Smalling-Mancini è la coppia perfetta per la Roma?

Tornare a casa con i 3 punti in tasca è sempre bello. Un peccato perciò il pareggio contro il Wolfsberger di giovedì. Perché vincere fa sempre bene,  anche quando ad esempio il bottino è stato sfilato dalle mani del Lecce, neopromossa già ampiamente asfaltata da Inter e Napoli in questo inizio di campionato. Anzi, forse sono proprio partite come queste che testano il reale valore di una squadra. Perciò la vittoria della scorsa domenica contro i pugliesi è stata una ventata d’aria fresca che non fa mai male.

Perché di trappole nascoste pronte a scattare e a condannare la Roma ce n’erano fin troppe in quel di Lecce: la recente sconfitta con l’Atalanta, la necessità di non sbagliare, la quarta partita in 10 giorni e un avversario che nel suo piccolo è a 6 punti – come il Milan – e ha battuto Spal e Torino fuori casa. Inoltre il rischio era quello di prendere la partita sotto gamba, non affrontarla con determinazione e inciampare. E quest’ultima non è un’ipotesi utopica: basta dare una rapida occhiata ai risultati dello scorso anno per rendersi conto che è successo più spesso del preventivabile.

E allora Fonseca si prende i 3 punti, qualche spunto tattico interessante – sia in positivo che in negativo – e la prima porta inviolata della stagione in campionato. E le statistiche che hanno accompagnato la fase difensiva lasceranno certamente soddisfatto l’allenatore portoghese. Specialmente per quanto riguarda i difensori centrali.

SMALLING E MANCINI

Smalling e Mancini. I due difensori centrali che per la prima volta hanno consentito a Pau Lopez di blindare la porta senza esser costretto a racimolare palloni dalla rete.
Ovviamente ha un peso specifico rilevante nell’intero discorso il livello mediocre degli avversari, che di fatto non hanno mai spaventato il portiere spagnolo, un po’ per demeriti personali un po’ per bravura della Roma.
Ecco la prima chiave di volta per analizzare correttamente la partita: il Lecce non è mai stato realmente pericoloso. Vietato farsi ingannare da statistiche – quelle della Lega Serie A parlano di 6 tiri in porta ciascuno – o da interpretazioni faziose che cercano di sminuire la Roma. 

Tutti i tiri scoccati dal Lecce verso la porta di Pau Lopez sono stati approssimativi e mai pericolosi. Come visibile nell’immagine fornita da understat.com, il Lecce ha prodotto appena 0,79 expected goals a fronte dei 3 della Roma. Se la partita è terminata 0-1 in favore degli uomini di Fonseca, perciò, è solo demerito degli stessi in zona offensiva.
Di questi 3 xg creati, 0,05 sono stati creati da Mancini con un colpo di testa salvato da un giocatore leccese a portiere battuto e 0,40 da Smalling, che nel gioco aereo diventa una minaccia anche in attacco. I due centrali perciò – l’italiano 190 centimetri e l’inglese 194 – con la loro fisicità possono anche risultare decisivi in avanti.

LA PRIMA VOLTA

Ma è dietro che devono fare la differenza. E in un certo senso l’hanno fatta. Loro dovevano rappresentare secondo molti la coppia centrale titolare sin dal principio, ma le cose sono andate diversamente. Nelle prime 5 partite di Serie A, più quelle di Europa contro l’Istanbul e il Wolfsberger, i due non si erano mai incrociati neppure per un minuto insieme sul campo. L’infortunio di Smalling prima, l’espulsione di Mancini poi e la sicurezza di Fazio, hanno fatto sì che Fonseca provasse tutte le accoppiate meno che Smalling – Mancini. 

E il primo risultato è stato incoraggiante. Gli unici tremori della Roma sono arrivati nel primo tempo – nella ripresa appena 0,15 xg creati dal Lecce – e non sono stati causa di errori dei due centrali, bensì di una copertura insufficiente del centrocampo e più in generale di una disposizione della squadra erronea. 
Andando ad analizzare il dato di expected goals concessi dalla Roma in questo inizio di stagione, questa partita è la migliore sinora, sempre al netto della forza dell’avversario.

Tutti gli xg, creati e concessi in queste prime partite di campionato (Lecce escluso).

Contro il Genoa, con la coppia Fazio – Jesus e l’ingresso di Mancini al 66′, la squadra ha concesso 1,13 xg, subendo 3 reti.
Nel derby contro la Lazio, con Fazio e Mancini al centro della difesa, la Roma aveva subito una sola rete a fronte dei 2,07 xg concessi.
Numeri a ribasso con il Sassuolo, che ha costruito solo 0,85 xg ma che è riuscito a segnare addirittura 2 reti, sempre con Fazio e Mancini presenti.
Con il Bologna sono stati ancora una volta l’argentino e l’italiano a giocare al centro della difesa e la squadra di Mihajlovic ha creato 1,35 xg, di cui la maggior parte composta dal rigore poi realizzato da Sansone che ha costretto la Roma a sudarla fino all’ultimo secondo.
Infine l’Atalanta. 2,23 xg creati dai bergamaschi, dato più alto di tutti, e 2 reti segnate da Zapata e De Roon. In campo è figurato per la prima volta Smalling che ha giocato al fianco di Fazio, con l’aggiunta di Jesus al 56′.

DOMINANTE

Un aggettivo per descrivere le prime due partite di Smalling con la maglia della Roma? Dominante. Dopo le statistiche sfavillanti del match contro l’Atalanta, nonostante la sconfitta, l’inglese si è ripetuto anche nel match di Via del Mare.
Il compito del numero 6 è sembrato subito chiaro: accorciare in avanti e aggredire alto il Lecce, giocando mediamente sulla linea di metà campo e cercando di recuperare il maggior numero di palloni possibile in una posizione favorevole. Un gioco senza dubbio rischioso, che come potete leggere da questo pezzo, in un paio di situazioni poteva ritorcersi contro la Roma, ma che alla fine ha pagato.

Come visibile dalla posizione media, è il 6 a pressare alto, mentre il numero 23, Mancini,ha garantito protezione dietro.

E i dati che accompagnano Smalling negli spogliatoi al triplice fischio sono ancora strabilianti: 63 passaggi, di cui il 92% riusciti; 7 duelli aerei vinti su 7; 2 dribbling riusciti su 2; 2 tackles vinti su 2; 3 contrasti andati a buon fine su 4; 2 tiri avversari bloccati; 6 palloni recuperati; 2 palloni intercettati; 5 spazzate e un fallo con tanto di ammonizione, ma dell’arbitraggio è meglio non parlarne. 

I giocatori che hanno corso di più contro il Lecce: al terzo posto Chris Smalling (10,592 chilometri), al quarto Mancini (10,468 chilometri).

Numeri che non tutti possono accumulare. Inoltre fisicamente è straripante. Con i 10,592 chilometri percorsi nei 90 minuti di gioco, è risultato essere il 3° romanista che ha corso di più. E la maggior parte delle corse le ha fatte in avanti. Ma quando c’è da scappare indietro per rientrare in velocità è sempre presente. Una prova ai limiti della perfezione.

23 ANNI

Gianluca Mancini ha 23 anni. Ogni tanto va ricordato, perché sul ragazzo ci sono richieste di “tutto e subito” eccessive. Forse il costo elevato o le ottime qualità mostrate nella scorsa stagione con l’Atalanta, fatto sta che su di lui sin dal primo giorno ci sono gli occhi puntati. E in punta di piedi, ma nemmeno troppo, il numero 23 sta cominciando a prendersi il suo spazio. In queste prima 7 partite ne ha giocate 4 dall’inizio e 2 da subentrante. L’unica in cui non ha giocato è quella di Europa League.

E la partita di domenica è stato un ulteriore segnale che Fonseca può fidarsi di lui. Mentre Smalling si alzava e pressava alto per rubare palloni in avanti, Mancini garantiva la copertura in profondità con precisione e puntualità. Con 99 palloni toccati è il giocatore più coinvolto della squadra e nonostante la mole imponente di passaggi, ha una realizzazione del 97,5%. Inoltre ha realizzato 4 tackles; vinto 2 duelli aerei su 4 e 4 contrasti su 7; ha bloccato 1 tiro; recuperato 2 palloni e spazzato per 4 volte.

Ciò che resta della partita, oltre ai vitali 3 punti, è una buona solidità difensiva.
Smalling e Mancini hanno giocato sia a livello individuale che corale una partita perfettamente in linea con le necessità della Roma.
E allora la domanda sorge spontanea: Smalling – Mancini è la coppia migliore per la Roma?
È ancora presto per dirlo, ma la sensazione è che Fonseca avrà piacere a riproporli insieme dal primo minuto.
Chissà, forse anche domani contro il Cagliari.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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