Da Bergamo a Firenze passando per Barcellona. L’illusione di una Roma finalmente grande.

Qualche settimana fa, a seguito di un 3-1 rifilato al Sassuolo, chiesi agli utenti romanisti di Twitter se, nel corso della gestione Di Francesco, ricordassero un numero congruo di partite esaltanti da parte della Roma, esclusa ovviamente quella di Barcellona.

Le risposte non mancarono. Dai due match di Champions contro il Chelsea, ad alcuni derby fino al 4-2 al San Paolo, i tifosi in generale indicarono un totale di 6-7 partite. Tutt’altro che un numero elevato, anzi. L’aspetto curioso era anche il fatto che nella stagione in corso l’unica da ricordare fosse il solo 3-1 contro la Lazio.

Lo splendido gol di Dzeko contro il Chelsea. Una delle partite più belle della Roma dello scorso anno.

Mi sono allora divertito a fare un passo indietro. Ho provato a capire se la risposta fosse influenzata da un momentaneo sentimento negativo nei confronti della squadra, oppure dal fatto che fossero state escluse partite dove il divario con squadra avversaria era evidentemente ampio. Ho ripercorso la storia dello scorso campionato della Roma per provare a darmi qualche risposta.

Rivisitando la stagione scorsa la mia analisi si è ampliata fino ad arrivare al nodo più fitto. Cosa è successo alla Roma? La trasferta vittoriosa di Bergamo per 1-0, grazie alla punizione di Kolarov, prima ufficiale di Di Francesco in panchina, è il naturale punto di partenza.

L’inizio della stagione 2017-2018, va detto, è di quelli ben auguranti, nonostante la sconfitta nel primo match in casa contro l’Inter alla seconda di campionato. Il gol di Dzeko ad inizio match, infatti, non è sufficiente per guadagnarsi i 3 punti. Icardi e compagni ribaltano la partita nella secondo tempo ed il 3-1 finale per gli ospiti è di quelli pesanti perché frutto di sfortuna e di una decisione arbitrale molto discutibile.

Contro i Nerazzurri un semplice passo falso perché la Roma a partire dal match contro il Verona (3-0) mette a segno un filotto di vittorie da Benevento (0-4), ad Udine (3-1), fino al sofferto 0-2 di Milano contro i rossoneri dell’ex Montella.

Tante le note positive, dalla vena realizzativa di Dzeko alle incredibili parate di Alisson. La partenza di Salah al Liverpool non intacca la capacità di andare in gol dei giallorossi, anche se Under e Defrel faticano ad entrare definitivamente nel gioco di Di Francesco.

Il tanto atteso Defrel, pupillo di Di Francesco ora alla Sampdoria.

La seconda sconfitta, ancora una volta all’Olimpico, arriva contro il Napoli. Il divario è evidente nei confronti della squadra di Sarri prima in classifica e con un vantaggio di 5 punti sulla Juventus. Si tratta però solo di un passaggio a vuoto perché la corsa della Roma riparte a Torino grazie a Kolarov che regala i 3 punti.

Crotone (1-0), Bologna (1-0), la trasferta di Firenze (2-4) ed il derby (2-1) rappresentano il filotto che anticipa la trasferta di Genova. In vantaggio per 1-0, la Roma butta letteralmente la partita con la manata di De Rossi a Lapadula. Espulsione, rigore trasformato e due punti gettati alle ortiche.

Sembra un semplice passo falso che i giallorossi superano con il 3-1 nella giornata successiva contro la SPAL e soprattutto con la vittoria, seppur difficoltosa e di misura, contro il modesto Qarabag in Champions. La realtà racconta invece tutt’altro. Si apre infatti, con il pareggio di Verona contro il Chievo, il periodo buio della stagione della Roma.

Prima di arrivarci un giusto tributo alla squadra “Europea”. Data per spacciata, visto il sorteggio con Atletico Madrid e Chelsea, la Roma è invece protagonista di un torneo esemplare. Gli uomini di Di Francesco toccano il top con i due match contro gli inglesi di Conte nella seconda metà di ottobre dove sfoderano prestazioni da Big.

I festeggiamenti dei giocatori dopo il gol di Perotti contro il Qarabag.

Messa in letargo la Champions League fino a Febbraio, la Roma può dedicarsi alle due restanti competizioni nazionali, con lo spirito di chi sente che la crescita è inarrestabile. A spegnere gli entusiasmi arriva però, come detto, il periodo più difficile della scorsa stagione. Prima della sosta una sola vittoria, raggiunta al minuto 94, contro il Cagliari. A seguire l’ennesima sconfitta allo Juventus Stadium contro i futuri campioni d’Italia, il pessimo pareggio casalingo contro il Sassuolo ma soprattutto la sconfitta in coppa Italia contro il Torino.

La partita è il classico match da mal di testa, Di Francesco decide di schierare molte riserve, da Skorupski a Moreno fino a Gerson e Schick, il risultato è una sfida dove la Roma fa di tutto per sbagliare le occasioni che le vengono concesse (rigore di Dzeko incluso) mentre il Torino sfrutta al meglio le amnesie della difesa. Il 2-1 finale estromette la Roma da una coppa che manca ormai dal 2008.

Il ritorno dalla sosta non è dei migliori, bisogna attendere infatti il 04 Febbraio per ritrovare la vittoria. 1-0 al Verona e gol del tanto atteso e criticato Under, il turco voluto fortemente dal DS Monchi che molti davano per partente a Gennaio dopo un girone di andata molto deludente.

Under celebra cosi il gol contro il Benevento. Segnerà alla fine una doppietta.

Quel gol è solo l’inizio di una crescita di Cengiz che si ripete in campionato contro il Benevento (doppietta nel 5-2 finale) e poi contro l’Udinese in quello che viene ricordato come il gol più bello del turco, nonché tra i migliori dell’intera stagione. In Champions Under va a segno anche nella complicata trasferta Ucraina contro lo Shakhtar Donetsk, un gol il suo che apre le porte ai quarti, raggiunti poi grazie al gol di Dzeko all’Olimpico 20 giorni dopo.

In mezzo la splendida parentesi di Napoli, un 4-2 convincente firmato Under-Dzeko-Perotti, figlio forse anche di una prestazione dei partenopei condizionata dal gol di Dybala al 93′ che regalò 3 punti alla Juventus contro la Lazio qualche ora prima del match. Una vittoria che spegneva in maniera quasi definitiva i sogni di scudetto degli uomini di Sarri.

Lontana da Napoli e Juventus, in campionato la Roma si gioca i due restanti posti che consentono l’accesso alla Champions con Inter e Lazio, il rush finale fino al 20 maggio è tutto sommato positivo. 7 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta garantiscono i punti necessari per agguantare il terzo posto davanti all’Inter.

La storia della Champions la conosciamo perfettamente, la sfida incredibile al Barcellona con la rimonta epica dell’Olimpico e la doppia sfida ricca di gol contro il Liverpool di Salah, che cancella il sogno della finale contro il Real, chiudono una stagione comunque positiva per i giallorossi.

Gli applausi di Capitan De Rossi alla fine del match contro il Liverpool.

Quali furono le considerazioni di fine stagione?

  • Roma magnifica in Europa, nonostante qualche critica per come Di Francesco interpretò la trasferta di Liverpool, molto meno in campionato dove la distanza con la Juventus era aumentata e bisognava fare i conti con la crescita del Napoli.
  • Di Francesco aveva sfruttato al meglio il lavoro fatto dal suo predecessore Spalletti. Questo perché gli innesti estivi, eccezion fatta per il citato Under e Kolarov, non si rivelarono decisivi, soprattutto il tanto desiderato Defrel che il tecnico richiese al DS Monchi, e Schick che sembrò svegliarsi solo nella parte finale della stagione.
  • Fu evidente a tutti il fatto che la rosa della Roma fosse troppo corta per affrontare in modo ottimale 3 competizioni. Per continuare il processo di crescita Monchi doveva risolvere il problema in sede di mercato, con un occhio vigile sul bilancio.
  • La sensazione era che la vittoria contro il Barcellona avesse dato la scossa alla squadra per considerarsi più vicina alle Big d’Europa.

La storia della stagione della Roma di quest’anno la conosciamo perfettamente. Dai molteplici passi falsi in campionato contro squadre di seconda fascia, alla qualificazione in Champions da secondi, nonostante prestazioni non sempre convincenti, fino al 7-1 di Firenze in coppa Italia.

Chiesa autentico protagonista della disfatta della Roma a Firenze.

Fuori da una Coppa Italia che, considerati gli avversari rimasti, potevi giocarti fino in fondo, invischiata in una lotta al quarto posto complicatissima dove la Roma dovrà vedersela non solo con Milan e Lazio, ma anche Atalanta e Sampdoria, l’unica ancora di speranza rimane la Champions League dove un sorteggio fortunato vede i giallorossi contendersi i quarti contro il Porto.

Inevitabili pertanto alcune conclusioni:

  • Se l’aumento del gap nei confronti della Juventus era tutto sommato scontato per molteplici motivi (fatturato in primis), inaspettato è il passo indietro che relega attualmente la Roma ben al di sotto del Napoli e in lotta con Inter, Milan, Lazio e le outsider Atalanta e Sampdoria. La vittoria contro il Barcellona non ha sortito l’effetto sperato.
  • Monchi, nonostante le importanti partenze di Nainggolan e Strootman, in fase calante, e quella di Alisson, voluta dal giocatore, ha inserito in rosa un nutrito gruppo di giocatori per ogni reparto. Logica conseguenza è stata l’ampia scelta di soluzioni per Di Francesco che però non ha fatto altro che provare a cambiare moduli e uomini alla ricerca della soluzione, rinnegando di fatto il suo gioco. Tutto ciò nonostante un precampionato dove l’opportunità di avere a disposizione la quasi totalità della rosa doveva essere sfruttata al meglio.
  • Il colpo Pastore non si è rivelato tale, in compenso Di Francesco si ritrova in rosa elementi di spessore come i giovani Zaniolo, Cristante e Pellegrini, il campione del Mondo Nzonzi e il talento, seppur finora discontinuo, di Kluivert. Potendo riconfermare la difesa titolare, Olsen escluso che, eccetto le ultime prestazioni, si è rivelato portiere affidabile, Di Francesco aveva le carte in regola per portare la Roma più in alto. Ci sarebbe in teoria ancora tempo, ma è sempre meno ed ora i risultati non aiutano.
  • Il gioco della Roma e l’interpretazione delle partite è probabilmente il nodo cruciale. La dimostrazione nel match contro la Fiorentina nel quale Pioli, intelligentemente, non ha fatto nient’altro che rispettare un semplice compitino: attendere e ripartire velocemente. Ed è cosi che la Roma ha buttato al vento partite contro il Chievo, il Bologna, la SPAL ….

Logico a questo punto chiedersi: ha senso continuare con Di Francesco in panchina?

Mister Di Francesco ha ottenuto la fiducia di Monchi anche in caso di sconfitta contro il Milan.

Ai posteri ed alle prossime partite la risposta.

Forza Roma.

 

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