Il cuore pulsante di una Roma che va

Con l’arrivo della sosta nazionali, la Roma può finalmente tirare il fiato dopo un inizio di stagione più che soddisfacente. Terza in campionato a tre punti dal Milan capolista e prima nel suo girone di Europa League, per un totale di 6 vittorie e 4 pareggi (sconfitta a tavolino a parte), bottino niente male. Così a fari spenti i giallorossi sono arrivati al primo stop di campionato mettendosi alle spalle squadre considerate sulla carta più attrezzate; il tutto grazie a un sistema di gioco e una continuità che speriamo possa confermarsi già dalla ripresa tra due settimane. Ma quando una squadra va bene i meriti non sono solo del singolo ma di un gruppo, poiché vuol dire che ogni reparto sta funzionando sia singolarmente sia collettivamente: si è parlato molto di una difesa più sicura e organizzata (1 solo gol subito negli ultimi 4 incontri), di un attacco stellare che non vuole più smettere di stupire , ma forse troppo poco del centrocampo, perno fondamentale della Roma attuale.

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Veretout e Pellegrini: cuore e gambe al servizio di Fonseca
L’utilizzo del 3-4-2-1 non solo ha favorito le qualità offensive dei vari Pedro e Mkhitaryan (oltre che alla spinta degli esterni di fascia), ma ha anche permesso ai due centrocampisti centrali di immedesimarsi in una nuova posizione, con nuovi compiti in mezzo al campo. Veretout e Pellegrini questo l’hanno capito bene e i progressi delle ultime partite testimoniano l’evoluzione tattica apportata da Fonseca con questi due giocatori, divenuti oramai imprescindibili per il tecnico portoghese. Numeri alla mano il francese ex-fiorentina vanta 9 presenze tra campionato e coppa con quattro gol e due assist; una freddezza glaciale dagli undici metri e tanto tanto fiato a disposizione della squadra sia per quanto riguarda la fase difensiva, sia quando si tratta di impostare e accompagnare l’azione offensiva. In effetti c’era da aspettarselo da un giocatore che in estate è stato fortemente ricercato da altre squadre (il Napoli di Gattuso ha insistito più volte trovando l’opposizione della dirigenza capitolina), ma che ha preferito rimanere per prendersi in mano le redini del centrocampo.

Affianco a lui Lorenzo Pellegrini, rimasto l’unico romano dopo la partenza di Florenzi, insomma uno che la maglia la sente parecchio. Contro di lui sono state mosse più volte critiche legate per lo più alla sua discontinuità. Così era successo infatti anche nella passata stagione nonostante una score finale di ben 13 assist totali fra tutte le competizioni. L’arrivo della nuova proprietà però non ha mai messo in discussione la sua permanenza anzi, al contrario, la fiducia che è stata riposta in lui l’ha spinto a migliorarsi e a sfoggiare prestazioni sempre più convincenti. Oltre alle sue invenzioni per mandare in porta i compagni, che già avevamo conosciuto nella passata stagione, quest’anno il ventiquattrenne romano si sta specializzando sempre di più anche senza palla, intercettando e recuperando numerosi palloni destinati poi alla manovra offensiva.

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Cercasi certezze dalla panchina
In un’annata in cui le insidie sono dietro l’angolo (Covid, partite ravvicinate, infortuni) non si può far affidamento solo su due giocatori per un reparto indispensabile come il centrocampo. C’è bisogno di avere certezze pronte a dare riposo ai titolari del reparto. Cristante è uno di quei giocatori su cui Fonseca punta molto, un jolly che arrivato a Roma da centrocampista offensivo si è adattato persino da difensore centrale. Con la squadra a completa disposizione tuttavia tornerà sulla linea mediana e sarà impiegato soprattutto a partita in corso o in caso di tanti incontri ravvicinati tra loro.

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Chi non si vede da un po’, vuoi per le scelte di Fonseca vuoi per il Covid, è Amadou Diawara. Il guineano vanta solamente due presenze di cui una legata alla sconfitta a tavolino di Verona. Dopo esser guarito dal Covid ora starà a lui riguadagnare posizioni nelle gerarchie del tecnico anche se in questo momento sembrerebbe difficile riuscire a scardinare uno tra Veretout e Pellegrini. Importante sarà comunque per lui ritrovare la forma fisica giusta e farsi trovare pronto al momento giusto, perché così come in tutte le grandi squadre c’è bisogno di giocatori di livello anche tra coloro che non sono considerati titolari effettivi.

Dunque immaginando la Roma attuale come un grande corpo in movimento: la difesa rispecchierebbe le gambe che danno sicurezza ed equilibrio, l’attacco sarebbe l’accoppiata mente-braccia che riceve e finalizza il tutto, mentre il centrocampo rappresenterebbe il fulcro indispensabile di questo grande corpo: il cuore. Il cuore pulsante di una Roma che va.

Studente e grande tifoso della Roma. Ho iniziato a seguire bene tutte le partite dal 2009, l'ultimo trofeo della Roma risale al 2008. Sono anche uno di quelli che ha esultato su Facebook per l'arrivo di Iturbe e Schick sbeffeggiando gli juventini. L'unica volta che sono stato a Trigoria ho scoperto che i giocatori erano in vacanza. E per finire mi è passato Nainggolan dietro ma non l'ho visto perchè stavo in fila per farmi la foto con Monchi. Alla vita dico: "Cosa t'ho fatto de male?".

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