Quando gli ultimi diventano i primi

Nel vangelo secondo Matteo, si racconta la celebre parabola dei lavoratori della vigna. In essa, Gesù spiega come nel Regno dei Cieli non conta l’ordine sociale che si è raggiunto sulla Terra, perché tutti saranno giudicati senza alcuna disparità da Dio. E, in questo senso, anche chi era ultimo potrà diventare primo se realmente lo merita.

Ora, senza voler minimamente sembrare blasfemi, questa è una verità talmente universale e profonda che non è raro riscontrarla anche nel calcio. Quante volte è capitato, infatti, che un giocatore considerato l’ultima scelta finisca poi per ribaltare i pregiudizi popolari e affermarsi come la miglior soluzione possibile per la sua squadra?

È questa la grande speranza di tutti i romanisti riguardo al futuro allenatore giallorosso, che sembra ormai destinato ad essere Paulo Fonseca. Ma, a prescindere da cosa si pensi della sua carriera e delle sue qualità, sappiamo benissimo che non era la prima scelta della società. Che ha dovuto subire i no dei vari Conte, Sarri e Gasperini prima di giungere ad una soluzione definitiva. (http://www.febbredaroma.it/navigando-a-vista/)

Ma, come dicevamo appunto, nella storia giallorossa sono state diverse le volte in cui la Roma si è trovata costretta a prendere l’ultima opzione tra gli allenatori contattati. Ma spesso questa si è rivelata nettamente superiore alle aspettative. E ha ribaltato pronostici e gerarchie. Facendo ricredere tutti gli scettici.

Gigi Radice

È la primavera del 1989. Il presidente Viola ha un solo nome in testa per sostituire Niels Liedholm (al termine della sua terza avventura a Roma): Ottavio Bianchi. Il tecnico del Napoli di Maradona, fresco reduce dalla vittoria della Coppa Uefa.

Ma Bianchi ha un grosso problema: è ancora sotto contratto per un altro anno con il club azzurro. E Ferlaino non è minimamente intenzionato a liberarlo per lasciarlo andare alla Roma. E così Viola si trova a dover ripiegare su un altro tecnico, in attesa che il rapporto tra il Napoli e Bianchi vada finalmente a scadenza.

La scelta perciò ricade su Gigi Radice. L’allenatore lombardo viene da alcune esperienze poco fortunate in panchina. E vuole riscattarsi con la squadra giallorossa. Ma Radice forse non sa che il suo futuro a Roma è già segnato. Perché lui è solo un traghettatore per Viola, che non vede l’ora di poter mettere finalmente sotto contratto Ottavio Bianchi.

Ovviamente, la voce si diffonde con grande rapidità nella Capitale. Ed i tifosi iniziano a protestare contro il presidente, reo di non essere riuscito a portare sulla panchina romanista la prima scelta come allenatore. Addirittura alcuni giornali etichettano già Gigi come “rimbambito e bollito”. (http://archivio.corriere.it/Archivio/interface/slider.html#!Gigi-radice-roma-pioggia-contestazioni-salva/NobwRAdghgtgpmAXGA1nAngdwPYCcAmYANGAC5wAepSYA4gJYDm9ABLlPvQMZxvYxQWAB3rZGzQV2wRyAZ1JQAXqIitZUADYA3KGAC+AXSA)

Ma Radice non si fa intimorire da tutto questo. E, nell’anomalo clima del Flaminio (in cui la Roma deve giocare quell’anno per la contemporanea ristrutturazione dell’Olimpico in vista di Italia ’90), costruisce una squadra gagliarda, con un carattere ed uno spirito visti raramente con la maglia giallorossa nell’epoca post-testaccina. Arrivando sesto in campionato nonostante un mercato anonimo. E soprattutto rimanendo per sempre nei cuori dei romanisti.

Luciano Spalletti

Primavera del 2005. La Roma sta vivendo una stagione disastrosa, con 4 allenatori cambiati e il rischio retrocessione presente fino all’ultimo. Per risollevare le sorti giallorosse, il presidente Franco Sensi ha deciso di puntare tutto su Carlo Ancelotti.

L’ex centrocampista della Roma di Liedholm è molto tentato dalla proposta romanista. Addirittura parla più volte con Bruno Conti riguardo a come allestire la squadra. Insomma, sembra già tutto fatto. Ma, all’ultimo, Carletto ci ripensa e decide di restare al Milan. Allora al suo posto Bruno indica a Sensi un tecnico emergente, che ha fatto meraviglie negli ultimi anni, portando l’Udinese perfino in Champions League: si tratta di Luciano Spalletti.

L’allenatore toscano riesce faticosamente a liberarsi dalla società friulana. Dovendo rinunciare anche ad alcune mensilità arretrate e alla possibilità di giocare con i bianconeri la Coppa dei Campioni (che ovviamente la Roma non fa quell’anno), pur di venire nella Capitale.

Ma i tifosi sanno che Luciano non era la prima opzione del club. E ancora sembrano rimpiangere il mancato arrivo di Ancelotti. Così protestano preventivamente contro la proprietà per la scelta fatta, tra scetticismo e frustrazione. (http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2005/06/10/NZ_18_SPA3.html)

Nonostante il malumore della piazza, però, Spalletti arriva a Roma. E, dopo i primi mesi abbastanza complicati, trova la formula tattica giusta per la squadra, con il suo famoso 4-2-3-1. Arrivando quinto attraverso l’incredibile record delle undici vittorie consecutive in campionato. E soprattutto dando il via ad uno dei cicli più entusiasmanti e vincenti della storia giallorossa.

Rudi Garcia

Tarda primavera del 2013. La Roma è reduce da un’annata davvero negativa. Con il necessario esonero di Zeman e la sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Lazio. Baldini e Sabatini cercano un allenatore giusto da mettere sulla panchina giallorossa per risollevare la squadra. E lo individuano in Max Allegri.

Le trattative vanno molto avanti. Si parla già di stipendio e di giocatori da comprare. Ma poi, all’ultimo, Galliani riesce a convincerlo a rimanere al Milan. E la Roma si ritrova con il cerino in mano, senza sapere bene chi prendere a quel punto.

Sabatini fa vari colloqui ai tecnici rimasti liberi in quel momento. E rimane sorprendentemente colpito da quello che, sulla carta, sembrava essere l’ultima scelta del ds giallorosso: Rudi Garcia. L’allenatore francese che aveva portato alla vittoria del campionato il Lille qualche anno prima. E che non vede l’ora di trasferirsi nella Capitale.

I tifosi sono ovviamente perplessi. Tutti si aspettavano un allenatore più esperto e quotato per guidare la squadra in un periodo così difficile. Ma Garcia si mostra subito all’altezza del nuovo compito. Ed entra nel cuore della gente e dei giocatori con alcune dichiarazioni audaci ed iconiche. (http://m.laroma24.it/rubriche/ritiro-roma/2013/07/conferenza-stampa-garcia-chi-critica-la-roma-e-alla-peggio-un-tifoso-laziale-se-partiranno-osvaldo-e-marquinhos-li-rimpiazzeremo-de-rossi-meglio-averlo-con-noi-che-vederlo-partire-foto-audi)

In questo modo, riesce a creare i presupposti ideali per lavorare al meglio fin dall’inizio della stagione. Nonostante ancora imperversino le contestazioni della piazza contro la società per la sconfitta del 26 maggio ed il nuovo stemma.

E così la Roma fa il record storico di vittorie consecutive nelle dieci partite iniziali del campionato. E lotta seriamente per lo scudetto con la Juventus. Arrendendosi solo a poche giornate dalla fine. E concludendo la stagione al secondo posto in classifica.

Conclusione

Perciò, non possiamo sapere ad ora come andrà la prossima stagione con Fonseca come nuovo allenatore giallorosso. Né come alla fine della sua avventura a Roma lui sarà ricordato da tutti noi.

Possiamo solo fare una cosa: aspettare prima di emettere sentenze definitive su di lui. Perché, come diceva Gesù in fondo, non si può giudicare nessuno solo in base al fatto che è una seconda scelta.

25 anni, romanista da sempre, ma giornalista da poco, speravo anch'io de morì prima dell'addio al calcio di Francesco Totti.

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