Chi sono i giocatori più valorizzati dal cambio di modulo?

Spesso si vede il gioco del calcio in modo troppo semplicistico. Si immaginano i moduli come dei copioni che regolano la partita senza che nulla di imprevedibile possa accadere. Si pensa per compartimenti stagni che ognuno segua in modo meccanico le indicazioni del proprio allenatore, rispettando ogni passaggio come se si stesse leggendo un manuale. È facile dimenticarsi della natura aeriforme e camaleontica del calcio, che per definizione è uno sport che non segue regole precise.

Per questo motivo è sano reagire con sorpresa al cambiamento repentino della Roma di Fonseca. Da una settimana all’altra, senza quasi nessun tipo di preavviso, è cambiato tutto. Dal modo di gioco alla mentalità passando per l’approccio psicofisico ai match. Dopo le due sconfitte ignobili contro Milan e Udinese il tecnico portoghese ha scelto di cambiare modulo e in poco meno di 3 settimane ci si ritrova a parlare di una squadra che viene da 5 risultati utili consecutivi. Impensabile una Roma con una difesa a 3 fino a un mese fa. Impensabile una Roma che giochi in modo diverso da questo oggi. Le cose cambiano, bisogna solo avere l’intelligenza per saperlo fare bene. E Fonseca ha dimostrato di possedere un intelletto sopra la media.

“NON CAMBIERÒ MOLTO”

Al netto della sconfitta per 1-2 in casa del Napoli, la Roma aveva dimostrato qualche segnale di ripresa. Dalla difesa più compatta ai laterali di centrocampo più propensi ad offendere senza dimenticare il coinvolgimento dei trequartisti. Ciononostante era arrivata la terza sconfitta di fila, che però non ha scalfito il pensiero di Fonseca, che a fine partita ha affermato che “il passaggio alla difesa a tre non rende la squadra più difensiva, ma più sicura difensivamente. Dopo questa partita non sarà mia intenzione cambiare ancora, bisogna ripartire da qui.” Tutte parole che hanno trovato un’eco nei fatti. La Roma non sta giocando in modo più difensivo, ma traballa di meno. Di cambiamenti dalla trasferta partenopea non ne sono arrivati poi molti, a parte l’inevitabile turnover per mettere minuti nelle gambe a tutti. E soprattutto l’atteggiamento della squadra non solo non è scemato, al contrario ha subito un’impennata verso l’alto dopo un periodo di apatia.

La scelta del tecnico portoghese di cambiare così tanto a 10 partite dalla fine del campionato all’apparenza è sembrata azzardata, ma in realtà si è sposata perfettamente con le qualità dei giocatori. L’intelligenza di Fonseca è stata quella di capire che l’ormai “vecchio” sistema di gioco non risaltava più le qualità del gruppo e così si è adattato. Ha trovato una nuova pelle che potesse avvolgere tutta la squadra, l’ha messa in pratica e ora si gode i primi risultati soddisfacenti. La strada non è che all’inizio, ma la rotta intrapresa sembra quella giusta.

E in questa ondata di cambiamenti, alcuni giocatori più di altri stanno dimostrando di trovarsi a loro agio con le nuove dinamiche. Interpreti che hanno già capito come leggere il nuovo spartito.

LA TRIADE

In primis risaltano agli occhi i tre titolari dietro. Mancini, Smalling e Ibañez. L’inglese non è certo una sorpresa date le prestazioni mostrate precedentemente, ma per gli altri due giovani difensori tutto va analizzato in modo diverso.

Gianluca Mancini, con 24 anni sulla carta d’identità e alla prima stagione in giallorosso, sta dimostrando una sicurezza da veterano difficile da trovare in altri giocatori. Non ha paura di nulla ed interpreta il ruolo alla perfezione. In passato in una difesa a 3 ci ha già giocato con l’Atalanta e si vede. Tutte le sue qualità vengono amplificate da questa nuova tattica scelta da Fonseca: l’aggressione, l’anticipo, la ricerca del contatto fisico e la pericolosità sotto porta avversaria. Il toscano deve certamente prendere le misure giuste per diventare un pilastro – ancora qualche uscita a vuoto è riscontrabile – ma con questi compiti che gli sono assegnati viene esaltato. Bravo ad accorciare in avanti sul giocatore spalle alla porta a cui non concede quasi mai la possibilità di girarsi. Motivo per cui spesso risulta falloso, ma ciò è figlio probabilmente di un’indicazione precisa, che è quella che da lì l’avversario non deve passare, anche a costo di un fischio dell’arbitro. Mancini ricopre già un ruolo fondamentale per gli equilibri romanisti.

Poi c’è Ibañez, che definire rivelazione è quasi claustrofobico per lui. In 5 partite è riuscito ad imporsi come giocatore solido, affidabile e dalle potenzialità sconfinate. Ha 21 anni e non aveva neanche una partita intera alle spalle prima che a gennaio venisse acquistato, anche lui come Mancini dall’Atalanta. Qualche mese nell’anonimato e poi 4 partite di fila da titolare prima del risentimento muscolare che lo ha messo fuori dai giochi contro la Spal. Elegante, pulito nei contrasti – ma non per questo morbido – gioca a testa alta, ama portare il pallone ed è dotato di un piede raffinato. Un esemplare perfetto di difensore da difesa a 3. I 186 centimetri garantiscono anche una fisicità rassicurante. È solo all’inizio, ma ad avercene di inizi così.

LATERALI

Di fondamentale importanza poi si stanno rivelando i laterali del centrocampo a 4. Spinazzola e Bruno Peres sono inevitabilmente i due nomi forti che hanno innestato una marcia superiore agli altri. Con i 3 difensori dietro che garantiscono una maggiore copertura, i due esterni sono liberi di offendere e di prendersi più libertà in avanti, pensando meno alla fase difensiva. Non per questo il loro contributo è secondario in fase di non possesso – ci sono ad esempio delle diagonali di Spinazzola e qualche chiusura di Peres da sottolineare – ma il loro compito primario è quello di minacciare gli avversari.

In questo modo vengono messe in mostra le peculiarità che rendono i due giocatori molto preziosi. L’italiano è sicuramente più ordinato e diligente tatticamente del compagno rispetto al compagno con la 33, ma entrambi stanno portando la Roma a creare di più. Si sono moltiplicate le occasioni da rete dei giallorossi grazie alla loro presenza in alto e non è un caso se nelle ultime due partite contro Inter e Spal, 3 gol sono arrivati proprio da loro: uno da Spinazzola contro i neroazzurri, due da Peres contro la squadra di Ferrara.
Per questo la Roma ha ricominciato a segnare con frequenza da quando il modulo è variato. Nelle ultime 5 partite sono arrivati ben 15 gol, con una media di 3 a partita. Una netta crescita rispetto al passato. E se ciò è diventato possibile, è anche grazie alla lunghe corse con i tempi giusti di Spinazzola e Bruno Peres.

La heat map della partita di Peres con la Spal: molto massiccia la sua presenza in zona d’attacco, sia a sinistra che a destra. Un spina costante per la difesa avversaria.

Curiosità: entrambi i gol di Peres contro la Spal sono arrivati dopo palloni messi in mezzo da Zappacosta, subentrato a Spinazzola a fine primo tempo. Un caso? La risposta è negativa.

IL PACCHETTO DI TREQUARTISTI

Con i due trequartisti alle spalle di Dzeko, per farla breve, ci guadagnano tutti tranne Under e Kluivert, le uniche due ali pure che hanno bisogno delle linee laterali per mostrare le proprie qualità. Non a caso vedono il campo solo con il binocolo ormai da settimane. 

Mkhitaryan era già devastante con il precedente modulo, ma così è molto più dentro al gioco. Lega la manovra, recupera palloni e li scambia in velocità con Dzeko e con l’altro trequartista, tira senza paura, porta mentalità e si sacrifica. È tutto ciò di cui la Roma ha bisogno. Quando si accende la spia della squadra in difficoltà, l’armeno attiva la funzione “leader” e prende tutti per mano.

Anche tutti gli altri potenzialmente possono giovare da questo cambiamento. Pellegrini può trovare più vicinanza alla porta e di conseguenza più concretezza, anche se ancora non è avvenuto. Il numero 7 sembra essersi fermato nel processo di crescita, ma con maggiore libertà di muoversi ed esprimersi sulla trequarti può ricominciare a macinare.

Lo stesso Carles Perez, all’apparenza più esterno d’attacco, con la Spal ha mostrato qualità importanti. Dopo una mezz’ora poco incisiva ha riconquistato un pallone con determinazione e l’ha poi scagliato alle spalle di Letica. A fine match ha affermato che “mi piace questo ruolo, mi sta dando sempre più soddisfazione. Mi dà più libertà, posso giocare a piede invertito, il che mi piace molto e mi dà la possibilità di fare assist.” E gol, aggiungiamo noi. Il primo in Serie A è arrivato mercoledì. Ma quel mancino promette di replicare presto.

Dulcis in fundo, Zaniolo. Inutile commentare il polverone che si è alzato negli ultimi giorni, la verità alla fine si manifesta sempre, e nell’ultima partita ha preso la forma di un gol da fantascienza. Potenza, precisione, classe, cattiveria, agonismo. C’è tutto in quel gol. E in lui c’è tutto per interpretare al meglio il ruolo di trequartista dietro alla prima punta. 

Postilla finale per Veretout, che non gioca sulla trequarti ma nei due di centrocampo dietro e che sta sfornando prestazioni di livello con costanza. Quando gioca con Diawara al fianco ha più intraprendenza in avanti, perché è più sicuro di staccarsi grazie allo scudo eretto dal compagno guineano. E così oltre a correre e a recuperare palloni, sta diventando fondamentale nel primo pressing e nella fase di transizione offensiva. Un giocatore così, si fa desiderare da ogni allenatore. 

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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