Financial Fair Play For Dummies

Data Astrale 96138.83 (20/02/2019 ore 17:00)

Ciclicamente, ad ogni notizia riguardante spese importanti sul calcio mercato, in Italia si riapre il dibattito sul Financial Fair Play: c’è chi lo definisce una “farsa” e pensa che sia soltanto lo scudo per proprietà che non vogliono spendere; altri invece, anche addetti ai lavori purtroppo, continuano a non capirne ne il funzionamento ne tantomeno le finalità.

Mi sono deciso, quindi, a fare un po’ di chiarezza sull’argomento sperando di fare cosa gradita.

Le finalità del Financial Fair Play

Partiamo subito dal nodo cruciale della questione, perché la UEFA ha instituito il Financial Fair Play?

Molti pensano che la finalità sia quella di far combattere tutti i club ad armi pari, niente di più errato ed è la stessa UEFA a ricordarcelo nel punto 1 delle Q&A dedicata proprio al Financial Fair Play.

“Il fair play finanziario riguarda il miglioramento della salute finanziaria complessiva dei club calcistici europei.”

Niente lotta ad armi pari, quindi, ma solo salute finanziaria: l’obiettivo dichiarato e, come vedremo, raggiunto è porre un freno all’indebitamento dei club e quindi, di riflesso, del calcio Europeo.

Quando nel 2011 è stato varato il FFP (approvato nel 2010 ma entrato in vigore l’anno dopo) i club Europei avevano perdite aggregate per 1.7 Mld di Euro una cifra mostruosa che andava ad abbattere il valore economico di tutto il movimento.

L’ultimo report UEFA rilasciato nel 2018 e facente riferimento ai dati 2017 parlano di un Utile netto nell’anno di riferimento di ben 600 mln di Euro dando continuità ad un trend che è partito proprio nel 2011.

Chiarissime anche le parole di Michel Platini (il padre del FFP) nel 2011:

“Ci sono sempre state società più ricche di altre e indubbiamente ce ne saranno sempre. Tutto quello che vogliamo è che i club, più o meno ricchi, non spendano più di quanto guadagnano e che raggiungano la parità di bilancio, unico metodo certo affinché sopravvivano.” [Fonte UEFA]

Platini

Platini

Chiarite quindi le finalità del FFP alla domanda: il Financial Fair Play funziona? La risposta non può che essere affermativa, il Financial Fair Play funziona, o meglio, risponde in maniera eccellente alla problematica per cui era stato istituito.

Ogni altra considerazione, pur giusta, come quella di aver “ucciso” la competitività dei campionati (ci torneremo più avanti), non deve rivolgersi al FFP ma alla mancanza di regolamentazioni interne per equilibrare le competizioni che diventano sempre più finanza e sempre meno sport.

Cosa richiede il FFP ai club

Altra domanda ricorrente in questi anni è: cosa richiede il FFP ai club?

Anche in questo caso ci viene in soccorso il Q&A al punto 3, il Board creato per monitorare lo stato finanziario dei club (CFCB Club Financial Control Body) deve controllare che i Club non abbiano un indebitamento netto superiore ai 30 mln nel triennio precedente quindi nel 2018 sono stati considerati i bilanci 14-15, 15-16 e 16-17.

Anche la pena inflitta al Milan, tutt’altro che leggera come vedremo in seguito, fa riferimento al triennio 14-17.

Una cosa importante da sottolineare è come le eventuali sanzioni possano arrivare solo un anno dopo il non rispetto dei vincoli; questo perché le risultanze che arrivano sempre  verso Maggio non possono prendere in considerazione il bilancio corrente che si chiude a Giugno.

David Han Li, Marco Fassone e Massimiliano-Mirabelli. Il passato del Milan

Li Yonghong, Marco Fassone e Massimiliano-Mirabelli. Il passato del Milan

Un’altra cosa importante è che nel conteggio del risultato non vengono considerata alcune voci cosiddette virtuose, quindi il -30 complessivo è al netto delle spese per Infrastrutture (siano essi stadi o campi d’allenamento), giovanili e Calcio Femminile.

Altre regole sono state aggiunte negli anni per evitare che alcuni club “aggirassero” il FFP; un esempio è il caso dei prestiti con obbligo di riscatto o con diritti troppo “facili” (il caso Mbappé); in questa situazione la UEFA fa partire l’ammortamento sin dal prestito e non dal riscatto dello stesso come si fa nei bilanci “legali”.

Che succede se un club non è in Regola

Partiamo dal presupposto che la Uefa per sua stessa ammissione ha scelto la strada della riabilitazione e non della punizione, citando il punto 4 del Q&A:

“il CFCB ha deciso in numerosi casi che gli obiettivi di FFP possono essere raggiunti meglio adottando un approccio riabilitativo piuttosto che un approccio punitivo.”

Questo si traduce nel famoso Settlement Agreement (SA), cioè un accordo tra le parti (club e UEFA) per raggiungere in un arco temporale definito gli obiettivi del FFP con pene minime per il club.

Quello del SA è il mezzo utilizzato anche da Inter e Roma per evitare penalizzazioni negli anni passati ed è il mezzo che è stato concesso a tutti i club per uscire dalle paludi di un disavanzo troppo elevato.

Molte sanzioni, che vanno dalla multa all’esclusione dalle coppe, sono arrivate a seguito del non rispetto del SA e non “in prima battuta” questo perché, per ribadire il concetto precedente, il fine del FFP non è punire i club ma portarli su percorsi virtuosi in termini prettamente finanziari.

Le eventuali sanzioni vanno dal richiamo alla esclusione del club alle coppe Europee per uno o più anni passando da multe e revoca di titoli: uno dei, secondo me, punti deboli dell’istituto è la mancanza di punizioni “certe” ogni caso viene valutato a se stante ed è quindi complicato fare un collegamento diretto tra reato contestato e pena inflitta.

Questo porta, in maniera naturale, ad incomprensioni soprattutto per quanto riguarda i tifosi che vedono il FFP come un “limite” e non ne comprendono le decisioni.

Dire, però, che l’istituto non esiste o è una farsa è tanto sciocco quanto errato soprattutto perché punizioni ce ne sono state ed anche per Club importanti come il Galatasaray ed anche il chiacchieratissimo PSG, quindi la “sensazione” che non valga per alcuni è errata.

Cosa può fare un club per spendere di più?

Questa è la domanda che ogni tifoso si è fatto, soprattutto i tifosi di squadre con proprietà “danarose” in grado di immettere denaro all’interno dei club.

I punti fondamentali da analizzare in questo caso specifico sono 2:

  1. È falso che i proprietari non possano immettere denaro, lo hanno fatto e lo faranno ancora: un esempio su tutti è quello di James Pallotta (così rimaniamo in casa Roma), il proprietario del Club ha immesso nelle casse societarie circa 200 mln di Euro attraverso aumenti di Capitale (2 diversi nel corso di questi 7 anni di presidenza); va però sottolineato che tali iniezioni NON entrano nel computo del FFP.
    (Per i tifosi giallorossi che leggono i soldi degli Aumenti di Capitale vengono direttamente da Neep Roma Holding e quindi da As Roma LLC, il prestito con G&S non c’entra nulla ma su questo ci torneremo quando parleremo del Bilancio Roma).
  2. Alcuni proprietari possono “alterare” le entrate attraverso sponsorizzazioni gonfiate che arrivano da società direttamente legate alla proprietà, come quelle di Ethiad per il Manchester City o Fly Emirates per il Paris Saint Germain (o Suning per l’Inter); in questo caso la Uefa controlla la cifra e definisce un “fair-value” (valore giusto) per la sponsorizzazione non considerando il denaro eccedente quella cifra; in generale le sponsorizzazioni interne, per essere considerate tali, non devono superare il 30% del totale delle entrate.
Ingresso della Pinetina, sponsorizzato da Suning

Ingresso della Pinetina, sponsorizzato da Suning

Per spendere di più bisogna fatturare di più, sic et simpliciter, perché, come detto in precedenza, l’obiettivo è mantenere in ordine i conti del mondo del calcio Europeo non quello di renderlo equilibrato per tutti i partecipanti.

Un discorso a parte va fatto per i debiti consolidati, un certo debito è assolutamente accettato ed accettabile, ed è in qualche modo inevitabile per le società. Attualmente non esistono “regole” UEFA che vanno ad impattare su questo ma non è escluso che prima o poi questo tipo di controllo venga inserito all’interno del protocollo FFP.

Chi è stato punito e perché

“Il Fair Play Finanziario non esiste!” Quante volte avete sentito questa frase? Tante.

Bisognerebbe raccontarlo a tutte le società che sono state sanzionate dal 2014 ad oggi a partire dai 16 club ESCLUSI dalle coppe Europee, qualcuno potrebbe obiettare che sono tutti club di terza fascia all’interno di questa lista però ci sono società come la Stella Rossa Belgrado, la Dinamo Mosca, il Partizan Belgrado, il Panathinaikos e, soprattutto, il Galatasaray, un club che non può certo essere relegato in posizione marginale nel calcio Europeo.

Anche il Milan in prima istanza fu escluso per poi essere riammesso dal TAS dopo il ricorso.

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Una celebre coreografia del Galatasaray, la più famosa delle escluse dal FFP

Numerosi anche i club sanzionati in maniera pecuniaria tra questi: il Manchester City (60 mln di cui 40 con la condizionale), il PSG (stessa pena del City), la Roma (6 mln), l’Inter e tante altre.

Anche il Milan, nell’ultima sentenza, ha avuto una multa di 12 mln di €.

A tutto questo si aggiungono le pene sulla rosa ridotta, a farne le spese, tra le altre, anche l’Inter che impossibilitata dalla UEFA nell’inserire Joao Mario e Gagliardini in lista UEFA si è trovata a disputare la sfida decisiva per il passaggio del turno con Candreva in mediana, con il risultato che tutti conosciamo.

Non ci sembrano pene di poco conto e comunque in linea con gli obiettivi riabilitativi e non punitivi della UEFA.

Iniziamo ora una carrellata sui casi più chiacchierati, facendo chiarezza su quello che è successo e quello che potrebbe succedere.

Il caso Manchester City

Il City di Mansour ha sottoscritto con la UEFA un Settlment Agreement il 16 Maggio del 2014, il FFP come detto è entrato in vigore nel 2011 ed è, quindi, nel 2014 che si sono avute le prime “sentenze”.

Nell’accordo il Manchester City accettava diverse limitazioni (21 giocatori in Lista Uefa, una multa di 60 mln di €, limite nelle spese sul mercato).

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Mansour con Guardiola e Aguero

Il primo anno il Manchester City ha seguito pedissequamente le restrizioni, considerate che nel Mercato Estivo 2014/15 il City, solitamente in negativo di centinaia di milioni, è stato di -48 mln (Fonte transfermkt).

Tali restrizioni sono state però “abolite” a Settembre del 2015; in quanto la UEFA si è ritenuta soddisfatta dei risultati finanziari raggiunti, questo anche grazie ai mostruosi diritti TV Inglesi che hanno innalzato le entrate dei Manciuriani e quindi “soddisfatto” le attese della UEFA (un buon resoconto qui).

Negli ultimi tempi è tornata in auge la posizione del City in quanto sono state portate alla luce delle mail che certificherebbero l’utilizzo di sponsorizzazione “fittizie” per aggirare il vincolo finanziario; Ceferin a tal proposito ha fatto sapere che l’esito dell’indagine sarà “molto presto” (qui un articolo sull’argomento).

Il caso Paris Saint Germain

Il caso Parigino è molto simile a quello del City, d’altronde entrambi i club fanno riferimento a fondi sovrani emiratini.

Anche Al-Khelaïfi nel 2014 è sceso a patti con la UEFA con un accordo molto simile a quello del City.

Anche per i Parigini le restrizioni sono state interrotte a Settembre del 2015.

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Nasser Al-Khelaifi presidente del PSG

Da notare come il PSG sia stato, nonostante quello che si dice, molto più rispettoso degli accordi con la UEFA; come ben documentato anche da Ultimo Uomo nel Giugno Scorso, i parigini, infatti, hanno chiuso il triennio 14-17 con 2 bilanci chiusi in attivo (+10 mln) e un passivo di -19 segnando un sostanziale pareggio assolutamente accettabile (anzi 30 mln in meno del disavanzo massimo consentito).

Nell’ultimo mercato il PSG aveva bisogno di circa 60 mln di plusvalenze, cifra a cui si è avvicinato con quelle realizzate con Pastore (ceduto alla Roma) e Guedes (ceduto al Valencia).

Anche il PSG, seppur a quanto pare in misura molto minore, è stato coinvolto nello scandalo delle sponsorizzazioni fittizie ed anche per il PSG aspettiamo l’esito delle indagini UEFA.

Il caso Roma

Il caso Roma lo possiamo definire un caso di Scuola: la Roma viene messa sotto giudizio nel 2015 e come molte altre squadre arriva ad un accordo con la UEFA, in tale accordo il club si impegna a raggiungere nel triennio il break even ed il pareggio di bilancio in tutti e tre gli anni sotto osservazione; in cambio la UEFA blocca le sanzioni e si predispone ad un controllo sui movimenti del Club.

Il triennio di riferimento è quello che va dal 2015-16 al 2017-18.

Al termine di questo periodo la Roma raggiunge l’obiettivo ed esce quindi dall’agreement scongiurando le eventuali sanzioni accessorie.

Roma

James Pallotta

Dal prossimo bilancio 18-19 la Roma non avrà più il vincolo del pareggio di bilancio (che faceva parte degli accordi del SA) ma solamente, come tutti gli altri club Europei, il controllo sul totale dei 3 bilanci precedenti.

La Roma ha raggiunto questo obiettivo attraverso la realizzazioni di ingenti plusvalenze derivanti da operazioni di CalcioMercato (da Salah a Nainggolan) questo perché la Roma continua ad avere costi troppo alti rispetto al suo fatturato, una politica aziendale, accettabile o meno, da sempre rivendicata dalla dirigenza (lo stesso Baldissoni lo ha più volte ribadito).

Il caso Inter

Il caso dell’Inter è simile, ma non uguale, a quello della Roma.

Come i giallorossi per l’Inter arriva un primo accordo nel 2015 in cui si impegna per 4 stagioni a stare sotto la lente d’ingrandimento della UEFA e a rispettare determinati paletti:

  1. Massimo disavanzo di 30 mln di Euro
  2. Possibilità di inserire in lista UEFA solo calciatori con costi pari o inferiori a quelli ceduti (Gagliardini e Joao Mario di cui sopra)
  3. Lista UEFA ridotta
  4. 20 Mln di multa di cui 6 da pagare subito e 14 con la “condizionale”

Da notare che l’accordo fu “preparato” sotto la presidenza Moratti e ratificato sotto quella Thohir che ne rispettò sostanzialmente i dettami: nel 2015-2016 l’Inter chiude il mercato con un attivo di circa 15 mln (Fonte Trasfermkt)

Le cose cambiano a Giugno 2016 con l’avvento di Suning, normalmente all’avvento di una nuova proprietà la UEFA lascia un po’ di spazio libero, in questo senso la nuova proprietà, davanti alla UEFA, promette investimenti e sviluppo commerciale in Asia.

Steven Zhang

Steven Zhang figlio del Patron di Suning

La UEFA lascia fare e gli investimenti effettivamente arrivano, in poche stagioni le nuove Sponsorizzazioni per l’Inter provenienti da società, più o meno, affiliate al mondo Suning sono arrivate nell’intorno dei 50 mln annui e si apprestano, a quanto pare, a sostituire Pirelli come Main Sponsor.

L’Inter però è comunque tenuta a rispettare alcuni paletti ed ecco che è impossibilitata a riscattare Cancelo e Rafinha (2 dei migliori della scorsa stagione) e a dover far quadrare i conti attraverso plusvalenze “particolari” (ma non illegali fino a prova contraria) con alcuni suoi giovani; tra questi anche Zaniolo ceduto all’interno dell’affare Nainggolan per 4 mln ed esploso repentinamente per il rammarico di tutto il mondo nerazzurro; senza il FFP Zaniolo (che comunque era stato uno dei migliori nella Primavera Campione d’Italia 2017-18) sarebbe rimasto senza ombra di dubbio all’Inter o quantomeno mandato in prestito mantenendone il controllo.

Nonostante questo a giugno scorso la UEFA fa sapere che l’Inter ha solo “parzialmente” raggiunto gli obiettivi del FFP ed ha quindi esteso il regime di controllo per un’altra stagione.

Ad occhio, ma questo è solo il mio pensiero, il rischio più grande per l’Inter è l’enorme debito consolidato di cui faceva menzione anche il Sole24Ore a Marzo scorso, unito all’obbligo per le società cinesi di sottostare alle decisioni del governo centrale cinese (e per cui sono state rilevate alcune mancanze nei pagamenti previsti).

Per il resto chi mette in dubbio la solidità di un gruppo come quello Suning probabilmente non sa di cosa parla.

Il caso Milan

Il caso Milan è, senza ombra di dubbio, il più ingarbugliato e controverso; il Milan degli ultimi anni di Berlusconi è in trattativa continua per la cessione del club e cerca, con risultati altalenanti, di abbassare le proprie spese. I risultati sul campo non arrivano e anche quelli economici sono insoddisfacenti arriva però il passaggio di proprietà al cinese Li Yonghong, l’operazione non è minimamente paragonabile a quella di Suning, Li Yonghong infatti è praticamente sconosciuto in patria.

Nonostante ciò, attraverso un sostanzioso prestito a tassi altissimi del gruppo Elliott, Li Yonghong acquista il Milan.

La prima “pratica” da sbrigare è addivenire ad un accordo con la UEFA per il trienno 14-17 (parliamo della proprietà precedente).

Il Milan, attraverso il suo nuovo AD Fassone, redige un Voluntary Agreements (VA) un istituto previsto nel FFP (ma mai utilizzato) in cui una società presenta un piano di “rientro” credibile alla UEFA.

La UEFA rigetta il VA, nel piano, secondo Nyon, erano stati inseriti introiti ritenuti “incredibili” nonché la certezza (che tale non potrebbe essere) di partecipare a tutte le edizioni successive della Champions League.

A peggiorare i rapporti tra la UEFA e il Milan ci sono anche il mercato “faraonico” (da un punto di vista economico, meno da quello sportivo) effettuato da Mirabelli nonché l’inaffidabilità di Li da un punto di vista finanziario.

La UEFA, quindi, rifiuta anche il Settlement Agreement e rimanda il tutto alla commissione giudicante.

Nel frattempo, però, il Milan cambia, di nuovo, proprietario; come si aspettavano tutti (ma questo è un altro discorso) Li Yonghong non è in grado di ripagare il debito mostruoso contratto con il gruppo Elliott che diventa così il nuovo proprietario del Club.

Leonardo Maldini Scaroni

Leonardo Maldini Scaroni il nuovo managment del Milan

La nuova proprietà prova, attraverso una serie di incontri, ad arrivare ad un accordo ma la UEFA (che probabilmente si è sentita presa in giro dalle precedenti proprietà) decide per una sentenza pesante, esclusione dalle coppe Europee.

Il Milan si rivolge al TAS il quale “ribalta” la sentenza e riammette il Milan alla Europa League 18/19, rimandando la palla alla UEFA per una sanzione più congrua.

La sanzione arriva a Dicembre 2018 (ben dopo il mercato in cui il Milan sfrutta la situazione per accaparrarsi, tra gli altri Higuain): 12 Mln di multa, rosa ridotta e pareggio di bilancio ENTRO il 2021.

A quanto pare il Milan intende ricorrere nuovamente al TAS, nel frattempo però ha già iniziato una politica, corretta, di riduzione dei costi.

Nel mercato di Gennaio sostituisce il “pesantissimo” Higuain (costo annuo 36 mln) con il più “leggero” Piatek (costo annuo inferiore ai 14 mln); anche l’acquisto di Paquetà va in questo senso, giocatore giovane con un ingaggio in linea con il fatturato attuale del Milan. (DISCLAIMER le mie considerazioni sono di carattere economico, il valore sportivo dei calciatori non è in discussione e soprattutto non riguarda l’articolo in questione).

Risulta chiaro che, attualmente, il Milan non abbia alcun problema di liquidità; la proprietà è di un gruppo solidissimo, quello di cui hanno bisogno i rossoneri (e che stanno facendo) è abbassare il costo complessivo della Rosa (che aveva raggiunto livelli non sostenibili) e parallelamente sviluppare il proprio prestigioso marchio per avere nuovi introiti; in questo senso è sicuramente interessante il progetto di gestione San Siro insieme all’Inter; sarà comunque complicato arrivare ai livelli di fatturato di cui dispone ora la Juventus, ma con un lavoro serio e professionale, vista anche la storia del club, sono certo che i risultati arriveranno.

La Juventus e Ronaldo

Partiamo da un presupposto: la Juve ha sempre rispettato i paletti fissati dalla Uefa in termini di FFP; i bianconeri hanno sempre chiuso con i bilanci in regola (alcuni addirittura in positivo) quindi ad oggi non ha nulla da temere.

L’affare Ronaldo, però, potrebbe cambiare le cose: il campione portoghese, da solo, costa circa 90 mln annui tra ammortamento e stipendio che vanno coperti per non cadere in sanzioni o paletti da parte della UEFA.

Cristiano Ronaldo

Cristiano Ronaldo

Il Bond appena sottoscritto (da 175 mln in 5 anni) serve per dare liquidità alla società non incide in alcun modo sul bilancio ed anzi è un debito; sono molto curioso, per questo, di capire se questi 175 mln serviranno per coprire e riscadenzare il debito consolidato della Juve (già oggi oltre i 300 mln) oppure contribuirà a formare nuovo debito: nel primo caso l’operazione in casa bianconera sarebbe ottimale (sposto il debito più avanti ad un interesse più basso) nel secondo invece la situazione potrebbe diventare preoccupante (a tal proposito consiglio l’ottima intervista di Bellinazzo de Il Sole 24 Ore).

Tornando a Ronaldo, per la prima scadenza del bilancio Giugno 2019 (che comunque sarebbe sanzionato a Maggio 2020) la Juve si sta muovendo in due direzioni: da una parte una rimodulazione dei contratti di sponsorizzazione, in primis quello con Adidas; dall’altra una serie di plusvalenze con giocatori di seconda fascia da Audero a Sturaro fino a Cerri.

Giova ricordare, come nel caso Inter, che queste plusvalenze non sono, ad oggi, ne illegali ne sanzionabili, il mio “dubbio” risiede nel fatto che se veramente, come dicono i malpensanti, i diritti di controriscatto sono in realtà obblighi la Juve (ma anche tutte le altre che usano questo escamotage) si ritroverebbero in breve con giocatori “primavera” con ammortamenti assurdi e per cui non basterebbero più le plusvalenze gonfiate.

Quindi come sempre: occhio, operazioni di cosmesi ai bilanci ne sono state sempre fatte ma alla lunga rischia di esploderti in mano (come già in parte successo agli inizi del nuovo millennio).

Detto questo risulta, per me, palese come l‘operazione Ronaldo sia il volano che serve alla Juve per fare quell’ulteriore passo che la dovrebbe portare (nei desideri della propria dirigenza) in linea con i fatturati delle primissime in Europa.

Oggi la Juventus, pur essendo la prima delle italiane, si trova fuori dalla top ten della classifica Deloitte e intende “utilizzare” l’appeal di CR7 per portarsi, finalmente, a ridosso delle primissime Real Madrid e Barcellona su tutte, ci riuscirà? Non ho le competenze per dirlo ma se dovessi scommettere direi di sì.

La Competitività dei Campionati ne risente, cosa fare?

La competitività o meglio l’equilibrio nelle competizioni non è negli scopi del FFP (come abbiamo fin qui ampiamente dimostrato) ma è indubbio che la combinazione tra questo regime e le diseguaglianze tra gli introiti dei club (soprattutto tra le prime e tutte le altre) ha creato un mondo del calcio a 2 velocità.

I team storici, inutile fare i nomi, hanno monopolizzato i campionati nazionali; intendiamoci, in quanto storici l’hanno sempre fatta da padrone ma il dislivello va via via ampliandosi rendendo le competizioni “ridicole”.

Siamo al 20 Febbraio ed abbiamo la Juventus praticamente campione d’italia con 13 punti di vantaggi sul Napoli, in Ligue 1 si ha più o meno lo stesso con il PSG a +12 (e due partite in meno); in Spagna si dividono quasi equamente i titoli Real e Barca e alle altre rimangono solo le briciole.

Anche l’Atletico Madrid, vera favola degli ultimi anni, si è dovuto “accontentare” di un solo titolo nazionale.

In Germania, salvo stagioni eccezionali come questa, la fa da padrone il Bayern Monaco (che è comunque tornato a meno 3 ed è in piena corsa per il titolo).

L’unica eccezione è rappresentata dalla Premier League grazie, soprattutto, all’enormità dei suoi diritti TV che rendono “competitivi” parecchi club; solo almeno 6 le squadre di Premier che potrebbero (come potenzialità economiche) vincere il titolo e lottare ad armi pari con tutte in Europa.

Come mettere un freno a tutto questo?

Le strade non sono poi molte, una porta dritta dritta alla Super Lega, un campionato tra Super Team, meglio se privato, in cui siano redistribuite equamente le quote in modo da ottenere un campionato, stile Lega Americana, che sia appassionante e nel quale, con la giusta programmazione, possano vincere tutte.

Un’altra strada è imporre un freno alle spese massime per gli ingaggi, un salary cap a livello Europeo, da un lato abbasserebbe il prezzo dei cartellini dall’altro farebbe in modo che molti potrebbero essere “competitivi” per vincere.

Questo non vuol dire mettere un tetto massimo all’ingaggio di un singolo calciatore; Cristiano Ronaldo potrebbe continuare a guadagnare i suoi 30 mln netti all’anno; ma imporrebbe alla Juve di avere un limite più basso per gli altri calciatori in rosa.

Il limite a questa idea è, senza ombra di dubbio, la diversa tassazione dei paesi che renderebbe maggiormente competitivi i paesi con una minore tassazione sul reddito.

Il mio pensiero è che la Super Lega da qui a qualche anno sia inevitabile perché il mondo e i club si stanno muovendo in quella direzione; un calcio dove vincono sempre gli stessi e nel quale la “sorpresa” diventa sempre più rara non piace a nessuno ed è destinato a perdere appeal.

Conclusioni

Alla fine di tutto questo excursus non resta che tirare le conclusioni:

  1. Il Financial Fair Play esiste seppur con finalità diverse da quelle comunemente accettate e occorre che tutti i club, grandi e piccoli, ci facciano i conti.
  2. Il FFP pecca in “trasparenza”, nel senso che non si ha un rapporto preciso tra “reato” e pena inflitta, questo porta un diffuso sentimento di ingiustizia e sarebbe giusto che la UEFA ponesse rimedio alla cosa.
  3. È possibile “aggirare” il FFP sotto determinate condizioni: lo scopo della UEFA è essere certa della sostenibilità finanziaria dei club non certo limitarne gli investimenti; quindi ricche sponsorizzazioni non sono poi viste male.
  4. Il Financial Fair Play ha acuito la distanza tra i club: i club piccoli non possono fare il passo più lungo della gamba ed il risultato sono competizioni asfittiche e con il risultato scontato.
  5. Le plusvalenze “particolari” sono un problema tutto italiano (la UEFA se ne disinteressa) ma rischiano di essere una bomba ad orologeria.

Credo sia tutto,

Forza Roma
Lunga Vita e Prosperità

Nato su Vulcano, arrivato sulla Terra, innamorato della Roma. Cerco di analizzarla con Logica e Razionalità. Accetto discussioni solo se frutto di ragionamento. Lunga Vita e Prosperità.

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