derby

Tirate fuori le palle

“Fuori le palle, tirate fuori le palle”, cantavano instancabili i 34.000 tifosi presenti allo stadio per Roma – Frosinone.
Il coro è stato ripetutamente intonato prima che i giallorossi annientassero i ciociari per 4-0, ma la sostanza non può e non deve cambiare dopo una vittoria contro la squadra più in crisi del campionato.

Battere sonoramente una formazione come il Frosinone deve essere una semplice routine, niente di più, una partita vinta in quanto superiori, e anche di tanto.
Ma in un periodo come quello attuale guai a parlare di eventi scontati e partite vinte prima del triplice fischio, perché incappare in figuracce stile Bologna o Chievo Verona è veramente un attimo.
L’altra sera però la Roma il suo l’ha fatto e per la seconda volta in stagione si è assicurata il bottino pieno, portando a 8 i punti in 6 giornate di Serie A.
Ma non può e non deve bastare.

Fa storcere il naso la notizia che il ritiro indetto a seguito della tragica sconfitta di Bologna sia terminato dopo appena 3 giorni.
Sì, nel frattempo la squadra ha vinto una partita che andava vinta ad ogni costo, ma interrompere per questo una “punizione” più che meritata nei confronti dei giocatori è irritante.

Ma Frosinone è il passato e ora la Lazio è il presente.
Il derby di Roma che andrà in onda quest’oggi alle 15:00 sarà una tappa importante, se non cruciale, per tirare le somme di questo primo scorcio stagionale.
La panchina di Di Francesco ha scricchiolato non poco dopo la sconfitta contro il Bologna e la vittoria con il Frosinone ha bilanciato solo parzialmente i risultati che sono giunti fino a questo momento.

E quindi oggi è il nostro giorno.
E’ il giorno di ribadire ancora una volta, tanto non ci stancheremo mai di farlo, che la Roma è superiore alla Lazio, in tutto e per tutto.
Anche una Roma spezzata è più forte di una Lazio intera.

Il “fuoco dentro” invocato a più riprese dal mister romanista evidenzia come le maggiori problematiche della squadra si siano create più nella testa dei giocatori che nei moduli e nella filosofia di gioco(che pure ha i suoi deficit, sia chiaro).
La poca convinzione dovuta a chissà cosa mostrata sin dall’inizio di questa stagione ha causato una serie di scivoloni ampiamente evitabili.
Il risultato parziale è che i cugini(indesiderati), si trovano al quarto posto in classifica con 12 punti, alle spalle delle sole Juventus, Napoli e Sassuolo, mentre la Roma galleggia alla decima posizione a braccetto con l’Udinese e la Sampdoria.
Insomma, tutto è capovolto.
Fino ad oggi.

Perché poi il derby è storia a sé, si dice, e lo si dice anche con senno, perché di razionale in partite come queste c’è poco o nulla.
Arrivare come favoriti o perdenti è analogo, perché in campo assieme ai giocatori entrano le ansie più recondite, le storie passate che si ripercuotono sul presente e il peso di una sfida centenaria che da anni inginocchia una e incorona l’altra.

La storia ci ha incaricato di tramandare con fierezza il nome della città eterna, che mai potrà essere rappresentata da una succursale del calcio italiano e romano, ma solo dalla squadra eletta sin dal principio.
E allora gonfiate il petto e infuocate l’anima.
Aprite gli occhi e puntateli sull’avversario come fossero un arpione capace di imbrigliarlo.
Poi guardate orgogliosi lo scudetto che ricama il vostro fortunato cuore romanista e immergetevi nel giallo e nel rosso senza freni e senza remore, perché la Roma è la vostra casa e nessuno può conquistarla.
Tirate fuori le palle e dimostrate, per l’ennesima volta, che l’Urbe siamo noi.

Perché noi siamo la Roma.
Loro no.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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