flop roma

USA e getta: i flop della Roma americana – 2012/2013

Prosegue il viaggio nella storia del calciomercato della Roma a stelle e strisce, questa volta alla scoperta dei peggiori flop messi a segno da Walter Sabatini per la stagione 2012/2013. Si parte dall’allenatore: Zdenek Zeman, il Maestro boemo reduce da una grande stagione sulla panchina del Pescara, in Serie B, e tanto invocato dai romanisti al grido di “almeno se divertimo” e “4-3-3 sbrocco pe’ te”. Un entusiasmo durato ben poco, tranne per i fedeli zemaniani che ancora ricordano con astio l’ennesimo flop del boemo, esonerato a fine febbraio e sostituito da Aurelio Andreazzoli. Che, dal canto suo, ci mette la buona volontà, ma deve fare i conti con i limiti suoi e dei calciatori che ha a disposizione, tra cui spiccano alcuni dei peggiori bidoni mai passati da Roma.

Quello che probabilmente sarà ricordato per sempre come il peggior flop della Roma americana indossa i guantoni, ma per Zeman, che lo richiede espressamente, è un dettaglio. Ciò che interessa al boemo dell’ex portiere del Danubio è solamente la dubbia, invero, abilità nel giocare con i piedi. Arriva così in giallorosso Mauro Goicoechea, che, approfittando della rottura tra la società e Stekelenburg, a novembre si prende il posto di titolare. Colleziona 16 presenze e ben 24 gol incassati, ma soprattutto una serie di svarioni dettati da una letale combinazione di mediocrità e insicurezza. Il più clamoroso arriva nella sconfitta contro il Cagliari che costa il posto a Zeman. Uno degli errori più inspiegabili mai visti su un campo da calcio. Un incubo che, a distanza di tanti anni, ancora perseguita i romanisti. Per fortuna non fa altrettanto l’urugagio, che con Andreazzoli torna ad accomodarsi in panchina e al termine della stagione non viene riscattato.

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Sulle fasce agiscono due terzini offensivi di cui, per motivi diversi, non si ricorda né una discesa palla al piede né, tantomeno, una diagonale degna di questo nome. Il primo è il paraguaiano Ivan Piris, prelevato in prestito dal Deportivo Maldonado dopo una buona stagione con la maglia del San Paolo, in Brasile. Un calciatore anonimo nelle giornate buone e disastroso in quelle storte, ma che, per mancanza di alternative, mette insieme 32 presenze (e 0 gol). Prima, ovviamente, di essere rispedito al mittente.

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Il secondo è invece il brasiliano Dodò, uno dei tanti oggetti misteriosi sabatiniani spacciati per campioni in erba. Anche se, in fondo, il ventenne ex-Corinthians qualche qualità sembrerebbe averla, è frenato da un’infinità di infortuni che gli impediscono di mettersi davvero in luce. Resta a Roma due stagioni, collezionando 35 presenze e 0 reti, prima che Sabatini, non si sa come, lo rifili all’Inter per la bellezza di 9 milioni, trasformando un flop in un capolavoro.

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A centrocampo, in quella che sembra in tutto e per tutto un’operazione simpatia a uso e consumo del pubblico statunitense, arriva Michael Bradley, preso dal Chievo per 4 milioni. Da onesto mestierante qual è, Bradley ha la straordinaria capacità di non fare mai nulla veramente degno di nota. È lì, lo sai che c’è, ma spesso non te ne accorgi. Corre tanto, dà tutto, ma niente da fare. Tecnicamente non sarebbe neanche un bidone, ma rientra nel novero dei flop per l’inadeguatezza ai livelli che la Roma americana dichiara di voler raggiungere. In breve, un colpo evitabile. Resta a Trigoria una stagione e mezzo, collezionando 46 presenze e 2 gol, prima di proseguire la sua onesta carriera tornando in MLS, a Toronto.

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Accanto a Bradley arriva in prestito dal Genoa un altro calciatore espressamente richiesto da Zeman, che vede in lui il regista ideale per il suo gioco. Panagiotis Tachtisidis si presenta in giallorosso segnando il gol più bello del precampionato, calciando da centrocampo in un Roma-Liverpool giocato al Fenway Park di Boston. Resta il suo miglior momento in giallorosso. Esasperatamente lento, viene investito dal suo mentore di un ruolo al di là delle sue possibilità, e rientra suo malgrado nell’incomprensibile guerra personale che il boemo conduce contro Daniele De Rossi. Come tanti altri calciatori passati da queste parti negli ultimi anni, è semplicemente inadeguato. Colleziona 23 presenze e 1 gol, prima di essere messo da parte dopo l’esonero di Zeman e non riscattato alla fine della stagione. Insieme a Goicoechea, è il flop simbolo della seconda Roma del boemo.

Per la serie “ragazzini pescati qua e là da Sabatini”, ecco arrivare, dopo un contenzioso infinito tra procuratori, società e Federazione Uruguaiana, Nicolas, detto Nico, Lopez. Descritto dagli addetti ai lavori come un fenomeno assoluto, “el conejo” arriva a gennaio del 2012 per essere aggregato alla Primavera, dove sembra confermare la sua fama segnando a ripetizione. Il debutto in prima squadra, tuttavia, arriva proprio sotto la gestione Zeman, che lo inserisce al posto di Totti alla prima di campionato contro il Catania. Nico lo ripaga subito, mettendo a segno il gol (e che gol) del pareggio nei minuti di recupero. I romanisti si sfregano le mani, convinti che Sabatini abbia pescato il jolly. Ovviamente si sbagliano. Quello contro il Catania resta l’unico squillo in giallorosso di Lopez, che da lì in poi si perde come tanti altri sbarcati in Europa troppo presto. Colleziona la miseria di 7 presenze prima di essere scaricato all’Udinese nell’affare Benatia.

Last but non least, in attacco arriva l’oggetto del desiderio di mezza Serie A, strappato da Sabatini alle altre big sborsando l’enormità (per l’epoca) di 16 milioni. Messosi in mostra con la maglia del Siena, con cui segna ben 12 gol nella stagione precedente, Mattia Destro sbarca a Roma avvolto dall’aura di prossimo centravanti della Nazionale. Se vi viene da ridere, andate a rileggere le cronache di quegli anni. Il Destro giallorosso è però un giocatore discontinuo, spesso indolente e ancora più spesso infortunato, nonché poco aiutato da un carattere “particolare”. Difficile dire quale tra questi fattori abbia contribuito maggiormente alla sua parabola discendente di eterno incompiuto. In realtà, nelle due stagioni e mezzo che passa a Roma non fa neanche così flop (68 presenze e 29 gol complessivi), ma non riesce mai a trovare la dimensione di grande centravanti cui sembrava destinato.

La disgraziata stagione della Roma si conclude con un grigio sesto posto in campionato, ma soprattuto con la vergogna della finale di Coppa Italia. Una ferita che a distanza di anni non è ancora chiusa, e probabilmente non lo sarà finché il favore non sarà ricambiato. Un colpo durissimo, ma da cui la società sembra volersi riprendere immediatamente. Ci riuscirà solo in parte, ma questo è un altro capitolo.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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