Da Campo Testaccio a Campo Testaccio: Storia degli stadi della Roma

Se arrivava coi mezzi al capolinea de Porta San Giovanni e poi se camminava, quattro kilometri a fette, pioggia o sole, caldo o freddo, nel 1927 non é che ce fossero altri modi pe arrivá ar Motovelodromo Appio, il primo stadio della Roma, quartiere Appio Tuscolano, dietro a dove adesso ce sta la Metro de Colli Albani.
É qui che la Roma gioca la sua prima partita il 25 Settembre 1927 prendendo a schiaffoni il Livorno 2-0 con gol di Ziroli e Fasanelli, due romani ad inizià na tradizione ancora viva.
Ma giá quel giorno i segnali erano chiari de quanto la Roma sarebbe stata una meravigliosa sofferenza per i suoi tifosi, le autobotti che dovevano annaffiá il campo se ruppero e la partita venne iniziata con oltre sessanta minuti de ritardo, finendo quasi al buio, vista l’assenza degli impianti di illuminazione, fatti solo 2 anni piú tardi.
Nel 1929 la Roma deve trasferirsi al Campo Testaccio, ma ad inizio campionato ancora non é pronto, se decide quindi de utilizzà lo Stadio della Rondinella, adoperato all’epoca abitualmente dalla Lazio.
Ora non esiste più, ma sorgeva tra la Curva Nord dell’attuale Flaminio e il Palazzetto dello Sport li vicino.
2 sole partite su quel campo, ma una che rimarrá nella storia, il 9-0 rifilato alla Cremonese.
In quella stagione alla Rondinella si gioca anche il primo derby della storia, vinto ovviamente dalla squadra di Roma 0-1 con gol di Sciabbolone Volk.
Il 3 Novembre Campo Testaccio é pronto ed inizia una delle storie piú belle e travolgenti che il calcio italiano abbia mai visto. 11 anni, 161 partite, 103 vittorie.
La Roma al Testaccio é praticamente imbattibile.
Poteva capità che la Juventus venisse qua a perde 5-0. E capitó, avoja se capitó.
Era uno stadio all’inglese, costruito sul modello di quello dell’Everton ed i prezzi erano abbastanza alti per l’epoca, ma era praticamente sempre tutto esaurito.
Chi non poteva comprà il biglietto se ne andava sul Monte dei Cocci, da dove se vedeva metá campo e metá copertura della tribuna, una delle cose più romantiche del mondo.
Le tribune erano in legno e ad ogni gol della Roma se rischiava er crollo, per questo fu abbandonato nel 1940.
Nel 1942 la Roma di Amadei e Schaffer vince il suo primo campionato e lo fa nello Stadio Nazionale che sorgeva in pratica dove oggi é il Flaminio.
Lo Stadio Nazionale fu il primo che Roma e Lazio di divisero e venne utilizzato fino al 1953, vedendo anche l’unica stagione cadetta dei giallorossi.
Dal 1953 si inizia ad usare lo Stadio Olimpico, teatro di gioie enormi e dolori immensi.
Dalla vittoria di due scudetti alla finale di Champions col Liverpool, da partite indimenticabili a delusioni incredibili, lo stadio Olimpico ha visto e vedrá iniziare e smettere Francesco Totti e Daniele De Rossi, ha visto Dino Viola, Franco Sensi, Nils Liedholm, Agostino Di Bartolomei.
Si sono susseguite generazioni di tifosi, con nonni, padri e figli che si sono avvicendati nel corso degli anni.
Per una sola, unica stagione, quella 1989-90 l’Olimpico rimase chiuso per i lavori in vista di Italia 90 e la Roma di Radice, Voeller e Rizzitelli giocó al Faminio, ottenendo il sesto posto e l’accesso alla Coppa Uefa.
La storia sta per cambiare ancora, lo Stadio della Roma vedrá altre generazioni di tifosi, vedrà altre gioie ed altri dolori, sará il primo stadio veramente della Roma, con tutto quello che ne consegue a livello pratico e di emozioni.
Compirà il sogno di Dino Viola e Franco Sensi, che hanno lottato per riuscire a costruirlo, compirà il sogno di migliaia di tifosi della Roma, che da anni aspettano casa loro.

L’augurio piú grande che se possa fa ad uno stadio a Roma é quello de ritrová l’anima ed il cuore de Campo Testaccio, noi già semo pronti.

In bocca al lupo As Roma, in bocca al lupo romanisti pe sta nuova avventura.

Nato nel Delaware per volere della Mafia di Boston, la sua istruzione é stata finanziata coi fondi neri della Massoneria. Il suo sogno nel cassetto é cambiare il cognome in Baldissoni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.