Riflessioni sulla Roma: tra passato, presente e futuro

Quando la fine si avvicina e gli obiettivi si sgretolano davanti ai tuoi occhi, quando anche la speranza, che è la parola più romanista che ci sia, sembra venir meno, arriva il tempo delle analisi e delle riflessioni.
Il finale di stagione prima, e il rifiuto di Conte poi hanno puntato i riflettori sulla nostra Roma facendocela scoprire di colpo meno bella di quanto credevamo. Siamo ormai all’epilogo di un’ annata nata storta e finita peggio e solo un miracolo può far centrare alla Roma l’obiettivo stagionale. È inevitabile, quindi, cominciare a guardare al futuro.

CIÒ CHE È STATO

Nel 2011 la Roma fu acquistata dalla cordata americana guidata da Di Benedetto prima e da James Pallotta poi. La politica è chiara da subito e sarà di lì in poi sempre rispettata: progettare la costruzione di un impianto di proprietà e intanto far crescere la squadra tramite l’ autofinanziamento. Per far ciò la Roma si affiderà negli anni ad esperti (scegliete voi se virgolettare la parola) nella scoperta di giovani calciatori sui quali investire. Nonostante una forte opposizione nella piazza, comunque la Roma “americana” ha raggiunto un livello importante e ottimi risultati (tre secondi posti, due terzi posti e una semifinale di Champions League), ha reso il club una destinazione più appetibile per tutti e moltiplicato i tifosi in giro per il mondo. Un lavoro notevole, che è passato troppo spesso, però, per un rapporto conflittuale con la città. Sono molti i momenti in cui la gestione della Roma ha fallato nel rapporto con i tifosi, dalle numerose promesse di scudetti, vittorie e feste al Circo Massimo, alle interviste in cui si diceva che non ci sarebbero state cessioni. Il mancato conseguimento di risultati (la Roma non vince un trofeo dal 2008) ha fatto cadere molte teste negli anni, ma nonostante i molti cambi la Roma si scopre sempre troppo piccola per le proprie ambizioni, e le responsabilità di chi gestisce diventano allora difficili da nascondere. Sul fronte stadio l’iter ha trovato innumerevoli ostacoli, impantanato tra burocrazia e giochi politici. Ma anche questo grande progetto, come quello della Roma, sta diventando, agli occhi di molti, una chimera.

Con la certezza che la Roma è oggi un brand più internazionale, bisogna allora riflettere sul perché non si è riusciti a costruire di più. Organizzare il futuro e scegliere verso quale direzione si vuole proseguire. Se investire e scommettere in un salto di qualità o ridimensionarsi dopo una stagione fallimentare.

CIÒ CHE SARÀ

La Roma sa cosa vuole e sa qual è il modo in cui intende raggiungerlo, questa non è però una garanzia di successo, tutt’altro. Dal 2011 si sono succeduti a Trigoria un numero vastissimo di dirigenti, allenatori, calciatori, in una girandola vorticosa e infermabile di cambiamenti. Ogni anno, anche dopo le annate esaltanti, la Roma ha continuato con la sua politicadi rivoluzione, sperando ogni volta che sia la rivoluzione giusta. Agli occhi di molti tifosi, però, queste ricostruzioni appaiono come smantellamenti. Non si può, infatti, celare l’ansia e la preoccupazione per la programmazione della Roma che sarà, dopo una stagione in cui tutto è andato storto e inevitabilmente moltissime cose dovranno cambiare. Una nuova rivoluzione che mieterà forse ancora più vittime di quelle passate. Anche sul futuro gioca un ruolo chiave la definitiva approvazione e la costruzione dello stadio, al quale è legata la promessa, ancora una volta, di un salto di qualità economico.

La gestione americana, coi suoi supporters e i suoi critici, resta una gestione che ha posto la Roma sotto un’altra luce, in Italia e all’estero. Un management che ha reso un mancato piazzamento in Champions un fallimento grandioso, laddove prima era visto come un evento normale. O l’uscita agli ottavi su un rigore all’ultimo secondo come una disgrazia, laddove prima si applaudiva fino a spellarsi le mani. Ma ha anche generato un numero incredibile di vittime e infiniti progetti accantonati. Rimane in bocca l’amaro di ciò che sarebbe potuta essere la Roma guardando i suoi ex calciatori in finale di Champions con altre maglie. Resta la tristezza del prendere coscienza che quelle partite le giochi se Roma la lasci. Perché la Roma è una squadra grande, ma non ancora una grande squadra. Perché di campioni a Roma ne sono arrivati, ma tutti hanno dovuto o voluto lasciare.
Vale la pena riflettere, scovando nel recente passato gli errori commessi per evitare che si ripetano nel futuro prossimo. Solo così possiamo crescere.

Nato nel 1997 lontano da Roma, ma con la Roma nel cuore. Studente di lettere. Amo lo sport in ogni sua forma.

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