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Napoli-Roma: aggrappati a cosa?

3 sconfitte in 4 partite dalla ripresa del campionato. Appena 2 gol fatti e ben 7 subiti, per un 2020 da incubo, nonostante i tre mesi di stop potessero far pensare a un’inversione di tendenza rispetto ai mesi di gennaio e febbraio. Niente. La sconfitta di Napoli, ultima della serie, ci consegna forse la migliore Roma dalla ripresa, ma neanche questo basta a frenare una caduta sempre più libera. In una manciata di partite, la Roma non ha solo abdicato dalla corsa al quarto posto, ma ha anche dilapidato il vantaggio accumulato sulle inseguitrici: i giallorossi sono ora a pari punti con il Napoli, a +2 sul Milan e +6 sul Verona. Difficile, al momento, essere ottimisti per il piazzamento europeo. Ma allora, cosa possiamo aspettarci dalla Roma da qui alla fine della stagione? A cosa possiamo aggrapparci per sperare in qualcosa di positivo?

Sicuramente non alla società. Pallotta non vede l’ora di disfarsi della Roma, valuta offerte ed è pronto a cedere alla prima che lo soddisfi sotto il profilo economico. Con gli aspetti sportivi, nonché con l’annosa questione stadio, se la vedranno gli eventuali acquirenti. Tra Trigoria e l’EUR c’è il nulla cosmico. Ma che il club sia in disarmo dal punto di vista societario è evidente ormai da tempo, e aspettarsi qualsiasi cosa in più del minimo necessario è pura utopia. Inutile soffermarsi su questo. Passiamo oltre.

A cosa possiamo aggrapparci, dunque? All’allenatore? A un Paulo Fonseca in evidente confusione tattica e in difficoltà nella gestione dello spogliatoio? Parliamo di un allenatore che ha sbagliato tre formazioni su quattro (Sampdoria, Milan, Udinese) ricorrendo a un turnover fin troppo spinto, e, quando l’ha indovinata (contro il Napoli), ha poi sbagliato tutti i cambi. Cosa che, in ogni caso, ha fatto anche nei due match precedenti, salvandosi solo contro la Sampdoria. Fonseca ha perso, o sta perdendo, la maniglia della squadra. Fatta eccezione per qualche spunto individuale, come l’azione che porta al pareggio di Mkhitaryan al San Paolo, la squadra fatica terribilmente a creare gioco e rendersi pericolosa in modo organizzato. La Roma sembra un puzzle male assemblato, un’orchestra di strumenti scordati in cui ognuno suona uno spartito sconosciuto agli altri. E Fonseca è il direttore senza bacchetta. Una metafora non casuale, nel giorno in cui ci lascia uno dei migliori di sempre e un grande romanista.

E la squadra? Verrebbe da chiedersi quale. O meglio, se esista ancora, una squadra. Il che, in fondo, potrebbe essere la naturale conseguenza di ciò che accade tra scrivanie e panchina. Potrebbe quantomeno giustificare le facce inespressive, gli occhi bassi, le andature ciondolanti, la testa altrove di tanti calciatori che già pensano a quale maglia indosseranno la prossima stagione. Tutto questo potrebbe essere giustificato, ma non può esserlo. Per quanto caos regni nelle stanze dei bottoni e per quanto il tecnico abbia perso la bussola, in campo ci vanno i calciatori. Ci va Pellegrini, che in tre partite sbaglia tutto quello che può sbagliare tranne l’assist per Dzeko contro la Sampdoria. Ci va Ibañez, gettato nella mischia di un reparto difensivo da mani nei capelli anche senza la sua inesperienza. Ci va Diawara, trasformatosi improvvisamente in un Barusso qualsiasi. Ci va Kluivert, che sognerà pure la maglia del Barcellona, ma in questo stato non giocherebbe neanche nell’Espanyol retrocesso.

E a poco servono i Dzeko, i Mkhitaryan, i Mancini, i Mirante e i Pau Lopez di turno, che provano a tenere in piedi una baracca altrimenti già ridotta a un cumulo di macerie fumanti. A poco serve qualsiasi altra cosa, in realtà. La conferma, semmai ce ne fosse bisogno, l’abbiamo avuta a Napoli: la Roma è una nave senza timone né timonieri in una tempesta senza fine. Un bastimento alla deriva che rischia un orribile naufragio, soprattutto se la scommessa Europa League (ammesso che sia stata calcolata davvero) non sarà vinta. In caso contrario, scatterà il “si salvi chi può”. E a cosa ci aggrapperemo, quando saremo tra i flutti? La risposta verrebbe facile, ma non ci si può arrendere così. Almeno, non si può perdere la speranza che, da qualche parte, arrivi un salvagente. La Roma e i romanisti se lo meritano.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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