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ESCLUSIVA FdR – ZAGO: ” ROMA E’ RIMASTA NEL MIO CUORE “

La redazione di Febbre Da Roma ha avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Antonio Carlos Zago, ex campione d’Italia della Roma allenata da Fabio Capello. Abbiamo parlato della situazione attuale che sta vivendo la squadra e non è mancata occasione per rivivere aneddoti e ricordi di quella magnifica squadra che ci fece sognare per una stagione intera portando in trionfo una città.

Buona lettura.

Cosa pensa della situazione attuale della Roma e delle difficoltà che Josè Mourinho sta affrontando in questa sua prima esperienza Romana?

“Non è facile parlarne, Roma è una piazza diversa dalle altre dove c’è molta pressione sia sul mister che sui calciatori. Tutti si aspettavano di più considerando il fatto che il mercato è stato gestito da Mourinho assieme alla società e i calciatori sono stati scelti da lui. Dopo le partite che ho visto credo che le possibilità di fare bene ci siano perchè la rosa è di qualità, ma i calciatori dovrebbero giocare meglio”.

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La nuova proprietà è stata chiara, serve tempo e non si può puntare a vincere da subito. Si paragona questa Roma alla prima Roma di Capello..

“La Roma di Capello veniva da stagioni buone con Zeman e il gruppo si conosceva bene, a questo poi sono state aggiunte pedine importanti che hanno portato mentalità vincente ed esperienza. La base per un gruppo che tende ad avviare un progetto è importante e quella rosa aveva già me, Aldair, Cafu’, Candela, Tommasi, Del Vecchio, Totti, Montella che grazie poi a Nakata, Batistuta, Emerson, Zebina, Samuel hanno avuto modo di assorbirne esperienza e mentalità vincente”.

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Ci sono stati dei giocatori che sono stati messi alla gogna dopo la sconfitta contro il Bodo in Conference League, sono state utilizzate parole molto dure nei loro confronti.
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osa ne pensa ?

“Penso che la prima cosa che fa un allenatore quando arriva in un club è studiare la rosa, deve vedere ciò che ha per la stagione e lì si va a lavorare nel migliore dei modi. Lui era al corrente dei calciatori che avrebbe avuto per tutta la stagione e  non credo che dare contro ai giocatori che hanno perso in Norvegia sia stato positivo perchè i ragazzi si scoraggiano.

Per me così facendo la motivazione cala, la colpa non è solo dei calciatori ma anche dello staff tecnico e della direzione. La partita di Conference è stata preparata da lui, tutti sono responsabili per quello che è successo. Penso che serva più tranquillità, vediamo quello che succede nelle prossime partite perchè siamo ancora all’inizio e serve pazienza”.

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Che rapporti avevi con Fabio Capello? Hai degli aneddoti da raccontarci?

“Con Capello ho avuto una sorta di amore ed odio, momenti belli e brutti. Io stavo giocando benissimo, mi allenavo alla grande ma lui non mi faceva giocare. Quando tornai dalla Nazionale, parliamo del mese di Luglio del 2000, avevo una proposta dal Milan che mi garantiva quattro anni di contratto al doppio di quello che mi dava la Roma e io volevo andare lì perchè avevo la possibilità di dimostrare il mio valore e giocare con continuità.

Io sarei voluto rimanere in Italia e chiudere la carriera in Italia, con il mister non andavo d’accordo in quel momento ma la società non mi lasciò andare nonostante io avessi fatto di tutto per andare a Milano, lo stesso Capello mi disse che avrebbe messo voce in capitolo per farmi rinnovare il contratto.

Rimasi nella capitale per allenarmi perchè riuscivo a giocare solo le amichevoli e quindi rimanevo spesso fuori dalle convocazioni. Quella settimana la Roma perse a Bergamo per 4 a 1 e il giorno dopo successe un casino a Trigoria incredibile.

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Mi chiamò la sera prima il mitico “Mortadella” che mi disse di andare prima al campo il giorno seguente perchè ci sarebbe stata una grossa contestazione per quello che successe a Bergamo e mi salvai da tutto quel macello.

La settimana dopo mi continuai ad allenare sempre con intensità e alla fine degli allenamenti andai in sauna, entrai e mi ritrovai inaspettatamente Capello. Io mi misi seduto per 2-3 minuti senza parlare, lui si girò e mi chiese come stessi. Da lì iniziò una chiacchierata da uomo a uomo e gli dissi di farmi giocare perchè mi sentivo benissimo e in forma, quella chiacchierata fu importantissima infatti quella stagione giocai 32 partite.

Come ti dicevo il rapporto è stato professionale niente di più, lui era un vero sergente di ferro e ti faceva capire le cose parlando e gesticolando, rispetto a Zeman era totalmente diverso, però è stato un grande allenatore.”

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C’è un calciatore di quella Roma che ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto?

“Tutti hanno fato una grande carriera dopo la Roma, se devo sceglierne uno ti direi Cristiano Zanetti che per me era un grandissimo calciatore con il quale ho ancora un ottimo rapporto.

Forse per le qualità che aveva in quel momento poteva andare oltre, purtroppo si è infortunato troppo e questo ha condizionato la sua carriera ma per era un giocatore che nella Roma di oggi avrebbe fatto la differenza.

Hai mai avuto una chiamata da parte della Roma in questi anni per allenare la tua ex squadra?

“Purtroppo non ho mai avuto una proposta dalla Roma ma spero di avere prima o poi una opportunità, è un sogno che ho e sento di aver raggiunto un livello importante per allenare in Europa. Ho fatto tantissimi lavori negli ultimi anni, ho lavorato in gruppi importanti ed attualmente nel gruppo City all’interno di una metodologia che è tra le migliori se non la migliore al mondo.

L’Italia la conosco bene e conosco bene il calcio che si gioca, sto lavorando per questo, sento di esser arrivato in un momento importantissimo della mia carriera.

Credo che a breve avrò l’ opportunità di allenare in Europa e la Roma sarebbe una sogno, ho una storia vincente con questi colori e poter essere il mister di questa squadra mi riempirebbe di orgoglio e coronerei il sogno di una vita.”

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Mister il suo calcio era diverso da quello di oggi, lei crede che sia un problema  l’utilizzo dei social in maniera così ossessiva da parte dei calciatori?

“Adeguarsi alla globalizzazione fa parte della nostra vita, penso che i social si potrebbero organizzare e gestire meglio soprattutto quando si sta con la squadra, a pranzo o a cena però è anche vero che fuori dalla vita professionale è difficile gestire la vita dei ragazzi. Ognuno può fare ciò che vuole basta che non si danneggi l’immagina della società”.

Grazie mille mister, ha un saluto da fare ai suoi vecchi tifosi? 

“I tifosi giallorossi e la Roma sono e resteranno nel mio cuore per sempre”.

La determinazione non rende le cose facili ma le rende possibili, Antonio Carlos Zago ha vinto con la nostra maglia  dimostrando che nella vita, come nello sport senza la giusta cattiveria e determinazione non si otterrà mai nulla.

Forza Roma

Classe 1987. Romano di Roma e tifoso della squadra che porta il nome della città eterna deve a suo nonno l'amore per questi colori. Ha collaborato per ilrompipallone.it e per sportiamo.biz. Diploma di maturità classica, svolge il ruolo di tecnico di manutenzione presso l'istituto superiore di sanità a Roma.

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