Roma – Milan: Convivere con i propri difetti

Roma e Milan si sono divise la posta in palio nel posticipo della domenica sera, mettendo a nudo i loro pregi quanto le loro lacune.

Come ci arriviamo

Le due squadre, come ben noto, arrivavano allo scontro dell’Olimpico con due umori totalmente diversi.

Mentre la squadra di Gattuso sta vivendo un ottimo momento sia fisico che mentale, mostrando una fase difensiva solida ed una offensiva basata su principi semplici, ma alcune certezze, la Roma veniva dallo psicodramma di Firenze, uno dei peggiori quanto meno nella storia recente giallorossa.

Sarebbe errato dire, però, che lo stato di forma era così diverso: certo, la Roma non scoppia di salute, ma -ad eccezione della catastrofe di Firenze- veniva da 4 risultati utili consecutivi in Serie A in cui aveva raccolto 10 punti, tra cui un prezioso pareggio a Bergamo.

Se del secondo tempo di confusione se ne é parlato fin troppo, pochi hanno menzionato una prima frazione in cui gli uomini del tecnico abruzzese sono stati efficaci e cinici, interpretando alla perfezione i dettami tattici dell’allievo di Zeman: ricerca della verticalità immediata, raggiungimento della porta avversaria con pochi tocchi.

Le formazioni presentate dai due allenatori hanno riservato sorprese praticamente solo nell’11 capitolino: mentre era previsto il ritorno di De Rossi, le scelte più sorprendenti di Di Francesco sono arrivate sulle fasce offensive: Patrik Schick a destra, dopo gli esperimenti andati male dell’anno passato, e Alessandro Florenzi a sinistra, alla seconda in questo ruolo dopo la buona partita giocata con l’Inter.

Come si capirà nel match, due scelte con un obiettivo molto preciso, sia nell’ottica delle funzioni assolte dai due, sia nei mis-match fisici avviati dai due. Nel Milan fa il suo debutto in A da titolare Krysztok Piątek come punta centrale.

C’era curiosità su come poteva essere schierata la squadra: alla possibilità di inserire varianti tattiche (il rombo ad esempio), dopo pochi secondi é parso chiaro come Di Francesco abbia preferito incastrare i giocatori nel suo 4-2-3-1, passato poi a 4-3-3.

L’importanza di De Rossi

Parlare dell’importanza a livello puramente carismatico di DDR è troppo semplice, il campo ci dice anche altro. Bastano pochi secondi, 72 per l’esattezza, a ricordare ai tifosi romanisti e un po’ a tutti i calciofili quanto sia pesante la presenza di Daniele De Rossi per questo team.

Il numero 16, al primo pallone toccato nel match, verticalizza profondo su Florenzi portando ad una punizioni dal limite e alla creazione della prima chance insidiosa.

Le qualità del mediano romano sono davvero troppo fondamentali per il gruppo giallorosso: nessun centrocampista in rosa è capace di ribaltare così velocemente il fronte dell’azione, portando la Roma a ridosso dell’area avversaria con due tocchi.

Si può sostenere che Cristante stia compiendo un percorso in tal senso, ma deve ancora acquisire maggior sicurezza col pallone tra i piedi e velocità di pensiero.

Visto il rischio corso da De Rossi, che poteva anche finire la carriera con l’ultimo infortunio, Eusebio dovrà centellinare le presenze del proprio fuoriclasse, che ha giocato una partita monumentale, pur sbagliando qualche traccia verticale.

A fine partita Daniele é risultato il romanista con più passaggi giocati, 70, 5 in più del compagno di reparto Lorenzo Pellegrini.

Ritorni ed esperimenti (ben riusciti)

La partita contro il Milan ha segnato il ritorno al 4-3-3 della banda capitolina, utilizzato in alcune specifiche fasi di gioco.

In fase di costruzione del gioco avversario, la Roma faceva densità a centrocampo formando un 4-5-1 in linea facendo scendere gli esterni sulla stessa linea degli altri centrocampisti.

Il Milan inizia l’azione con i propri difensori centrali, la Roma propone il solo Dzeko come schermo e forma un 4-1-4-1. Più avanti nel corso del primo tempo, al bosniaco si è affiancato Zaniolo come disturbatore principale della manovra.

Quelli stessi centrocampisti che fungevano da mezzali difranceschiane prima nel momento in cui la Roma si proponeva di assorbire la manovra, poi quando si trattava di risalire il campo tramite le catene laterali; attraverso questa lente di lettura possiamo analizzare proprio le prestazioni dei due interni.

Questa giocata è una delle tante eccellenti proposte da Nicolò Zaniolo nel corso dei 90 minuti. Il trequartista ligure è in uno stato di forma e di fiducia surreale.

Parte da destra per rientrare sul sinistro, che usa per infilarsi nell’half-space con il pallone per scegliere la giocata migliore: si posiziona sulla sinistra e avanza con una forza di gambe prorompente, soprattutto per un ragazzo così giovane.

Il gol, arrivato dopo una corsa caparbia e coraggiosa, è solo la ciliegina su un’ennesima torta di pregevolissima fattura.

Pillola dolcissima: nel momento del lancio di Fazio, Zaniolo si trova a 35 metri circa dalla porta, più lontano di tutti gli avanti romanisti. Il primo ad arrivare su quel pallone vagante? Lui.

Dall’altro lato Lorenzo Pellegrini offre una prestazione discontinua nell’arco dell’intera partita: errore grave sul gol rossonero, prende un palo di testa, inventa qualcosa in fase di rifinitura ma sbaglia diversi palloni, alla fine rischia addirittura di essere buttato per un doppio giallo.

In generale Lollo lascia l’impressione di giocare troppo di fino, aspetto del suo gioco che lo limita ancora nelle sue giornate no.

Quando saprà ripulire questo dettaglio, la Roma si troverà un gioiello sgrezzato definitivamente.

Schick-Florenzi, così lontani così vicini

Sulle fasce hanno trovato posto due giocatori con caratteristiche completamente opposte ma complementari per le richieste del mister.

A destra si è posizionato Schick, protagonista di una delle migliori partite in assoluto del suo biennio a Roma: sacrificio difensivo, un buon taglio e lo zampino decisivo in occasione della rete del pareggio con un tacco fantascientifico.

Per la prima volta nelle poche partite giocate insieme si è potuto vedere uno degli effetti principali della convivenza Dzeko-Schick: quando il ceco è andato a staccare di testa al 43 minuto in testa a Rodriguez, il terzino svizzero ha vissuto una sorta di dejà-vu.

La perfetta giocata à-la-Mandzukic, non finalizzata solo grazie ad un superbo salvataggio di Donnarumma. Più in generale sono innumerevoli le volte in cui Schick è andato a riempire l’area di rigore con Dzeko (autore di una partita senza infamia né lode), ma anche con Florenzi, sempre molto generoso quando si tratta di attaccare lo spazio davanti a sé.

Il jolly ex Crotone ha sfoderato un’altra prestazione opaca, fatta di tanto fumo e niente arrosto; sulla sua fascia di competenza continua a prendere piede Rick Karsdorp, protagonista di un’altra gara ben oltre la sufficienza: i cross precisi del terzino olandese suonano come una sentenza per Florenzi, che ormai sente incombere l’ombra della Locomotiva sempre più intensamente per il posto da titolare.

Bilancio

La Roma porta a casa un punto prezioso, ma non mancano i rimorsi: il computo degli Expected Goals dice 1,76 per i capitolini contro lo 0,78 dei milanesi, con una netta superiorità anche per quanto riguarda tiri in porta ed occasioni da rete (rispettivamente 9-5 e 9-3).

Rimane l’amaro in bocca di aver perso un’occasione per issarsi soli in quarta posizione, staccando le rivali più dirette per tentare addirittura l’assalto al terzo posto.

La stagione é ancora lunga, ma la Roma é un malato che deve smettere di curarsi con l’omeopatia.

Tifoso giallorosso classe 2001 cresciuto nel mito di Totti e De Rossi. Roma-Barcellona era il giorno del mio compleanno.

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