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Roma-Lazio: di numeri e cattiveria

I due derby di campionato già andati in archivio hanno consegnato agli almanacchi altrettanti pareggi per 1-1. Due risultati piuttosto casuali, che rispecchiano molto poco quanto visto in campo a settembre e a gennaio. Ma se nel “derby dei legni” di inizio stagione la bilancia pendeva più che altro dalla parte biancoceleste, il “derby delle papere” di domenica è stato largamente dominato dai giallorossi, autori di una delle migliori prestazioni stagionali sotto il profilo tattico e agonistico. La Roma vista nel derby è stata la squadra ordinata e concentrata che non si è vista nelle tre sconfitte contro Torino e Juventus. D’altronde, lo confermano i numeri. Mettendo in pratica alla perfezione i dettami di Paulo Fonseca, i giallorossi hanno schiacciato la Lazio attraverso il pressing alto finalizzato al recupero del pallone e, soprattutto, attraverso un possesso quasi asfissiante.

A fine match, infatti, la Roma ha fatto registrare il 66% di possesso palla e il 90% di precisione nei passaggi, a fronte, rispettivamente, del 34% e del 75% della Lazio. Numeri da partita tra una squadra di vertice e una di metà classifica, che certificano l’ottimo lavoro fatto dal tecnico portoghese in fase di studio dell’avversario, specialmente in fase difensiva. La Roma ha concesso davvero poco ai vari Milinkovic-Savic , francobollato da Veretout; Luis Alberto, in non perfette condizioni fisiche; e soprattutto Immobile, sovrastato dall’ennesima prestazione sontuosa di Smalling: appena 6 tiri totali, di cui 2 in porta. Un bottino davvero misero per il secondo attacco del campionato, che è riuscito a pareggiare solamente grazie allo svarione di Pau Lopez in occasione dell’unico calcio d’angolo concesso dai giallorossi in tutta la partita.

All’ottima organizzazione difensiva, tuttavia, non ha corrisposto una prestazione altrettanto positiva in termini realizzativi. A dispetto delle tante occasioni create, infatti, anche la Roma è andata in gol sfruttando un grave errore di Strakosha. I numeri dell’attacco giallorosso sono impietosi: 22 tiri totali, di cui ben 15 da dentro l’area di rigore, ma solamente 3 in porta. Le occasioni migliori sono capitate a Edin Dzeko, bravo a infilarsi nelle mischie ma decisamente meno a finalizzarle. Per tre volte, infatti, il centravanti bosniaco ha avuto la possibilità di battere a rete da posizione favorevole e distanza ravvicinata, ma i suoi tentativi hanno sempre trovato l’opposizione (anche casuale) del portiere avversario. Tre opportunità che potevano e dovevano essere sfruttate diversamente, premiando così il grande sforzo profuso nella metà campo laziale, dove ha imperversato soprattutto Cengiz Under, autore di una splendida prestazione individuale.

Alla luce delle statistiche, dunque, il derby di domenica è senza ombra di dubbio un’occasione mancata per la Roma. Complessivamente, la squadra di Fonseca ha rischiato poco e creato tantissimo (come conferma il dato sugli expected goals: 2.10 per la Roma e 1.06 per la Lazio) ma non è riuscita a concretizzare la mole di lavoro prodotta, dovendosi accontentare di un pareggio su cui, comunque, grava anche un arbitraggio discutibile negli episodi chiave. L’errore di Pau Lopez che regala il gol ad Acerbi è viziato da un possibile fallo dello stesso centrale, che ostacola con le braccia l’uscita del portiere spagnolo, comunque colpevole di una grossa ingenuità. Ugualmente dubbia è la decisione di Calvarese di andare al VAR dopo aver assegnato il rigore alla Roma per il fallo di Patric su Kluivert. Se il contatto c’è, e c’è sicuramente, dov’è il chiaro ed evidente errore?

Al netto delle decisioni arbitrali, è evidente che la Roma dovesse fare di più. La scarsa capacità realizzativa della squadra di Fonseca sta via via assumendo i contorni del difetto atavico. Un aspetto preoccupante per una squadra capace di rendersi tanto pericolosa in zona gol. Le cui cause, forse, sono da ricercare più che altro nelle caratteristiche dei singoli. Dell’ampia (sulla carta) batteria di trequartisti ed esterni a disposizione del tecnico portoghese, nessuno sembra avere nelle gambe più di 5-6 gol a stagione. E il più prolifico (anche potenzialmente) lo rivedremo in campo solo nella prossima stagione. Il peso dell’attacco giallorosso, dunque, ricade quasi interamente sul centravanti, ed è qui che il ragionamento si complica.

Detto che su Nikola Kalinic non si può contare, a segnare resta il solo Edin Dzeko. Che tuttavia, nel sistema di Fonseca (così come in quello dei suoi predecessori), è impegnato ad abbassarsi e far salire la squadra, rivestendo spesso il ruolo di suggeritore per gli inserimenti dei compagni. Per quanto in linea con le sue doti tecniche, il lavoro del bosniaco incide negativamente sulla sua pericolosità sotto porta, che, unita alla naturale mancanza di cattiveria (intesa come capacità di segnare a ogni occasione utile), dà vita a un connubio devastante per i numeri offensivi della Roma. Un dato su tutti: dall’inizio del 2020, su 90 tiri totali e 22 in porta, la Roma ha segnato solo 5 gol. La perfetta fotografia della squadra vista nel derby: bella, a tratti bellissima, ma anche incompiuta. Non nel gioco o nella mentalità collettiva, ma nei calciatori titolari e, soprattutto per quanto riguarda il centravanti, nelle alternative. Fondamentali per raggiungere e mantenere il livello cui aspira la Roma.

(fonte dati: AS Roma Data)

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