Ode al Dzeko volante

Il trucco della poesia è che si compone da sé. Non c’è artificialità, non ci sono grandi pensieri dietro. C’è solo una sensazione, una pervadente sensazione che porta ad agire senza porsi alcun limite. C’è un foglio bianco, una penna e un flusso di parole che si compongono, si sviscerano e si staccano dall’inconscio cristallizzandosi all’esterno, dove tutti possono vederle. Ma vedere non è capire. Vedere il prodotto finale non vuol dire aver osservato l’intero processo di creazione che c’è dietro. E perciò il rischio è quello di banalizzare. Di sbucciare la scorza e tralasciare la polpa che ne costituisce l’essenza.

Dzeko è così. Troppo grande per essere visto da vicino; troppo sopraffino per essere capito da tutti; troppo futuristico per esser guardato con gli occhi della tradizione. Come ogni evento innovativo, non tutti sono in grado di metabolizzarlo e apprezzarlo da subito; sarà più facile un domani guardare a tutto ciò che Dzeko è stato e piangersi addosso per non averlo capito. Definire Dzeko come un evento è il miglior modo per tratteggiare la sagoma di ciò che rappresenta per la storia della Roma. Non un giocatore, non un personaggio: un evento che ha fatto nascere altri eventi. 

L’ARIA BUONA

Lassù si respira un’aria buona, sicuramente migliore di quella che respirano gli altri. Ai 193 centimetri d’altezza da cui il bosniaco scruta il mondo che lo circonda ogni cosa sembra essere diversa, più nitida e dai contorni marcati. Oppure semplicemente è lui che sente quello che gli altri stentano a vedere, e immagina quello che gli altri non possono neppure sognare.

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La partita contro la Sampdoria è una gemma. Una delle tante che Dzeko ha accumulato nel suo forziere da quando gioca nella Roma. Entrambi i gol sono arrivati al volo. In entrambi i casi il pallone veniva da dietro. Solo che uno, il primo, l’ha realizzato con il piede sinistro, come se niente fosse. E il secondo l’ha realizzato col destro, col piattone, trasformando un gesto circense in una semplice mossa da allenamento. Il gol del pareggio contiene estro, fantasia, una spruzzata di pazzia e di ego – perché sennò quel tiro non lo provi nemmeno – e troppa qualità. Il gol del sorpasso è imbevuto della solita qualità, ma anche dell’esperienza nel gestire il difensore in marcatura, di intelligenza tattica per capire i tempi d’inserimento e inevitabilmente cattiveria.

Il rapporto tra Dzeko e un pallone in volo è simbiotico. Le due reti appena citate ne sono la prova, ma sono solo la punta di un iceberg di gol realizzati in aria, quando il pallone vola verso di lui e lui lo addomestica pennellando calcio.

I 2 PILASTRI

Impossibile non partire dalle 2 reti per eccellenza che bastano a consegnare al numero 9 le chiavi del cuore dei tifosi romanisti. Quella con il Chelsea e quella con il Torino sono due manifestazioni di una superiorità tecnica, psicologica ed emotiva da studiare in ogni dettaglio.

Parlando di Chelsea parliamo di Champions League, la competizione per club più importante a livello europeo. Il palcoscenico dei sogni le cui tende si aprono solo a chi i sogni sa trasformarli in realtà. E qui sopra è possibile vedere il video di un sogno che dura 4 secondi, che è il tempo che passa da quando Fazio fa un lancio dalle retrovie di 40 metri a quando il pallone termina la sua parabola dietro alle spalle di Courtois. Il pallone veniva da dietro, la velocità era elevata, Christensen era in marcatura, ma tutto ciò era solo un sottofondo per Dzeko. Coordinazione onirica, impatto col pallone idilliaco, rete biblica. 

In questo caso Dzeko è stato l’inizio e la fine. Prima fa la sponda di testa che serve Kluivert, poi mentre l’olandese ubriaca di dribbling gli avversari, si posiziona sul secondo palo, largo a sinistra. Sapeva che il pallone sarebbe finito lì, ma tra il pensare e il realizzare c’è di mezzo una corsa all’indietro per inseguire il pallone, un movimento a chiudere della gamba sinistra e una parabola a scavalcare il portiere difficile da analizzare a livello fisico. Era la prima partita dello scorso campionato. Era l’ultimo minuto. E l’esultanza è una delle più emozionanti degli ultimi anni.

LIEVITANDO

Anche il gol contro l’Inter è degno di finire nell’Olimpo delle migliori segnature di Dzeko in maglia romanista. Era la seconda giornata della stagione 2017-2018, e i neroazzurri erano ospiti nella capitale. L’esito della partita è a favore della squadra milanese, ma il momentaneo vantaggio di Dzeko è da cineteca. Passaggio filtrante a scavalcare di Nainggolan, corsa sul filo del fuorigioco del cigno di Sarajevo che prende posizione tra Skriniar e D’Ambrosio; poi stop di petto e tiro al volo prima che il pallone tocchi terra. Un gol da calcetto. In spazi angusti e tempi brevi. Ma tanto gli basta per creare capolavori.

Nella stagione 2016-2017 invece ne ha realizzato due nella stessa partita, quella contro il Pescara vinta per 3-2. Il primo è su calcio d’angolo, cross in mezzo e pallone impattato al volo mentre il bosniaco cadeva a terra spinto dal difensore alle spalle. Ma la sfera si infila lo stesso all’angolino.
Il secondo invece arriva 3 minuti dopo su assist di Perotti, che lo serve al centro dell’area e di girata, senza pensarci, col piede mancino, colpisce ancora. 

Poi c’è la fondamentale rete contro il Cagliari sempre dell’annata 16-17. Il risultato finale è di 1-0, quindi il gesto di fino dell’ex Manchester City viene divinizzato ancor di più dal peso specifico. La palla a tagliare la difesa cagliaritana di Rudiger si sposa con il movimento di Dzeko, che si libera della marcatura avversaria con forza e nel momento in cui il pallone tocca terra con il piatto destro consegna la vittoria alla Roma. Tutto con un solo, fluido, movimento.

ALTRI GOL VOLANTI

Di gol volanti ne ha fatti anche altri degni di nota, se si considerano anche quelli di testa realizzati ad altezze da vertigini.
Ad esempio il suo primo gol segnato con la maglia della Roma, contro la Juve, quando ha combattuto ferocemente con Chiellini e l’ha sovrastato condannando il centrale a vederlo decollare ed atterrare, impotente. Una dimostrazione di forza umiliante.

Proprio come nel caso del duello aereo vinto con Raul Albiol nella larga vittoria per 4-2 contro il Napoli, che ha costretto Reina a restare immobile e il pubblico partenopeo a subire passivamente.

Come non passare poi per il “Dzeko mascherato” di quest’anno? Quando il centravanti giocava con la mascherina a causa di una frattura allo zigomo, immaginarlo segnare in una partita importante come quella con il Milan con un gol di testa sarebbe stata una follia. Ma a lui non è importato e ha segnato un gol da inchino per le condizioni in cui era. E infatti la mascherina si è sfilata, come in segno di rispetto.

“Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita”, diceva Alda Merini. 
Così è Dzeko.
Poesia che corre su un campo di calcio difficile da vedere.
L’espressione di un calcio aeriforme che non può essere etichettata né definita.
È bellezza.
E la bellezza, si sa, non è per tutti.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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