flop roma

USA e getta: i flop della Roma americana – 2011/2012

In quasi una decade di gestione americana targata DiBenedetto prima e Pallotta poi, la bacheca di Trigoria è rimasta desolatamente chiusa, nonostante i buoni piazzamenti e qualche momento esaltante come la semifinale di Champions League conquistata ormai due anni fa. Difficile individuare un solo motivo per cui le cose siano andate diversamente dalle aspettative, ma tra questi c’è sicuramente il continuo via vai di calciatori passati da Trigoria in diciotto sessioni di calciomercato condotte da tre direttori sportivi diversi: Walter Sabatini, Ramon Rodriguez Verdejo, meglio noto come Monchi, e Gianluca Petrachi. Ripercorriamo dunque nove anni di acquisti flop della Roma americana, tra meteore, giocatori finiti o, più semplicemente, solo scarsi. 

Cominciamo dunque dalla prima stagione di Roma a stelle e strisce, iniziata tra i toni trionfalistici tipici di chi viene da oltreoceano e l’ingenuo entusiasmo di tanti romanisti, che vedono accomodarsi sulla panchina giallorossa Luis Enrique. Un tecnico dipinto come una specie di alieno sbarcato sul pianeta Roma dalla galassia Barcellona, e che ce la metterà tutta per confermare tale impressione. Ci riuscirà, anche se in negativo. Ma ci torneremo. Prima spostiamoci sul campo, dove assistiamo alla prima rivoluzione firmata Sabatini.

flop roma

In porta, circondato dall’aura da vice-campione del Mondo con l’Olanda l’anno prima, arriva Marteen Stekelenburg, prelevato dall’Ajax per oltre 7 milioni di euro. Il benvenuto in Serie A glielo da l’interista Lucio, a San Siro, rifilandogli una scarpata in testa che lo manda KO per un mese e gli fa dimenticare come si stia tra i pali. Con la Roma gioca 33 partite subendo 45 gol, rivelandosi un flop inaspettato. Un disastro su tutta la linea, cui, però, contribuisce in modo decisivo l’allegra fase difensiva di Luis Enrique e soprattutto chi dovrebbe metterla in pratica.

flop roma

Il primo da sinistra è José Angel, detto “el cote”, preso per quasi 5 milioni dallo Sporting Gijon. Semplicemente inadeguato. Inizia la sua avventura in Italia facendosi espellere nel secondo tempo di Roma-Cagliari, prima giornata e prima sconfitta della stagione. Da lì in poi, più che un flop, diventa un vero e proprio incubo per i tifosi della Roma, che ad anni di distanza lo ricordano anche per le scorribande sulle piste virtuali di Formula 1. Almeno lì non poteva fare troppi danni. In giallorosso colleziona 32 presenze e 0 gol, prima di essere rispedito in Spagna con tanti saluti.

flop roma

Al centro della difesa c’è Simon Kjaer, già acquistato da Sabatini ai tempi di Palermo e riportato in Italia dal Wolfsburg. 3 milioni di prestito e 7 di riscatto per un calciatore arrivato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Kjaer, semplicemente, è un centrale dignitoso ma totalmente inadatto al gioco che Luis Enrique vorrebbe dare alla Roma. A ottobre, poi, è protagonista in negativo di un derby perso, facendosi espellere e regalando un calcio di rigore alla Lazio. Colleziona comunque 24 presenze e 0 gol complessivi, a differenza degli insulti che piovono copiosi quando scende in campo. Alla fine della stagione non viene riscattato e torna in Germania.

flop roma

Accanto al giovane danese si piazza Gabriel Heinze, nome noto del calcio internazionale, preso a parametro zero proprio in virtù della grande esperienza. Anche lui si dimostra però un pesce fuor d’acqua nel calcio dell’allenatore spagnolo, alternando prestazioni anonime ad altre desolanti. L’argentino mette insieme 32 presenze e, nonostante il suo contratto preveda un’opzione per la stagione successiva al raggiungimento delle 25 presenze, nell’estate del 2012 rescinde con la Roma per tornare in patria. Delusione.

A centrocampo Sabatini mette a segno quello che avrebbe tutti i crismi del grande colpo, prelevando dal Real Madrid, in prestito oneroso di mezzo milione e diritto di riscatto a 7, Fernando Gago. Un calciatore che doveva rappresentare un punto fermo del centrocampo giallorosso, ma che presto si trasforma in una specie di sconsolato ectoplasma vagante sul terreno di gioco. Mai uno squillo, mai una giocata decisiva, nella maggior parte dei casi si limita a naufragare insieme ai suoi compagni di reparto, sopraffatto da avversari che vanno al doppio della sua velocità. Non che ci voglia molto. Lascia la Roma dopo una stagione anonima, con 32 presenze e 1 gol. Anche lui, da flop inatteso. 

In attacco, infine, arriva dal Barcellona Bojan Krkic, esterno etichettato fin da giovanissimo come erede di Leo Messi. Pagato 12 milioni nell’ambito di un complicato accordo che prevede diritti di riscatto e controriscatto per entrambe le parti, quello che sbarca a Roma è in realtà un calciatore molle, fumoso, discontinuo, sicuramente condizionato dall’etichetta che il mondo del calcio gli ha cucito addosso. In giallorosso non riesce mai a dimostrare fino in fondo le sue qualità, ammesso che ne abbia, mettendo a segno appena 7 gol in 37 presenze. L’anno successivo se lo godrà il Milan. Probabilmente uno dei più grandi flop visti a Roma. 

La Roma versione 2011/2012 è una squadra costruita male e affidata a un allenatore forse troppo avanti per il calcio italiano dell’epoca, ma forse anche poco adatto alla piazza giallorossa. Un ambiente che Luis Enrique non solo non riesce a conquistare, ma che soffre terribilmente, come testimoniano il volto segnato e i capelli bianchi esibiti nella conferenza stampa con cui comunica le sue dimissioni, lasciando i soldi sul tavolo. Roma non è Barcellona: qui abbiamo il palato fine, ce ne intendiamo. Lo dimostrano alcuni striscioni, apparsi allo stadio a fine stagione, che recitano “Datece Zeman“. Accontentati.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *