Una squadra ancora in fase di rodaggio

“I ragazzi hanno giocato una grande partita contro un avversario ancora in rodaggio. La Roma era in crescita, temevamo questa partita.”

Con queste parole l’allenatore dell’Atalanta, Giampiero Gasperini, ha parlato della partita vinta contro la Roma. Che il tecnico bergamasco definisce nel modo migliore possibile: in rodaggio.
La Roma è una squadra nuova, azzerata e ricostruita in estate sia negli uomini, che nelle idee che nella mentalità. È ancora tutto in una grande fase evolutiva e l’incontro contro una squadra organizzata come l’Atalanta dimostra che il cantiere è ancora aperto. E questo è naturale, solo che sarebbe stato meglio continuare a lavorare e ad affinare tattiche e moduli con altri 3 punti in cascina. Ma all’Olimpico è arrivata una sconfitta tonda ed inequivocabile, che sarebbe potuta esser evitata se un paio di situazioni avessero girato in altro modo ma che alla fine risulta il risultato più razionale dei fattori visti in campo.
Non ci si poteva sentire appagati dopo 3 partite consecutive vinte e non ci si può demoralizzare dopo una sconfitta con una squadra che gioca in Champions. Ma è bene spremere da questa sconfitta ogni aspetto per poter migliorare.

DA STRATEGA A INCOMPETENTE

Se avesse vinto sarebbe stato uno stratega. Ma Fonseca ha perso e quindi viene etichettato come in fase di “italianizzazione” e di “rinnegazione della propria idea di calcio.” Il motivo è l’atipico modo in cui ha giocato la squadra.

Le posizioni medie della partita.

Come visibile dall’immagine, i giallorossi si sono disposti di fatto a 3 dietro, con Smalling, Fazio e Kolarov sul centro-sinistra. Difesa che diventava a 5 in fase difensiva e per l’appunto a 3 in fase di costruzione. Il motivo di tale scelta è certamente da cercare nel potenziale offensivo dell’Atalanta, che con giocatori come Gomez, Pasalic, Malinovskyi, Ilicic, Zapata e Muriel – infortunato per la partita di Roma – è in grado di mettere a ferro e fuoco qualsiasi difesa. E in un certo senso la scelta del tecnico portoghese nel primo tempo è stata premiata, dati i soli 0,24 expected goals concessi a fronte degli 1,02 creati. La prima frazione di gioco perciò evidenzia una Roma prudente, brava a difendere con uno Smalling monumentale, ma più in generale grazie a una fase difensiva accorta, che non ha disdegnato qualche sortita offensiva. In fase di possesso palla invece l’arma in più era Spinazzola, che ha creato molto dal lato sinistro.

POCA QUALITÀ E SOFFERENZA

E non è un caso che nel secondo tempo la Roma ha iniziato a soffrire in particolar modo la Dea da quando Spinazzola ha lasciato il posto a Jesus. Di ritorno dagli spogliatoi la partita si è inasprita. L’Atalanta ha dimostrato di essere più rigogliosa a livello fisico, vincendo in toto 17 duelli aerei contro i 15 romanisti; le 18 palle perse contro le 30 giallorosse e soprattutto i 25 contrasti vinti contro i 13 degli uomini di Fonseca. A livello di chilometri percorsi invece c’è stata una parità totale: 107,591 quelli percorso dalla Roma e 107,557 l’Atalanta. Dati che certificano che gli atalantini sono stati più bravi a correre, seguendo un copione preciso, mentre i giallorossi hanno spesso corso male. Tanta quantità unita anche a una qualità superiore: 83% passaggi riusciti correttamente – la Roma 80% – 4 passaggi chiave realizzati – la Roma 3 – e maggior precisione sotto porta. Perché nonostante la prestazione opaca, i giallorossi hanno accumulato 2,22 expected goals, mentre l’Atalanta è arrivata a 2,23. Praticamente dati uguali ma opposti: l’Atalanta ha saputo concretizzare, la Roma no. E Zaniolo, Dzeko e Kalinic ne sanno qualcosa.

La difficoltà della Roma è stata visibile soprattutto nel giro palla. L’aggressione immediata e costante dell’Atalanta, che ha marcato a uomo praticamente in ogni circostanza, ha costretto i giallorossi ad essere più imprecisi e sterili. In tal senso il dato sul possesso palla è cruciale: 53% l’Atalanta, 47% la Roma, una differenza non così eclatante all’apparenza. Ma di quel 47%, la Roma ha fatto girare palla per il 71% nella propria metà campo, dimostrando così tutta la difficoltà nel superare le linee di pressing avversarie.

Questo può essere visto in particolare modo in occasione del gol del vantaggio di Zapata. L’errore primario è di Veretout, che serve un pallone in orizzontale nella trequarti difensiva della Roma. Ma, come si può osservare, il francese non aveva alcuna scelta disponibile a causa della marcatura perfetta degli atalantini sui giocatori romanisti. Così il numero 22 ha forzato la giocata, l’ha sbagliata e ha innescato la ripartenza letale dell’Atalanta.

SITUAZIONI OPPOSTE

E soprattutto l’Atalanta ha dimostrato più certezze. Una consapevolezza maggiore dei propri mezzi derivante da un progetto tecnico iniziato 3 anni fa. C’è stata continuità, sia di idee che di giocatori, e il risultato più lampante è stata la quarta posizione dello scorso anno. Anche in questa stagione gli uomini di Gasperini stanno dimostrando che l’anno scorso non è stato un miracolo, ma il frutto di un progetto serio.

Dall’altra parte la Roma è al polo opposto. Allenatore nuovo, progetto tecnico nuovo, giocatori nuovi e un nuovo modo di interpretare il calcio.
In queste prime 6 partite stagionali sono arrivate 3 sconfitte, 2 pareggi e 1 sconfitta. Un percorso che ha mostrato pregi e difetti di una squadra che ha appena iniziato la propria metamorfosi. Le idee di Fonseca sono proiettate sul campo dalla squadra in maniera ancora approssimativa in alcune circostanze, ma rientra tutto nella normalità.

Non si era campioni di nulla prima dell’Atalanta e non si è perdenti dopo l’Atalanta.
Bisogna tornare al lavoro subito e con maggiore intensità per battere il Lecce e riprendere la corsa.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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