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Esclusiva FdR – Romondini: “Nella Roma non c’è mai stata progettualità”

Oggi, durante la nostra trasmissione condotta da Riccardo Filippo Mancini e Danilo Conforti su Non è la Radio, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’ex calciatore giallorosso Fabrizio Romondini. Ecco le sue parole:

Tu hai esordito in serie A con Carlos Bianchi per poi giocare in tantissime squadre ed oggi nonostante l’età ancora non hai appeso gli scarpini al chiodo..

“No ancora non ho smesso, quest’anno ho giocato nell’Unipomezia. Purtroppo c’è stato il blocco causato da questo virus ma sono ancora in attività.

Il tutto è dovuto alla grande passione che ho che mi permette ancora di avere una voglia matta di campo e di calcio, devo essere sincero nel dire che sono stato davvero molto fortunato perché nella mia carriera non ho mai avuto seri infortuni e questo mi ha permesso di rimanere sempre in forma e di allenarmi senza mai fermarmi.”

Tu nella stagione 2018-2019 hai giocato nel Montespaccato, non so se ti è arrivata la notizia della promozione della società in serie D. La stessa in passato era finita nelle mani di un clan mafioso per poi fortunatamente esser riconsegnata in buone mani.


Una grande storia finita bene, cosa ne pensi e che ricordi hai di quell’esperienza?

“Ho un grande rapporto con il presidente sia a livello calcistico che umano. Quest’anno le nostre strade si sono separate perché io volevo continuare con il calcio giocato.

Mi ha invitato alla festa di sabato che faranno lì ma purtroppo non potrò essere presente. Già mi sono sentito con il presidente che sa che quando si tratta di legalità e beneficenza sono sempre disposto a qualsiasi forma di aiuto.

La cosa importante è che questa società aiuta tantissimo, loro danno la possibilità di formare i ragazzi sia a livello calcistico che professionale.”

Tu sei ancora a contatto con molti ex calciatori, volevamo sapere cosa pensi e cosa pensano i tuoi ex colleghi di ciò che sta accadendo in casa Roma.


Sembra esserci stato uno strappo tra Petrachi e Pallotta e, come sappiamo, la società Roma non sta vivendo un buon periodo. Sta diventando una situazione surreale e piena di problemi..

“E’ davanti agli occhi di tutti che c’è molta confusione, non c’è mai stata programmazione e sono stati eliminati importanti personaggi legati alla società anche dal punto di vista umano che avrebbero potuto fare molto bene.

Credo che in questo momento stia venendo fuori tutta la confusione e la mancata progettualità.

Questo stop poteva far ragionare tutti ma a quanto sembra ancora non c’è questa quadratura ma sembra ci sia ancora più confusione. Questo è un parere mio personale ma che coinvolge anche molti ex calciatori e dirigenti sportivi.”

Hai giocato in una Roma “tosta e gajarda”. Volevamo chiederti se hai un ricordo particolare del tuo esordio o se hai avuto un pensiero specifico nei riguardi di qualcuno quando entrasti in campo.

“Sicuramente ricordo tutto del mio esordio avvenuto alla 13esima panchina, lo aspettavo con ansia. Mi scaldavo tutte le partite poi non entravo mai. Prima di entrare in campo il primo pensiero è andato a mio papà che purtroppo oggi non c’è più.

Mi ha trasmesso questa passione per il calcio e per la Roma. Ricordo che era sempre presente allo stadio e mi portava sempre agli allenamenti.

Come aneddoto posso raccontarvi che Francesco Totti al momento del mio ingresso era appena uscito, mentre mi stavo togliendo il pantalone della tuta mi si incastrò il tacchetto degli scarpini e Francesco guardandomi mi disse: “ao sbrigate prima che ce ripensa”.

Appena sono entrato c’è stato un vortice di emozioni dentro di me incredibile ma una volta entrato in campo tutti mi incitavano e ho cercato di correre il più possibile.

Sono cose che non dimenticherò mai e che porterò sempre dentro di me.”

Oltre a capitan Totti, c’è qualche altro compagno di quella tua avventura che ricordi con particolare piacere?

“Io ero sempre in camera con Del Vecchio, lo ricordo benissimo. Thern ricordo che mi aiutava nell’affrontare i test atletici mentre con Vincént Candela avevo ed ho un rapporto molto bello. Mi faceva tantissimi scherzi, giocavamo sempre a calcio tennis e ci frequentiamo ancora oggi.

Spesso ceniamo assieme ed ogni giovedì, almeno fino a prima dello stop causato dal Covid, giocavamo a calcetto insieme ad altri amici.

Ricordo con molto affetto Gigi Di Biagio che mi dava consigli su come muovermi in campo come ricordo Statuto che ho incontrato successivamente anche a Padova.

Mi chiamava Robin Hood perché il giorno che si avvicinava la gara chi giocava nel mio ruolo, fatalità si infortunava e lui mi diceva sempre questa frase che ricordo perfettamente: ” tu sei come Robin Hood, li fai fuori tutti. Lanci le frecce e se fanno tutti male” (ride n.d.r).

Posso dire però che sono stato fortunatissimo perché ho avuto sempre compagni che mi hanno aiutato tantissimo. C’era moltissimo rispetto, ho avuto esperienze favolose e di questo ne vado orgoglioso.

Tu hai attraversato tutte le categorie: Serie A, b, lega Pro, c1, c2, eccellenza, promozione. Sei uno dei pochi ad essere riuscito in questa impresa..

Sono uno dei pochi ad averlo fatto è vero, calcolate anche che la C1 e la C2 ora non ci sono più. A livello caratteriale e di crescita mi hanno dato tanto, io sono andato in Spagna a 19 anni quindi posso dire di esser cresciuto molto presto caratterialmente. In fin dei conti hai due possibilità: o cresci o vieni schiacciato dagli altri.”

Di tutta la tua carriera avendo tu giocato in tantissime categorie, c’è un ricordo che porti dentro e che non scorderai mai?

“Sicuramene il gol in Venezia-Pisa al 94′ che ci ha fatto approdare ai Play-Off. Giunse a fine partita e nell’altra gara il Cittadella stava vincendo per poi prendere gol in contemporanea alla mia rete. Noi li scavalcammo e andammo a giocare i Play Off.

Il campionato vinto con la Cisco Roma è un altro ricordo che porterò sempre nel cuore, si giocava al Flaminio e io qualche partita della Roma da piccolo la andai a vedere lì.

Ma se mi chiedi qualcosa di particolare ti dico che il gol in Venezia-Pisa resta il ricordo più bello.”

Nella tua idea, ti vedi sempre nel mondo del calcio una volta terminata la carriera calcistica o ti piacerebbe fare l’allenatore o ricoprire altre figure come il direttore o il direttore sportivo?

“Per ora visto che sto bene posso essere sfruttato ancora come giocatore ma la mia passione è e resterà il campo. Proseguire per me vuol dire continuare sempre a calcare il campo o come allenatore o come allenatore in seconda.

Un ruolo da direttore non mi piacerebbe, mi sono accorto negli anni che per fare quello ci vuole davvero il pelo nello stomaco e io non ce l’ho, preferisco dare consigli ai ragazzi sul manto erboso come figura che possa insegnare loro a giocare a calcio.”

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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