francesco totti

Le parole di Stefano

“Tutti parleno. Per lo più a sproposito.
Io invece, me la sento così, France’, co’ poche parole.
Perché aspetti er momento giusto pe’ diccelo Te, co’ le Tue.
Magari in una domenica maggiolina, de quelle ch’er sole fa brilla’ i prati smeraldo.
All’Olimpico, co’
lo stadio pieno come ‘n’ovo,
e noi tutti empatici, perche se gioca co’ la juve.
Ar momento giusto un fischio strazia er tempo: è rigore!
Lo stadio zittisce e tutti in campo se voltano a guarda’ in panchina.
Il silenzio se fa tale che sembra senti’ i lacci stringe gli scarpini.
Per la prima volta lo speaker non annuncia manco la sostituzione mentre tutti contamo i passi come camminassimo co’ te, fino a quer dischetto, pe’ da’ un calcio ai pensieri.
Poi dura poco. ‘no sguardo all’arbitro, che fischia secco, uno alla sfera e uno avanti. L’occhi se tuffano ner voto.
L’aria se scanza.
La rete se scuote e dimana un’onda che solleva quer muro colorato dietro la porta e fa er giro dell’Olimpico, fino all’artra curva.
È ‘n’abbraccio.
Tutt’in piedi p’er saluto all’ennesimo miracolo.
Poi er silenzio se fa piombo.
Tu, come un cesare, te giri intorno. Poi ripeti un rito: un pollice in bocca, un bacio alla fede…
Aggiungi un inchino mentre co’ la mano sfiori i fili d’erba, lentamente, come se volessi stringece la mano uno a uno. Poi tocchi il petto, baci le dita e soffi.
Tra l’applauso commosso esci co’l’ultima mano tesa verso l’alto.
Si riprende a giocare, anche se nun c’è più motivo, il Football se ne è ito e nessuno l’ha sostituito”.

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