Cor core acceso

In quanti al fischio finale di Maresca nella partita di domenica contro il Sassuolo ci siamo alzati dal divano con quel mix di rabbia e delusione dentro di noi? Quella sensazione che noi romanisti conosciamo bene ma che ogni volta ci fa capire quanto siamo legati a questa maglia, a questa squadra.  Sicuramente la sua parte se l’è presa il direttore di gara (e i suoi assistenti Var) con alcune scelte discutibili, ma nel pareggio contro il tanto acclamato Sassuolo di De Zerbi c’è stato molto di più. Sì perché anche se nessuno si aspettava una passeggiata, specialmente contro la vera e propria rivelazione di questo inizio di stagione, l’espulsione di Pedro e la prova non brillantissima della squadra fino a quel momento lasciavano pensare a tutto tranne che a quello che poi si è realmente verificato in campo.

Ci si aspettava un Sassuolo che sfruttando la superiorità numerica avrebbe preso in mano completamente il pallino del gioco per poi tentare di andare a vincere la partita, facendo leva anche sull’ottimo gioco di squadra e sull’individualità dei suoi giocatori offensivi che ne stanno determinando un andamento così positivo. Ma come sappiamo nel calcio non c’è mai nulla di scontato, specialmente quando si tratta di metterci il cuore.

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Già più volte da inizio campionato si era parlato di una Roma più matura, con più identità e carattere rispetto ad esempio alla passata stagione, ma la batosta di Napoli rischiava di aver messo a dura prova tutto quello che di buono la squadra stava facendo. La reazione che serviva si era intravista già giovedì scorso contro lo Young Boys ma la partita contro il Sassuolo doveva darne un’ulteriore conferma. Conferma che c’è stata.

Eppure la Roma dopo essersi vista privare di uno dei suoi leader più importanti come Pedro, e senza altre due pedine fondamentali come Smalling e Veretout non si è nascosta, basti pensare che solo tre minuti dopo l’espulsione dello spagnolo Mkhitaryan aveva portato in vantaggio i giallorossi, gol poi successivamente annullato dal Var per un fallo di Dzeko su Locatelli prima del tiro vincente dell’armeno.

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E nel secondo tempo il copione non è cambiato, la Roma è rimasta unita, ha creato occasioni, colpito un palo e ingiustamente non gli è stato concesso un tiro dagli undici metri a pochi minuti dal termine del match. Lo stesso De Zerbi ha ammesso che “la Roma avrebbe meritato la vittoria” ma alla fine è arrivato un solo punto, in una giornata in cui tutte le rivali ( Milan, Inter, Napoli, Juventus e Lazio) ne hanno presi tre.

Tornando alla partita,  quello che si è visto, specialmente nella seconda frazione di gara, non può che aver lasciato soddisfatto Fonseca: è arrivata una grande prova di maturità non solo dalle solite garanzie dello scacchiere del portoghese, ma anche da giocatori dai quali forse non ci si aspettava un rendimento di questo livello.

Partendo dalla certezza Leonardo Spinazzola, giocatore che non smette più di stupire e che, anche contro i neroverdi, ha dominato la fascia e corso avanti e indietro sulla stessa fino all’ultimo minuto; Dzeko e Mkhitaryan si sono dovuti dividere l’attacco fornendo una buona prova sotto il profilo difensivo e di sacrificio, meno per quanto riguarda la brillantezza e la lucidità sotto porta. Se qualcuno poi pensava che Mirante potesse essere a rischio dopo la non memorabile prova di Napoli, si sbagliava: la solita sicurezza e la bravura nell’unica occasione di Djuricic hanno permesso al portiere classe ’83 di assicurarsi un altro clean sheet.

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E poi ci sono quelle che ormai non consideriamo neanche più sorprese,  quei giocatori che oramai stanno offrendo garanzia a Fonseca ogni qualvolta vengono impiegati. Si tratta in primis di Villar, il giovane talentino spagnolo che aveva il duro compito di sostituire Veretout e che, seppur con qualche piccola sbavatura, ha giocato con personalità e grande tecnica, dando l’impressione di trovarsi sempre più a suo agio nel ruolo di mezzala nel 3-4-2-1.

Bene anche Karsdorp e Cristante, due giocatori spesso criticati ma che non hanno fatto mancare spirito di sacrificio e una notevole attenzione difensiva, ricordiamo che il primo sembrava destinato a lasciare la capitale in estate mentre il secondo si trova costretto a ricoprire un ruolo molto diverso dal suo naturale. Il fatto che si possa contare su un organico affidabile in ogni ruolo sarà un’ulteriore arma a vantaggio della Roma nel momento in cui recupereranno tutti i titolari e arriveranno impegni molto ravvicinati tra loro.

La prova con il Sassuolo dunque, oltre a lasciare l’amaro in bocca per due punti persi, ci ha dato la consapevolezza che questa squadra anche nelle difficoltà non molla mai e non si tira indietro… da Romanista non posso che stare al fianco di questi ragazzi. E così dovremmo esserlo tutti. Forza Roma.

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Studente e grande tifoso della Roma. Ho iniziato a seguire bene tutte le partite dal 2009, l'ultimo trofeo della Roma risale al 2008. Sono anche uno di quelli che ha esultato su Facebook per l'arrivo di Iturbe e Schick sbeffeggiando gli juventini. L'unica volta che sono stato a Trigoria ho scoperto che i giocatori erano in vacanza. E per finire mi è passato Nainggolan dietro ma non l'ho visto perchè stavo in fila per farmi la foto con Monchi. Alla vita dico: "Cosa t'ho fatto de male?".

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