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Nicolò Zaniolo, un boy poco bad.

Di certezze, su Nicolò Zaniolo, ce ne sono davvero poche. Anzi, forse solo una: è senza dubbio il miglior prospetto che il calcio italiano esprima da anni. Questo, ovviamente, implica una serie infinita di conseguenze, nella maggior parte dei casi decisamente sgradevoli. La peggiore di tutte, ovviamente, è la sovraesposizione mediatica. Da quando si è capito che non fosse un ragazzo qualunque, che la Roma avesse fatto il colpaccio, su di lui e intorno a lui si è detto e scritto di tutto. Non solo sotto il profilo strettamente calcistico, ma soprattutto su tutto ciò che Zaniolo fa o non fa, dice o non dice, posta o non posta fuori dal campo. La mamma, la fidanzata, le amicizie sbagliate, i post su Facebook di quando era appena adolescente, in cui dichiarava apertamente di tifare Juventus. Ma questo è solo un aspetto del problema, e neanche il più grave. Il più grave è il tentativo di far passare Nicolò Zaniolo per un bad boy.

Per un ragazzo, cioè, che ha atteggiamenti sbagliati e mette sé stesso davanti alla squadra, fosse anche la Nazionale. In principio, infatti, fu proprio una maglia azzurra, quella dell’Under21, a dare il destro ai media in tal senso. È il giugno del 2019, si gioca un Europeo di categoria in cui l’Italia sembra favorita, ma che finirà malissimo. L’allora diciannovenne Zaniolo, insieme a un altrettanto giovane Moise Kean, viene escluso dal tecnico Di Biagio per una serie di ritardi a pranzi, cene, riunioni e allenamenti. Zaniolo e Kean, i bad boy, la coppia che scoppia e fa scoppiare la Nazionale. Giovani, ricchi e viziati Balotelli 2.0. Quelli che pensano più alle dirette sui social che al torneo che stanno giocando, peraltro in casa. Comportamenti che fanno prendere una decisione drastica anche al CT della Nazionale, Roberto Mancini, che a settembre li esclude entrambi dalla lista dei convocati, “lasciandoli” nell’Under21 di Nicolato.

Bene. E poi? Poi inizia la stagione tuttora in corso, e lo Zaniolo in maglia romanista sembra lo stesso calciatore che si è guadagnato la patch di miglior giovane della Serie A 18/19. Certo, all’inizio paga l’adattamento al gioco di Fonseca, sicuramente prende qualche cartellino di troppo (da vero bad boy), non riesce a sbloccarsi in campionato (anche se segna in Europa League), ma è un ragazzo di 20 anni alla sua seconda stagione in A. Poi, la svolta inattesa. Il 23 ottobre, ospite negli studi di Sky per la Champions League, Fabio Capello consiglia a un imbarazzato Sebastiano Esposito (reduce da una grande prestazione contro il Borussia Dortmund) di “non prendere la strada” di Zaniolo. Cosa voglia dire, in realtà, è poco chiaro. Paolo Condò, lì accanto, prova a tamponare in qualche modo, ma Capello fa orecchie da mercante, salvo ritrattare pochi giorni dopo, dicendo di “essere stato frainteso”. Ma che volesse dire parlando della “strada di Zaniolo”, non è dato sapere.

Nicolò Zaniolo non ha mia fatto parlare di sé per qualche episodio controverso, non è mai stato al centro di polemiche dall’esclusione dalla Nazionale. Non ha preso alcuna “strada”. Fino a quel momento, almeno. Pochi giorni dopo, infatti, ne prende una molto diversa da quella (forse) suggerita da Capello. Segna 3 gol consecutivi (contro Milan, Udinese e Napoli), crescendo partita dopo partita, sacrificandosi anche da centravanti a Milano (da vero bad boy) e segnando ancora alla Fiorentina, sigillando la miglior partita della Roma di Fonseca. Due settimane dopo si rompe il crociato contro la Juventus. A meno di sei mesi dall’infortunio ritrova il campo e sembra il solito Zaniolo. Torna al gol contro il Brescia ed esulta allargando le braccia, come a dire “eccomi qui”. I media di tutta Italia da una parte lo celebrano, dall’altra tornano a creare e alimentare le voci di mercato che lo vorrebbero alla Juventus (da due anni, ormai), all’Inter, al Tottenham, al Real Madrid: “Zaniolo lancia segnali”, scrivono, ignorando del tutto ciò che il ragazzo (e non solo) dice di Roma e della Roma.

Ciò che ha fatto anche ieri, prima e durante il match in cui è tornato al gol (e che gol), gettando acqua sul fuoco delle polemiche post-Verona: gli atteggiamenti sbagliati in allenamento e in partita, la lite con Mancini per un mancato ripiegamento, il confronto chiarificatore con Fonseca ma l’esclusione punitiva dai convocati per la Spal con la scusa dell’infortunio, il reintegro forzato per il forfait di Under, il post enigmatico su Instagram, la rete (“ma non era infortunato?”), gli abbracci con lo stesso Mancini, le parole del tecnico sulla sua permanenza a Roma. È proprio così che fa un bad boy, no? Un ribelle, uno tagliato fuori da un gruppo che non lo sopporta più perché mette sé stesso davanti alla squadra, ma che lo aggredisce negli spogliatoi per fargli abbassare la cresta. La rottura è insanabile, la cessione inevitabile, i top club europei accerchiano la Roma come gli squali una zattera di naufraghi disperati, pronti a mangiarsi il ragazzino biondo che la mollerà prima di tutti gli altri. È così che andrà con Zaniolo, bad boy.

Oppure no. Oppure siamo davanti all’ennesimo caso inesistente. All’ennesimo polverone mediatico, all’ennesima sovrainterpretazione di episodi normalissimi in uno spogliatoio, ma che a Roma devono diventare casi per dividere una piazza già divisissima di per sé. Per seminare il dubbio e coltivarlo fino a farlo diventare certezza, che la Roma debba, o addirittura voglia, disfarsi di un patrimonio come Nicolò Zaniolo. E per cosa? Per danneggiare l’immagine già parecchio logora(ta) della società? Per attirare i click dei tifosi di Juventus e Inter? Perché davvero c’è qualche fonte affidabile vicina a Zaniolo che fornisce notizie certe e, dunque, da pubblicare assolutamente, come codice professionale impone? Anche qui, di certezze ce ne sono poche, e ognuno può scegliere le versioni che preferisce per costruirsi le proprie, adattandole alla propria visione della Roma, di Zaniolo, del calcio italiano e di chi lo racconta.

Alla fine di tutto questo, comunque, le certezze del sottoscritto sono comunque più di una. Sono almeno tre. La prima: che Zaniolo non è un bad boy. La seconda: che Zaniolo ha una sorprendente capacità di rispondere sul campo alle critiche di cui è bersaglio, o alle varie narrazioni che lo riguardano. La terza: che Zaniolo è un giocatore della Roma. E forse è questa a dare veramente fastidio.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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