Le 6 migliori partite della Roma di Di Francesco

La responsabilità di Eusebio di Francesco, nel momento in cui si è seduto sulla panchina della Roma, è stata fin da subito importante. In primis da un punto di vista tecnico, perché avrebbe dovuto mantenere alto il livello nonostante la dipartita di Salah, Rudiger e Paredes al suo primo anno in panchina. Non va neanche trascurata l’iniezione di personalità di cui aveva bisogno la squadra, dopo il ritiro di Francesco Totti, figura mastodontica nella storia e nello spogliatoio della Roma. Nelle sue migliori uscite, la squadra del tecnico abruzzese ha mostrato idee molto chiare sia dal punto di vista tecnico-tattico (seppur limitate) che da quello dell’attitudine in campo. Particolarmente importanti le sei occasioni di seguito, in cui la Roma di Di Francesco sembrava aver superato molti tabù che hanno influenzato la storia dei giallorossi, per poi svanire dopo un anno e mezzo.

6)Roma Lazio 3-1(29-9-2018)

di Gianluca Losito

Ignorate chi vi dice che Di Francesco ha giocato solo il primo anno: anche nell’anno in corso ci sono stati momenti in cui la Roma ha mostrato caratteristiche da ammazza-grandi, peculiarità interessanti, trame di gioco (seppur monotone, a volte) che stritolano gli avversari. E’ il caso del derby di andata, partita giocata magistralmente dalla Roma, sia dal punto di vista tecnico che da quello tecnico: i capitolini giocano un match in crescendo, vincendo la partita per resistenza.

L’uomo del derby è un inaspettato, Lorenzo Pellegrini, che da quel momento riesce a riscattare un inizio di stagione negativo e si posiziona su livelli molto interessanti. Di Francesco mette in campo per la prima volta la sua squadra col 4-2-3-1, notando l’abbondanza di trequartisti: i centrocampisti in rosa non riescono a svolgere i compiti richiesti dall’allenatore abruzzese come mezzali, così la coppia di mediani è formata da De Rossi-Nzonzi, con Pastore ad illuminare. Florenzi esterno destro “tattico”, Santon alla propria seconda partita da titolare, per il resto i soliti o poco meno. Il trequartista argentino si fa male dopo mezz’ora, gli subentra Lorenzo Pellegrini che mette a segno uno dei gol più iconici della storia del derby, che è già un’istantanea magica delle stracittadine di Roma.

Risale la Lazio con Ciro Immobile all’ora di gioco, poi se la prende la Roma con un altra magnifica, storica marcatura: dopo sessant’anni è il secondo giocatore della storia a segnare un gol dell’ex nel Derby di Roma, dopo Arne Selmosson, attaccante svedese. Il vento dell’Est soffia sul derby oltre i decenni. Il suggello ce lo mette Federico Fazio di testa, su assist di un Lorenzo Pellegrini da 9 in pagella quel pomeriggio, scatenatissimo. Quando si dice che i romani lo sentono di più non è così sbagliato, probabilmente. Guardare questa partita è forse il rimpianto maggiore del romanista, oggi: anche la stagione corrente si era iniziata nel modo giusto.

5)Chelsea-Roma: 3-3 (18-10-2017)

di Federico Roberti

Una partita per cuori forti e allenati. Una partita che solo i romanisti possono superare indenni.

Nel catino Blues di Stamford Bridge, il Chelsea di Conte sfida la Roma di Eusebio Di Francesco, alla seconda partita di sempre in Champions League. La squadra parte bene, pressando, creando occasioni e spaventando il popolo londinese. Ma questa è una serata da romanisti e allora neanche il tempo di rendersene conto che un paio di rimpalli sparsi portano il risultato sul 2-0 per i padroni di casa. Prima David Luiz e poi Hazard inginocchiano la Roma.

Ma quella è una Roma resiliente, caparbia e cocciuta, più forte anche della sfortuna. Piegarsi ma non spezzarsi è il motto della serata, che torna ad essere illuminata da un fendente mancino dell’indomito Kolarov, che taglia in due la difesa del Chelsea e deposita alla spalle di Courtois una palla infuocata.

Lo stesso fuoco presente sul piede sinistro di Dzeko al 64′. La palla spedita da Fazio è precisa ma impossibile da addomesticare per chiunque. E infatti Edin non la addomestica, ma la lascia sfliare fino a quando non orbita vicino al piede. La flessione della gamba è perfetta, la postura del corpo altrettanto e il colpo che ne esce fuori è da antologia. Un gol al volo  da cineteca che porta il match sul 2-2. Ma non è finita.

Quando il bosniaco decide di giocare veramente non ce n’è per nessuno. Passano 6 minuti dalla prodezza al volo che ecco che il cross di Kolarov si trasforma in un colpo di testa ineccepibile di Dzeko, che vola sotto il settore ospiti e ci irradia di felicità. Un’emozione senza eguali. Ma è una serata per romanisti, questa.

E allora dove stavano per arrivare i nostri sogni arriva prima la testa del belga Hazard, che spedisce la palla in rete e neutralizza la nostra infinita felicità.

Emozioni vere, uniche e romaniste. Una serata indimenticabile.

4)Napoli-Roma 2-4(3-3-2018)

di Piero Farenti

È il 3 marzo 2018 quando una Roma in difficoltà che fatica a trovare lo smalto di inizio stagione fa visita al Napoli di Sarri, capolista del Campionato. Partita che sembra avere un esito scontato ed il gol lampo di Insigne, al minuto 6, sembra esserne la conferma.

La Roma però è quella che non t’aspetti e trova immediatamente il pari con Under, un minuto dopo, e ribalta il risultato con Dzeko al 26’, al termine di un’azione dove toccano palla tutti i giallorossi. Nel secondo tempo, quando tutti si aspettano la rimonta partenopea, arrivano i gol di Dzeko e Perotti a chiudere il match che il gol nel finale di Mertens non riaprirà.

È la partita della svolta per la Roma che inizierà un cammino che la porterà al terzo posto in Campionato ed addirittura il semifinale di Champions League.

3)Roma-Lazio: 2-1 (18-11-2017)

di Federico Roberti

Senza dubbio il miglior derby della gestione Di Francesco. Una partita interpretata magistralmente in ogni sua sfaccettatura. Davanti ad un Olimpico ribollente d’amore, che ha omaggiato la squadra con due coreografie che sottolineano che “L’Urbe siamo noi”, la Roma è scesa in campo compatta, da squadra vera, ognuno pronto a battersi per il compagno. Il risultato finale è una prestazione dominante che ha sottomesso l’altra squadra della capitale.

Dopo un primo tempo terminato a reti bianche, è salito l’urlo della Curva, che ha come accompagnato Kolarov nella sua discesa verso l’area avversaria: steso, calcio di rigore per noi. Dal dischetto va l’uomo con i nervi d’acciaio, lo sguardo di ghiaccio e il passo felpato. Perotti segna e corre sotto il cuore della romanità, viene assalito dai compagni che si immergono in un abbraccio di puro e viscerale, romanismo.

Neanche il tempo di far rifiatare le corde vocali che Nainggolan fa esplodere la porta di Strakosha con una rasoiata di destro che termina la sua corsa dove inizia la nostra felicità. Altro abbraccio di gruppo sotto la Curva Sud, altro colpo al cuore dei laziali.

A nulla servirà la rete di Immobile su rigore.

Il derby termina 2-1. Roma è giallorossa. Ancora una volta. E per sempre.

2)Roma-Chelsea 3-0(31-10-2017)

di Piero Farenti

È la notte di Halloween allo Stadio Olimpico ma le streghe le vede soltanto il Chelsea di Antonio Conte. Dopo il pareggio di Stamford Bridge, per la Roma arriva la partita della definitiva consacrazione in Champions League. Stefan El Shaarawy è il mattatore dell’incontro con una splendida doppietta (primo gol dopo appena 38 secondi), ma tutta la squadra gioca ad altissimi livelli. De Rossi, Fazio, Perotti (autore del terzo gol, nella ripresa che chiude definitivamente i giochi), Kolarov, Florenzi e Dzeko sugli scudi.

A livello di gioco e di applicazione del calcio di Eusebio Di Francesco, è probabilmente il punto di massimo splendore. Il simbolo della serata perfetto è il pressing totale che la Roma effettua nei minuti di recupero, a risultato acquisito.

1)Roma-Barcellona: 3-0 (10/04/2018)

di Gianluca Losito

La Roma arriva tra le prime 8 d’Europa dopo 10 anni, e già di per sé il risultato è gigantesco. Quando Di Francesco si presenta al Camp Nou senza Nainggolan e con Bruno Peres-Florenzi come catena di destra, nessuno si aspetta un granché. La Roma gioca un’ottima mezz’ora, sfiora un rigore, poi precipita in un incredibile capitombolo dove su 4 reti degli avversari non vi è una limpida, senza deviazioni, autoreti.

È il 4 aprile, la Roma perde 4-1, il gol della speranza lo firma sempre lui, Edin Dzeko. Passano 4 giorni e la Roma perde mestamente 0-2 con la Fiorentina in casa propria, senza battere colpo. Perde in una maniera che uno si immaginerebbe che la squadra è spenta, che ormai è andata in modalità automatica per il solito piazzamento Champions, che ci sono stati i quarti nella Coppa e va bene così, si è già andati già oltre gli obiettivi.

Ciò che tira fuori martedì 10 aprile la squadra di Di Francesco è una perla nella storia di Roma e della Roma, un momento in cui tutti hanno messo gli occhi su quello che era accaduto. Quella brezza di magia, di Epica, la vivevano tutti, ma Noi Romanisti ne siamo tanto gelosi. Il termine epica non è affatto utilizzato a caso. Nella narrativa classica, l’epica descrive le gesta di un popolo, le sue peculiarità, il suo modo di essere. Quale modo migliore di quella settimana? Inferno e Paradiso in un secondo, depressione e pazza gioia così vicine e così lontane.

Roma-Barcellona ha forgiato una Generazione di giallorossi che ricorderanno per tantissimo tempo a venire quel momento, che fossero a casa tra le lacrime sul fischio finale, che al momento della spizzata fossero quattro o cinque gradini più giù di quanto erano prima, trascinati dal mare di gente totalmente impazzita dopo quella marcatura. Si potrebbe parlare del 3-5-2 a sorpresa messo in campo da Di Francesco, dell’ottimo lavoro di risalita del campo con Dzeko a fare da torre per le verticalizzazioni di De Rossi.

Si potrebbe parlare di un Juan Jesus in uno stato di forma semplicemente assurdo che ha annullato Messi. La tattica è bella, ma in certi casi il calcio è letteratura: un’altra dimostrazione ne è il contrappasso dantesco di De Rossi e Manolas, giustizieri involontari della Roma al Camp Nou e poi boia della squadra degli alieni-non-più-alieni.

Quel 10 aprile mostra una cosa, soprattutto. Roma non è solo una città, ma è prima di tutto uno stato d’animo: passione infinita, e soprattutto la consapevolezza che a volte la penna della Storia non è sui libri di scuola, ma è tra le nostre dita, a noi tocca solo metterci la firma.

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