibisce la Coppa Italia vinta l’anno precedente, prima di giocare contro lo Swindon.

SWINDON TOWN E UJPEST DOZSA

Lo Swindon Town è una squadra inglese fondata nel 1879 nel Wiltshire. Il loro periodo di maggior splendore è sicuramente quello che va dal 1968 al 1970. E la Roma gioca contro di loro nel 1969, per la Coppa di Lega Italo-Inglese, L’andata è vinta dai giallorossi, un soddisfacente 2-1, 4 giorni prima dell’inizio della stagione ufficiale. Ma al ritorno avviene l’imponderabile. Si gioca al County Ground, con 40.000 tifosi inglesi che soffiano sui proprio beniamini e li spingono a vele spiegate. È 4-0 alla fine, con tripletta di Aorsfield e gol di Rogers. La Roma del mago Herrera crolla. In campo c’erano Spinosi, Santarini, Capello e Cordova. Ma non è bastato.

Nel 1972 invece c’è stato lo scontro contro l’Ujpest Dozsa. “Una delle squadre più forti del mondo”, secondo l’allenatore romanista Herrera. E non aveva tutti i torti, dato che la squadra ungherese continuava a vincere titoli in patria senza patemi. La tournée in Nordamerica perciò mette la Roma davanti a sfide di elevato livello.
C’è una particolarità assoluta però nello scontro tra Roma e Ujpest. Ovvero che lo scontro non è uno e non sono nemmeno due: addirittura 3. Tra le squadre si giocano 3 partite in 8 giorni, tra il 17 e il 24 agosto del ’72. Sconfitta per 0-2 la prima, sconfitta per 2-4 la seconda e pareggio 1-1 l’ultima. Tre scontri sanguinosi. Ma di assoluto livello.

SOSPESA

Chiudiamo questo bagno nel passato con due amichevoli molto particolari. Entrambe infatti non terminano, vengono sospese prima del triplice fischio per motivazioni differenti.

Una è Roma – Panathinaikos del 25 agosto 1973. In campo figurano Ginulfi, Santarini, Rocca, Cappellini, Di Bartolomei, Spadoni e Prati. Ma la partita non si sblocca. Ricordate il caldo di Valdagno del Marzzotto? Dimenticatelo, perché un diluvio incessante ha bagnato quella partita così tanto che al 60′ l’arbitro si decide a sospendere il match. Si era sullo 0-0 allo Stadio Olimpico, e si rimarrà così per sempre.

Infine Rimini – Roma. Qui le motivazioni che portano alla sospensione della partita sono comiche. Il match era ben instradato dalla Roma di Liedholm, che aveva risposto al gol di Cinquetti con Rocca, Prati e Spadoni. Poi “al 29′ della ripresa un guasto all’impianto elettrico ha causato l’interruzione della partita”. 
Questo il commento sui giornali.
Un’altra chicca di una serie infinita da custodire gelosamente.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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