Roma tifa Roma, il resto è un’eccezione

È di Roma, però è della lazio“.

Oggi ascoltavo la canzone di Carl Brave e Franco 126 “Pellaria” che ad un certo punto dice questa frase che ha distolto la mia attenzione dalla canzone. Mi ha fatto pensare e riflettere, poi alla fine l’ho analizzata.

È di Roma: positivo.

Però è della lazio: negativo

La seconda parte della frase è la cosa negativa, la nota stonata su uno spartito perfetto. C’è stato bisogno di specificarlo con la congiunzione avversativa “però” che in italiano contrappone due frasi o due termini di una stessa frase. Due cose contrapposte, quindi.

Come quando una ragazza dice: “Sei carino, però non sei il mio tipo”.

Sei carino: positivo.

Però non sei il mio tipo: negativo.

O ancora: “Devo andare in palestra, però non ne ho voglia”.

Devo andare in palestra: positivo.

Però non ne ho voglia: negativo.

Quindi, questa frase che può sembrare banale, in realtà non lo è. In realtà è l’essenza dell’essere romano, perché se sei di Roma, essere laziale è una cosa negativa, un’eccezione.

Provate a leggere questa frase: “È romano, pero è della Roma“. C’è qualcosa che non va o sbaglio?

È come dire: “Mi piaci, però sei il mio tipo”.

Oppure: “Devo andare in palestra, però ne ho voglia”.

Capite cosa intendo?

Sentite invece questa: “È romano e tifa Roma“. Tutto è più fluido. Non ci sono né anomalie né eccezioni.

È il normale svolgimento delle cose.

È il fiume che va dritto per il suo corso prima di sfociare nel mare.

È il giorno che, con il passare delle ore, lascia spazio alla notte, e viceversa.

È la barca che torna in porto con il vessillo.

È il pallone che si insacca sotto al sette al 95′.

Roma tifa Roma.

Da sempre.

Per sempre.

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