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ESCLUSIVA FDR – Colantuono: “La Roma deve lottare per vincere”

Questa pomeriggio, nel corso della trasmissione Febbre da Roma, Danilo Conforti e Riccardo Filippo Mancini hanno intervistato Stefano Colantuono, ex allenatore, tra le altre, di Atalanta e Udinese, parlando della ripresa del campionato e, ovviamente, della Roma.

Buongiorno mister Colantuono. Innanzitutto una domanda per rompere il ghiaccio. Come sta, come ha vissuto questa fase particolare?

Come tutti: rispettando le regole, stando a casa. Poi per fortuna la morsa si è allentata e abbiamo ricominciato a vivere. Ora sembra che stiamo tornando alla normalità, quindi speriamo bene.

Lei ha parlato di ritorno alla normalità, qualcosa che anche il calcio si prepara a fare. Qual è il suo pensiero sulla ripresa?

Intanto che è doverosa. Era impensabile cristallizzare tutto come si era prospettato, senza badare ai risultati del campo, che sono la legge suprema. Io sono contento che si riprenda. È chiaro che sarà una cosa anomala, senza precedenti, senza una componente importante come il pubblico, ma vedremo come andrà. Comunque è il male minore: era doveroso riprendere. Il calcio va giocato con la gente, ma in questo caso bisognava fare di necessità virtù.

Dopo un periodo di inattività così lungo, la ripartenza potrebbe riservare qualche sorpresa. Lei si aspetta qualcosa in tal senso, soprattutto nelle prime giornate?

Non è facile fare una previsione, perché se avessimo avuto un precedente avremmo potuto regolarci meglio, ma in questo caso non saprei. È chiaro che alla lunga, sulle 12 partite rimaste, chi ha le armi migliori avrà la meglio. Difficile comunque dare un giudizio sulla ripartenza: i giocatori sono stati fermi molto tempo, più di quanto fanno durante la sosta estiva, in cui comunque si muovono rispettando un programma preciso. In questi mesi, con l’obbligo di stare in casa, non è stato semplice per loro. Di questa situazione possono sicuramente aver giovato le squadre con dei lungodegenti: chi aveva calciatori seriamente infortunati ha potuto recuperarli e reintegrarli in gruppo, come ha fatto la Roma con Zaniolo, ma anche con Pellegrini e Diawara. Questo però vale per il recupero, mentre per quanto riguarda le prestazioni è tutto da scoprire. Magari all’inizio ci sarà qualche sorpresa, ma alla lunga penso che prevarranno i valori.

Nelle prossime settimane si giocherà a ritmi molto serrati e a temperature decisamente elevate. C’è stata polemica su questo, e si è cercato di aiutare le squadre con provvedimenti come le cinque sostituzioni. Secondo lei, da allenatore, sarà complicato riuscire a gestire questi ritmi? Lei userebbe i cinque cambi?

Per quanto riguarda i ritmi, io penso che inizialmente saranno blandi. Ho visto la Bundesliga ed è stato così. È come quando si giocano i primi turni di Coppa Italia a inizio stagione: il motore sarà ancora in fase di rodaggio e quindi i ritmi ne risentiranno. Poi, per fortuna, gli orari sono stati modificati rispetto a quelli proposti inizialmente, quindi si giocherà nel tardo pomeriggio e la sera, il che è più accettabile. Giocare a distanza ravvicinata potrebbe essere un’altra criticità, soprattutto per le squadre che non sono abituate a farlo, anche perché i turni infrasettimanali di campionato sono pochi. E poi, ovviamente, bisognerà anche stare attenti agli infortuni, che possono danneggiare più di qualche squadra. Qualcuno ne ha già avuti nei primi allenamenti, ma era prevedibile: si tratta di ripartire, non di iniziare, quindi vanno forzati un po’ i tempi. Il problema è soprattutto degli allenatori e degli staff, dal momento che questa situazione è completamente nuova.

Veniamo alla Roma: come valuta l’impatto di Paulo Fonseca sul calcio italiano?

Direi bene. Io venni all’Olimpico a vedere Roma-Cagliari, che finì in pareggio, e la Roma non mi era piaciuta molto. Poi devo dire che invece, strada facendo, ha fatto molto bene. Fonseca sta facendo il suo. È un allenatore che si affaccia per la prima volta al nostro campionato, e quindi ha bisogno di tempo per comprenderne tutte le sfaccettature, le peculiarità, dal momento che la Serie A è completamente diversa dagli altri campionati europei, soprattutto per via della pressione mediatica. Comunque devo dire bene, e sono sicuro che l’anno prossimo andrà anche meglio, perché lui avrà conosciuto meglio le dinamiche italiane.

Crede che la Roma meriti l’attuale posizione di classifica?

Essendo rimaste 12 partite, quindi con gran parte del campionato alle spalle, direi che la posizione della Roma sia giusta. Anche perché le squadre che le stanno davanti, al momento, sono oggettivamente superiori, compresa l’Atalanta, che va considerata una grande a tutti gli effetti. Quindi ci sta che la Roma occupi quella posizione.

Parlando dei calciatori della Roma, tolti quelli su cui c’è unanimità di giudizio come Zaniolo, ce n’è qualcuno che l’ha colpita particolarmente?

Petrachi ha lavorato molto sui giovani, e ai giovani va dato il tempo necessario per crescere. Roma non è una piazza qualunque, dove hai tempo di maturare e di proporti: Roma ha bisogno di tutto e subito, bisogna stare davanti. A me piace molto Pellegrini, per esempio, perché, al di là del fatto che incarni la romanità, ha delle qualità notevoli. Mi sento di citarlo perché è un ottimo giocatore e anche l’ultimo romano rimasto in rosa.

Lei da giocatore faceva il difensore. Un suo pensiero sulla coppia Smalling-Mancini?

Smalling è stato veramente una sorpresa per me. È entrato subito con grande personalità, dimostrandosi un gran giocatore e un’ottima scelta sul mercato. Stesso discorso vale per Mancini, che si è disimpegnato bene anche da centrocampista davanti alla difesa, intelligentemente messo lì da Fonseca. Direi molto bene entrambi: una coppia eccellente.

Lei è romano, quindi sicuramente ha il polso della situazione intorno alla Roma. Negli ultimi anni ci sono state molte polemiche per la cosiddetta “deromanizzazione”. Cosa ne pensa?

Questo è un peccato. Dispiace, perché avere dei calciatori romani, cresciuti nel settore giovanile, che quindi possono dare di più giocando per la loro squadra del cuore, è sicuramente un valore aggiunto. Io penso che gente come De Rossi e Totti, anche se per lui il discorso è un po’ diverso, potevano rimanere in società e dare un grosso contributo perché nessuno conosce la Roma come loro. Poi per quanto riguarda il discorso calciatori attualmente in rosa, con la partenza di Florenzi è rimasto solo Pellegrini, ma magari ne arriveranno altri dal settore giovanile, che tira sempre fuori elementi interessanti. Dispiace, ma d’altronde ora non si può fare diversamente. La Roma deve comunque cercare di riproporsi ai livelli degli ultimi anni e stare lassù, a lottare per qualcosa di importante.

Per lei, cosa serve alla Roma per tornare a essere grande?

Probabilmente qualche giocatore, qualche investimento proiettato al presente più che al futuro. In una squadra, la differenza la fanno 2-3 giocatori. Una squadra costruita bene, con quei 2 o 3 pezzi giusti, che fanno veramente la differenza, allora diventa una squadra che può lottare per qualcosa di importante. Ecco, forse mancano proprio questi elementi chiave che permetterebbero di fare il salto di qualità. Una squadra come la Roma attuale, con 2-3 innesti di un certo livello, potrebbe sicuramente lottare per lo scudetto. Poi ci sta il discorso sulle cessioni dei vari Alisson e Salah, ma anche il bilancio è importante e bisogna tenerne conto: se non è in ordine si rischia di fare grossi danni. Alisson e Salah sono stati sacrifici necessari da questo punto di vista.

Al momento, comunque, le prospettive per il futuro non sono proprio rosee: sarà necessario vendere qualche pezzo pregiato, ma il problema non è solo vendere, ma anche comprare.

E’ chiaro che se la Roma ha problemi da questo punto di vista, e deve vendere per cercare di rimettere in ordine i conti, non è che può andare a comprare giocatori dello stesso livello di quelli ceduti. Dovrà orientarsi su giovani o su opportunità di diverso tipo, e Petrachi, che conosco e con cui ho lavorato, è molto bravo in questo. Il problema con i giovani è che poi non sai cosa possono diventare. Salah ne è un esempio: quando è arrivato si sapeva che era forte, ma era difficile immaginare una crescita di quel tipo, quindi sei stato costretto a venderlo. La Roma dovrebbe consolidarsi anche per formare questi giocatori e tenerli, oppure andarli a comprare già formati.

L’ultima domanda riguarda lei, mister: c’è qualcosa che bolle in pentola per la prossima stagione?

Al momento non c’è niente perché siamo tutti sospesi per via dello stop al campionato. Dispiace dirlo, ma noi allenatori viviamo anche di disgrazie altrui. Se una squadra cambia, cambia perché le cose non vanno bene. Ma se le partite non si giocano è evidente che non possiamo muoverci. E comunque non è nel mio stile “tirarla” a dei colleghi. Noi che al momento stiamo fuori dobbiamo aspettare che si riprenda a giocare per tornare a lavorare. Poi c’è anche da dire che in Italia gli allenatori aumentano ogni anno, perché la scuola di Coverciano ne sforna tanti, ma le squadre sono sempre le stesse, quindi qualcuno resta necessariamente fermo.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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