Seguendo Fonseca

Nell’anno in cui si sarebbe dovuti partire da zero, quello in cui le teste di metà degli impiegati di Trigoria sono cadute, c’era bisogno della guida sicura e forte di uomini coraggiosi. La nomina di Petrachi prima, e la scelta di Fonseca poi, sembrano aver portato le persone giuste al posto giusto, e la classifica della Roma, quarta, lo testimonia. La squadra, sapientemente guidata dal condottiero portoghese è riuscita a brillare nonostante l’ecatombe che l’ha colpita da inizio anno, arrendendosi, per ora, solo alla più collaudata Atalanta dei miracoli. L’ex allenatore di Shakhtar e Porto è riuscito nell’impresa di compattare l’ambiente, formare un gruppo coeso e dare un gioco ad una squadra che era uscita distrutta dall’ultima annata.

QUANDO TUTTO VA STORTO

Non sempre le cose vanno per il meglio. E anzi, diciamocelo chiaramente, finora tutto quello che poteva andar male, era finito peggio. Quando tutto va storto, però, salgono in cattedra gli uomini forti, quelli che non temono nulla e che affrontano i problemi di petto. Lo ha fatto alla grande, Paulo Fonseca. Gli infortuni, le difficoltà, i torti arbitrali, le critiche, la morale che arrivava sempre dal pulpito sbagliato hanno, per una volta, generato un’energia, una rabbia che non si vedeva da tempo. Una foga tutta romanista. Evitando di piangersi addosso (farlo dopo il finale di Roma-Gladbach era davvero difficile) e caricando l’ambiente, il mister portoghese ha tirato fuori dal cilindro soluzioni nuove e inattese, rivelatesi cruciali nelle vittorie su Milan e Udinese

SUPERARE GLI OSTACOLI

Schierare una formazione convincente, appariva, in questo periodo, un’impresa. Un rompicapo irrisolvibile. Una patata bollente che avrebbero passato tutti. Ma non si diventa allenatori professionisti per caso e Fonseca ha saputo così reinventarsi nelle difficoltà, coinvolgendo tutti. Lo testimonia l’utilizzo di tutti i componenti della rosa, messi al centro del progetto e fatti sentire importanti. La sensazione, per una volta, è che tutti remino dalla stessa parte, con la stessa fame e la stessa rabbia. Un capolavoro del mister. Dietro le gigantesche prestazioni individuali dei singoli, infatti, si cela il lavoro tecnico, fisico e mentale di un uomo che ha già saputo imporsi e conquistare tutti, dentro e fuori Trigoria. È possibile scorgere i frutti di questo lavoro con le partita di Mancini e Pastore.

IL LAVORO TATTICO SVOLTO CON MANCINI

Nel momento in cui gli infortuni hanno falcidiato il centrocampo giallorosso, la dirigenza ha pensato di fiondarsi sul mercato degli svincolati alla ricerca di un mediano. Fonseca, però, ha cercato subito di risolvere il problema cercando nella propria rosa il profilo adatto, trovandolo in Gianluca Mancini. Il difensore nativo di Pontedera si è subito adattato dimostrando doti da vero leader e un’ attitudine al ruolo inaspettata. Compagno perfetto per Veretout, Mancini ha saputo alternare momenti in cui si muoveva per aiutare l’uscita della palla ad altri in cui scendeva tra i difensori per permettere alla squadra di risalire il campo con la salida lavolpiana. La sua discreta interpretazione del ruolo è poi diventata superba nel momento in cui la Roma non aveva il pallone. Mancini ha saputo essere aggressivo nel pressing e molto bravo a seguire i tagli dei centrocampisti avversari verso l’area giallorossa. Impeccabile.

IL LAVORO FISICO E MENTALE SVOLTO CON PASTORE

Far uscire Pastore tra gli applausi scroscianti dell’Olimpico è stato un sogno che né Monchi, né Di Francesco prima e Ranieri poi erano riusciti a esaudire. Farlo uscire tra gli applausi dei tifosi avversari, come accaduto a Udine, era qualcosa che nemmeno i più ottimisti avrebbero mai immaginato. Eppure il lavoro fisico e mentale è stato notevole. Pastore è riuscito a distribuire il suo talento cristallino nei novanta minuti, dopo aver giocato giovedì scorso in EL e la domenica precedente a Genova. Quattro partite in undici giorni. Abbiamo preso due azioni a testimonianza della mostruosa crescita del Flaco. Contro il Milan l’argentino va a ingaggiare al 95′ un duello contro i difensori rossoneri, recuperando palla e subendo fallo nei pressi della bandierina. Un’azione accolta dall’ovazione dello stadio che ha chiuso la partita.

Se sto bene fisicamente posso fare molto di più, è importante che ho giocato tre partite di seguito ogni tre giorni. Una cosa che non facevo da tantissimo tempo e mi sento molto bene. L’allenatore è sempre stato al mio fianco e mi ha aiutato a stare bene e a fare quello che sto facendo oggi.

Queste le sue dichiarazioni al termine della partita col Milan.

Contro il Milan Javier ha dimostrato di star bene fisicamente, ma è nella trasferta di Udine che il Flaco ha definitivamente elveato il livello del suo gioco. Calatosi pienamente al centro del gioco ha saputo smistare palloni e imbeccare compagni, creare pericoli, e contrastare gli avversari con decisione per tutto il tempo in cui la Roma ha sofferto l’inferiorità numerica. Il tutto condito da un meraviglioso assist.

Pastore guida il contropiede giallorosso fino al limite dell’area avversaria. Quando chiunque avrebbe aperto verso Zaniolo, però, il Flaco serve Kluivert tagliando fuori tre difensori fiuliìani. Laser pass

Se, insomma, la Roma sembra avere la sfortuna contro, ha sicuramente trovato la strada che porta alla soluzione. L’impegno, il lavoro e la qualità nelle scelte del mister e in campo dei calciatori, sono stati antidoto contro la maledizione che si è abbattuta su Trigoria e soluzione ai problemi tecnici. Solo uniti si può continuare a risollevare la testa, la strada è quella giusta. Quella che porta alla vittoria.

Quella indicata da Fonseca.

Nato nel 1997 lontano da Roma, ma con la Roma nel cuore. Studente di lettere. Amo lo sport in ogni sua forma.

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