Tatticamente: Andreazzoli contro il passato

Torna il campionato, torna la Roma. Il fischio d’inizio del signor Calvarese sancirà l’inizio del campionato 2019-2020, contro il Genoa dell’ex Aurelio Andreazzoli.

Dopo gli anni da assistente di Luciano Spalletti nella prima esperienza romanista del tecnico di Certaldo, il nativo di Massa ha fatto la spola tra un ruolo di prima responsabilità e la collaborazione tecnica.

Dell’infausta esperienza come capo allenatore sul finire della stagione 2012-2013 ci ricordiamo tutti: dopo aver fatto parte dello staff tecnico di Rudi Garcia e aver nuovamente coadiuvato Spalletti, Andreazzoli si è messo in proprio e ha portato l’Empoli in A nella stagione 2017-2018, non riuscendo a ottenere la permanenza nella massima serie nella stagione successiva.

Ad inizio estate, la chiamata del Genoa. Sotto la Lanterna, si decide di tornare ad avere un allenatore dai principi di gioco chiari, come fu per Gian Piero Gasperini.

 

Aurelio Andreazzoli.

1. Le idee di gioco di mister Andreazzoli

Avere il pallone, gestirlo e usarlo come strumento di controllo della gara: questo il mantra di Andreazzoli.

Fedele ai suoi principi, il tecnico di Massa ha lavorato in tal senso sin dall’inizio del precampionato. Il Genoa diretto, verticale e a tratti caotico della passata stagione sembra essere già un ricordo lontano.

A differenza dei trascorsi empolesi e, se vogliamo, riagganciandosi al discorso tattico affrontato ai tempi della Roma, Andreazzoli ha scelto come modulo di riferimento il 3-5-2. Evidente sembrano essere i vantaggi, in accordo coi principi sopra elencati, del sistema in questione:

  • in fase di costruzione dal basso, avere sempre tre centrali a disposizione, più il portiere, per il giro palla;
  • la possibilità di scaglionare su più altezze le mezze ali e la seconda punta;
  • occupazione continua dell’ampiezza coi cursori di fascia.

In ossequio a tale impostazione, il colpo più importante del mercato rossoblu è stato sicuramente Lasse Schone. Il danese, semifinalista uscente di Champions League con l’Ajax di Erik ten Hag, porta in dote esperienza, qualità tecnica e conoscenze tattiche ideali per adeguarsi al calcio di Andreazzoli.

Lasse Schone

Accanto a lui, nella gara di Coppa Italia contro l’Imolese, hanno trovato spazio Riccardo Saponara Lukas Lerager: l’ex Empoli e Milan non sarà presente nella sfida dell’Olimpico a causa di un fastidio muscolare, mentre l’altro danese è il complemento perfetto per garantire quantità e coperture preventive in fase di pressing. L’altra casella di intermedio dovrebbe essere occupata dall’ex Lazio e Verona Romulo, in modo tale da portare in dote alla mediana qualità tecnica e dinamismo.

Sulle fasce, i favoriti sembrano essere Paolo Ghiglione e il capitano Mimmo Criscito: in tal senso, l’ex Frosinone garantisce maggiore gamba, oltre a fornire una soluzione in area di rigore sui cross provenienti dalla parte opposta, mentre Criscito, meno a suo agio nelle sgroppate col passare degli anni, porta in dote pulizia tecnica e una buona capacità di riciclare il possesso verso il centro.

Sotto questo aspetto se possibile, lo sviluppo dell’azione passa dal centro ma, qualora le linee avversarie chiudessero gli spazi, gli esterni devono essere in grado di fornire ampiezza e soluzioni di passaggio per tornare efficacemente in zona centrale.

Azione tipic del 3-5-2 del Genoa: scorrimento palla da un lato all’altro, Criscito avanza e sfrutta le sue capacità di rifinitura per servire Koaumé, il quale attacca l’area. Questo schema colpirebbe la Roma in due dei suoi principali punti deboli: difesa dell’ampiezza e dello spazio alle spalle della difesa.

Davanti a Ionut Radu, Andreazzoli potrebbe confermare il trio Biraschi-Zapata-Romero. Questa line-up, garantisce aggressività nella difesa in avanti e nella copertura dei mezzi spazi. Inoltre, i tre difensori rossoblu, accorciando, consentono alla squadra di attivare il pressing offensivo, altro elemento fondamentale del gioco di Andreazzoli. Tuttavia, tali meccanismi non sembrano ancora essere ben oliati.

La coppia offensiva, presumibilmente, sarà composta da Andrea PinamontiChristian Kouamé. Sulla carta, l’italiano e l’ivoriano ben si completano: più strutturato e punto di riferimento il primo, più bravo nell’attacco alla profondità il secondo. A ben vedere, la loro intesa sembra ancora lontana dall’essere affinata, soprattutto in pressing. Kouamé potrebbe essere l’indizio di un abbassamento del baricentro complessivo del Genoa, in modo tale da sfruttare gli spazi dietro la difesa della Roma.

2. Gli obiettivi tattici della Roma

Chi vince la “battaglia del possesso”, vince la partita. No, non stiamo parlando della semplice percentuale di possesso palla, ma di come il pallone sarà strumento centrale della contesa.

Il 3-5-2 genoano, sulla carta, ben si incastra, a livello difensivo, con quanto mister Fonseca chiede ai suoi. Qualora Under Perotti si accentrino nei mezzi spazi, i “braccetti” rossoblu potranno aggredirli sapendo di avere copertura alle spalle. Si profila, sulla carta, una lunga catena di duelli individuali all’altezza della linea difensiva genoana. Chi conosce Andreazzoli sa bene, d’altro canto, che il riferimento utilizzato per guidare i propri difensori è il pallone: ecco quindi che manipolare la struttura difensiva del Genoa diventa elemento chiave per crear loro dei grattacapi.

Come accennato sopra, il meccanismo di pressione del Genoa non è ancora ben oliato. Un palleggio qualitativo da parte della Roma potrebbe creare spazi interessanti alle spalle delle linee rossoblu. Contro il 5-3-2 difensivo, i giallorossi possono pensare di coinvolgere attivamente Pau Lòpez per allungare le maglie della pressione, parificando nel contempo gli uomini in costruzione bassa e lasciando uno dei due mediani (presumibilmente Pellegrini) poco sotto i tre trequartisti per garantirsi un corretto posizionamento in costruzione.

Impossibile pensare che il Genoa lasci la stessa libertà del Real Madrid, ma qui, nell’occasione del gol di Perotti, un buon palleggio ad aggirare il pressing lascia Zaniolo, Dzeko e l’argentino all’ 1 vs 1 coi tre centrali. Col Genoa, sarà una situazione da ricreare.

A livello difensivo, avendo la Roma non ancora del tutto superato i propri problemi in fase di transizione e difesa dell’ampiezza, bisognerà prestare particolare attenzione a Kouamé e ai suoi attacchi alla profondità. Come detto sopra, non sarebbe strano vedere il Genoa abbassare di qualche metro il proprio baricentro, con due obiettivi principali:

  • ovviare alle problematiche sopra enucleate rispetto al pressing;
  • creare spazio alle spalle della coppia centrale romanista (probabilmente Fazio-Juan Jesus) per lanciare Kouamé in campo aperto.

La gara sarà ostica, ma la Roma ha tutti gli strumenti per prendersi i primi tre punti stagionali.

 

Nato a Foggia il 13/09/1994. Vivo a Roma da quattro anni, studio Giurisprudenza alla LUISS. Romanista da sempre, amante del calcio in generale.

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