Quali acquisti servono a questa Roma?

Ripartire dalla base. La necessità, dopo una stagione nefasta come quella appena conclusa è quella di ripartire dalla base. Il calciomercato estivo è iniziato ufficialmente tre giorni fa ed è l’occasione per creare il mosaico della Roma 2019-2020 con le giuste tessere. I soldi non sono molti, la necessità di diminuire le spese e il monte ingaggi si fa certamente sentire ed in più le scorie del non accesso in Champions League si faranno sentire pesantemente. Ma non è finito nulla, anzi non è neppure iniziato.

E per ricominciare, anche e soprattutto dopo annate così, c’è bisogno di ritornare alla base. E quindi si apprezza l’entusiasmo di Paulo Fonseca di diventare il nuovo allenatore della Roma nonostante tutto, il sorriso di Spinazzola in presentazione e la forza di volontà che sta mettendo Petrachi per far tornare il sorriso anche ai tifosi. Ecco, Petrachi. Il neo direttore sportivo ha il poco invidiabile compito di ergere una nuova costruzione dove ora c’è poco più che un cumulo di macerie. Ma allora quale può essere il punto di partenza? La spina dorsale.

SPINA DORSALE

Gli acquisti di Leonardo Spinazzola ed Amadou Diawara sono entrambi validi: il terzino sinistro insidierà Kolarov con i suoi cambi di passo, i suoi dribbling avvolgenti e gli ottimi movimenti in fase offensiva; mentre il centrocampista ex Napoli è un profilo perfetto per Fonseca. Recupera palloni, unisce qualità al dinamismo e ha ampi margini di miglioramento dati gli appena 21 anni.
Due innesti importanti, ma ora serve la spina dorsale. Un concetto che specialmente nel calcio più datato era fondamentale, strettamente legato alla parola vittoria: chi aveva una forte ed affidabile spina dorsale, spesso e volentieri vinceva. Ma cos’è la spina dorsale?

Portiere-difensore centrale-centrocampista-attaccante. Una successione di quattro ruoli che garantisce sostegno alla squadra. Proprio come la spina dorsale, questi ruoli hanno una doppia funzione: una protettiva e una motoria. La prima consente di limitare i danni e di assorbire tutti i colpi avversari, mentre la seconda abilita il corpo a muoversi ed avanzare, di flettersi e avvicinarsi ai propri obiettivi.
Possedere una spina dorsale forte è soprattutto una peculiarità di un calcio più antico e meno tattico di quello di oggi, ma resta pur sempre un concetto valido. E risultati alla mano, oggi la Roma necessita di tutti questi ruoli.

CAMBIO DELLA GUARDIA

Della situazione portieri ne avevamo già parlato. Olsen è destinato ad andare via senza rimpianti e senza troppi complimenti, perché la stagione dello svedese è stata pessima. La perdita del posto da titolare del vichingo è scaturita da un mix di fattori: livello del giocatore obiettivamente mediocre, impatto emotivo troppo importante e ruolo di sostituto di Alisson che ha pesato troppo sulle sue spalle. Insomma, se qualche squadra dovesse offrire una cifra ragionevole, Olsen sarebbe accompagnato alla porta volentieri.
Mirante invece ha dimostrato affidabilità e serietà. Si è fatto trovare pronto ed anzi ha fatto vedere qualità che quasi nessuno gli attribuiva, ma immaginarlo come custode titolare della Roma del prossimo anno è poco credibile.

Verosimilmente, il profilo di portiere che indosserà i guantoni titolari della Roma del prossimo anno sarà congeniale al gioco di Fonseca. E quindi, abbozzando qualche tratto generale, dovrebbe possedere una discreta tecnica di base con i piedi, data la consuetudine del tecnico portoghese di far impostare anche il proprio estremo difensore; necessaria anche un’ottima capacità di uscita e lettura delle situazioni di gioco e una spiccata reattività, che è l’ingrediente principale di un portiere di spessore.

Il nome più gettonato da qualche tempo a questa parte è quello di Pau Lopez, attuale portiere del Betis Siviglia sempre più vicino alla Roma, stando a quanto si dice nel mondo del calciomercato. Lo spagnolo, che ai più non suonerà familiare, è in realtà il prototipo di giocatore che si sta ricercando: giovane, abile con i piedi e nelle uscite alte, bravo negli uno contro uno e affidabile tra i pali. Che sia lui o meno, il portiere del prossimo futuro giallorosso deve possedere più o meno queste caratteristiche.

IL DOPO MANOLAS

La situazione difensore centrali della Roma ad oggi è quantomeno criptica: Manolas è partito, Fazio, Jesus e Marcano no, ma garantiscono prestazioni di livello troppo mediocre per formare una cerniera davanti al portiere eletto. Nella passata stagione il reparto difensivo, certamente svantaggiato anche da un assetto di squadra poco equilibrato(specie con Di Francesco), ha imbarcato acqua ovunque in quasi ogni occasione. Le poche partite vissute serenamente sono arrivate con Ranieri in panchina e con la sua idea calcistica più conservatrice e difensivista, ma comunque gli interpreti hanno palesato deficit personali difficilmente accettabili nella Roma.

Juan Jesus ha disputato una stagione abbastanza anonima, che rasenta la sufficienza, ma non è mai riuscito a scalzare dal ruolo di titolare Fazio in versione comiche. Se l’argentino è cresciuto nella seconda parte dell’anno, ha sofferto particolarmente la difesa perennemente alta che Di Francesco aveva impostato, ed è crollato a picco. Marcano ha giocato troppo poco per esser considerato un elemento valido, perciò nonostante un buon curriculum ogni giudizio è ovattato dalle presenze stagionali dispensate col contagocce.
Nessuno sembra poter essere la rappresentazione metaforica di un muro invalicabile, perciò inevitabilmente la Roma si getterà nel mare del calciomercato, con la speranza di pescare un buon giocatore a un prezzo contenuto.

Orientativamente, oltre a un cartellino e a un ingaggio moderati, il centrale deve saper impostare, quindi anche in questo caso è necessaria la capacità di usare i piedi; fondamentale è la capacità di scappare all’indietro e correre verso la propria porta, data la difesa abbastanza alta, che però forma un blocco omogeneo e compatto con il resto della squadra. Dinamismo e senso della posizione perciò sono un must, data anche la poca velocità degli attuali interpreti presenti in rosa.
Bartra? Mancini? I nomi più quotati sono questi. A Petrachi l’ardua scelta. Il mercato presenta molte perle, ma anche altrettanti abbagli.

IL CENTRO DEL MONDO

Considerando come sistema di gioco di riferimento il 4-2-3-1, saranno due i mediani che comporranno il prossimo centrocampo della Roma di Fonseca. Uno avrà il compito di scendere tra i centrali per impostare, l’atro di garantire dinamismo, resistenza e una splendida doppia fase: un giocatore box-to-box, per intenderci. L’acquisto di Diawara in tal senso sembra positivo, date le caratteristiche già citate del guineano. Inoltre in rosa ci sono Cristante, Nzonzi, Pastore, Pellegrini e Zaniolo, oltre al redivivo Coric. Nzonzi verosimilmente partirà a titolo definitivo, mentre probabilmente Coric sarà girato in prestito. Pastore a meno di offerte che non facciano registrare una plusvalenza alla Roma resterà, mentre il futuro di Zaniolo è enigmatico, ma lui e l’argentino sarebbero un discorso per la trequarti.

La Roma necessita di un altro centrocampista centrale. I due italiani Cristante e Pellegrini possono ricoprire quel ruolo, soprattutto quello del centrocampista a tutto campo. Per l’altro slot sembra perfetto il nome di Veretout. 
Il francese gioca su livelli importanti, sempre con la stessa invidiabile costanza, ormai da due anni e sarebbe una tessera importante nel mosaico romanista. Ottimo piede, sia da un punto di vista qualitativo che dinamico, offre una costante doppia fase e batte rigori e punizioni.
Ma a prescindere dal nome, il nuovo centrale di centrocampo deve essere il faro della squadra, il costruttore dai piedi buoni: il centro del mondo.

NUMERO 9

Infine il dilemma del numero 9. L’ultima vertebra della spina dorsale è forse la più dolente ed importante. Con l’addio ormai scontato di Dzeko, la Roma si ritroverà orfana di un attaccante da 87 gol in 4 stagioni. Numeri importanti che rendono evidente la difficoltà di rimpiazzarlo adeguatamente.

Il ruolo dell’attaccante negli anni si è evoluto e oggi pensare a una punta sedentaria con fissa, nonché unica, dimora nella difesa avversaria è limitante. La prima punta, a maggior ragione nell’idea di calcio di Fonseca, deve sapere spaziare in campo, scendere sulla linea del centrocampo se necessario, sia per aiuti difensivi che per attirare i difensori avversari a sé. È richiesto naturalmente un ottimo fiuto del gol ma anche l’indispensabile partecipazione al lavoro di squadra. Perciò niente eremiti letali nell’area piccola, ma giocatori di manovra bravi a concretizzare.

Il nome di Higuain ad oggi è il più chiacchierato e teoricamente anche uno dei più compatibili con questi tipo di giocatore, ma ci sono molteplici perplessità riguardo al suo approdo in giallorosso. C’è poi il nome fantasioso di Icardi e qualche altra voce che sussurra nomi e cognomi qua e là, ma nulla di concreto.

Bisognerà attendere e poi tirare le somme.
Ma ora bisogna cominciare.
Anzi, ricominciare. Ovviamente dalla base.
Dall’ABC. Dalla spina dorsale.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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