USA e getta: i flop della Roma americana – Era Garcia

Continua la nostra epopea alla riscoperta dei peggiori colpi di mercato messi a segno dalla Roma sotto la gestione americana. Questa volta, eccezionalmente, invece di una singola stagione prendiamo in considerazione tutta l’“era Garcia”. Il francese, d’altronde, è tuttora il tecnico rimasto più a lungo sulla panchina giallorossa negli ultimi nove anni. Arrivato nell’estate del 2013 con il compito di risollevare la Roma dalla delusione del 26 maggio, Rudi Garcia è stato l’allenatore delle dieci vittorie consecutive, del record di punti in una stagione (85) e del ritorno in Champions League, prima di perdere il timone della nave e schiantarsi contro lo scoglio dell’esonero. Sotto la sua guida di calciatori ne sono passati tanti. Tra questi, inevitabilmente, più di qualcuno rientra a pieno titolo tra i flop della Roma di James Pallotta.

Nell’estate del 2013, oltre a Gervinho, in attacco arriva anche Adem Ljajic. Prelevato dalla Fiorentina per 11 milioni più 4 di bonus, il giovane serbo parte con il piede giusto ma con il passare dei mesi mette in mostra tutti i propri limiti, soprattutto caratteriali. Ljajic sembra il prototipo del giocatore slavo: genio e sregolatezza, capace di colpi incredibili ed errori clamorosi, spesso a pochi minuti di distanza. Il suo rendimento resta altalenante in entrambe le stagioni che passa a Roma, durante le quali esalta e fa disperare i tifosi a giorni alterni. Per qualcuno potrebbe anche non essere un vero e proprio flop, ma non c’è dubbio che a Roma abbia reso molto al di sotto delle aspettative. D’altronde lo dimostrano i numeri: in 73 presenze, il serbo raccoglie 15 gol. Poco anche per uno che bomber non è mai stato.

flop roma

Facciamo un salto all’estate successiva, che vede un Sabatini letteralmente scatenato. Una dei progetti del ds è risolvere una volta per tutte l’annosa questione terzini. Così, insieme al greco Holebas, a sinistra arriva anche Ashley Cole. Un calciatore dal passato glorioso con le maglie di Arsenal e Chelsea, ma che arriva a Roma da svincolato, a 33 anni. Un colpo alla Maicon: non si guarda all’età, ma allo spessore del curriculum. Peccato che basti qualche partita a rendere palese che Cole sia ormai un ex giocatore. Le prestazioni deludenti lo relegano presto ai margini della rosa, fino a esserne escluso nel corso della stagione successiva. Per sua stessa ammissione, il bello della sua permanenza nella Capitale è che possa bere e fumare senza problemi. Qualcuno, evidentemente, non deve aver apprezzato. Nessuno, in ogni caso, sente la sua mancanza in campo. Così, dopo una stagione e mezzo di soli bassi, a gennaio del 2016 rescinde il contratto, ponendo fine alle sue vacanze romane da flop assoluto, con 16 presenze e 0 gol.

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A destra, invece, Sabatini prende Urby Emanuelson. Oddio, prende…fosse per lui eviterebbe anche volentieri, ma Mino Raiola vuole la mancia per l’affare Manolas e pare brutto non accontentarlo. L’esterno ex-Ajax non fa neanche in tempo a entrare a Trigoria che Rudi Garcia lo esclude dalla lista Champions. I bei tempi delle sgroppate sui campi olandesi sono finiti, corsa e qualità sono ricordi lontani. In giallorosso raccoglie solamente 2 presenze, rivelandosi, più che un flop, una sorta di effetto collaterale di quel mercato della Roma. Ma finisce ugualmente nel calderone per il nome sulla maglia e la fama che l’accompagnava.

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Per rinforzare il centrocampo, Sabatini pesca un altro presunto baby fenomeno, stavolta in Turchia. A Trigoria arriva così Salih Ucan, preso dal Fenerbahce in prestito biennale di 4,75 milioni con diritto di riscatto fissato a 11. Difficile dire se al suo flop abbiano contribuito di più gli infortuni o le difficoltà di ambientamento a Roma, fatto sta che il sosia di Ninetto Davoli non riesce mai a mostrare le qualità fatte vedere in patria. Il suo unico squillo stagionale è l’assist a De Rossi per il gol vittoria nella trasferta di Cesena. L’anno successivo, se possibile, trova ancora meno spazio. E quel poco che trova, come nella sfida di Coppa Italia contro lo Spezia, lo sfrutta come peggio non potrebbe. Gli 11 milioni di riscatto sono decisamente troppi per quel calciatore. Così, allo scadere del prestito, il turco riprende la via della Turchia dopo appena 10 presenze (e 0 gol) in giallorosso.

Per il mercato di gennaio, il colpo a sorpresa di Sabatini è il centravanti ivoriano Seydou Doumbia, acquisato dal CSKA Mosca per 16 milioni. Primo problema: in quel momento, Doumbia è impegnato in Coppa d’Africa (insieme a Gervinho). Secondo problema: la vittoria della Costa d’Avorio, ma soprattutto i festeggiamenti, lo riducono a uno zombie. Il Doumbia che sbarca a Roma è irriconoscibile e, in un momento tutt’altro che felice per la Roma, paga un po’ per tutti, anche se non ha (ancora) grandi colpe. All’esordio da titolare all’Olimpico, uno scialbo 0-0 contro il Parma, esce tra i fischi del pubblico dopo una prestazione imbarazzante. Non va meglio nelle altre 13 presenze, anche perché segna solo 2 gol. Una sua permanenza è praticamente improponibile e così l’ivoriano inizia un vero e proprio tour dell’Europa, con la Roma che per tre anni non sa più a chi sbolognarlo.

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Ma la stagione 2014/2015 è segnata soprattutto dall’acquisto di uno dei più grandi abbagli della storia del calcio italiano: Juan Manuel Iturbe. E dire che il suo sbarco a Roma è più che memorabile. In una calda notte di luglio, infatti, Sabatini lo strappa con un blitz alla concorrenza della Juventus. Provocando, si disse all’epoca, le dimissioni di Antonio Conte, infuriato con la società bianconera per essersi fatta sfuggire il ragazzo. Pagato circa 27 milioni di euro, Iturbe sbarca a Roma da secondo acquisto più costoso della storia del club. L’entusiasmo è alle stelle e lui parte alla grande. Segna all’esordio in Champions e allo Juventus Stadium in quel maledetto 5 ottobre, poi si infortuna. Sembra una sciocchezza, ma è proprio da lì che inizia la sua involuzione. Schiacciato dalla pressione, perde continuità e serenità. Imbocca una spirale di negatività che lo trasforma in un calciatore totalmente inutile alla causa. Le speranze di un riscatto nella stagione successiva naufragano immediatamente, tanto che a gennaio, per disperazione, va in prestito al Bournemouth. Niente da fare. A giugno torna a Roma, dove Spalletti prova a recuperarlo, ma l’Iturbe di Verona non esiste più. Neanche un nuovo prestito al Torino gli giova. Alla fine, dopo 64 presenze e 5 gol in giallorosso, lascia Roma per l’ultima volta, destinazione Messico. Se si dovesse scegliere un flop simbolo della Roma americana, Iturbe sarebbe forse il candidato più autorevole.

L’avventura di Rudi Garcia sulla panchina della Roma termina a gennaio del 2016. Gli subentra Luciano Spalletti, che torna nella Capitale sei anni dopo le dimissioni. Ma della sua seconda esperienza in giallorosso e dei flop passati per le sue amorevoli cure parleremo nel prossimo capitolo.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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