Pallotta Go Home, ma chi compra la Roma?

Roma si è svegliata Domenica scorsa con una serie di striscioni, anche di cattivo gusto, contro il presidente Pallotta. Anche alcuni gruppi della Sud si sono uniti alla contestazione, ritardando l’entrata sugli spalti nella gara contro il Genoa.
Stufi delle solite menzogne. Questo era il senso della protesta, espresso tramite apposito comunicato.

E’ ovvio che il cammino sin qui deludente della Roma abbia acuito il malcontento dell’ambiente, tuttavia c’è da sempre una buona parte della tifoseria che mal sopporta la proprietà americana.

Nessun titolo vinto e troppe cessioni eccellenti.

Se vogliamo, il riassunto delle critiche potrebbe essere questo, condito a volte da allusioni al fatto che Pallotta e soci stiano addirittura lucrando con la Roma.

Vige sempre la libertà di pensiero ed espressione ma prima di muovere critiche, magari giuste, bisognerebbe a mio modesto parere documentarsi e tenere in considerazione dei fattori ormai imprescindibili nel calcio di oggi.
Qualunque sia la proprietà, presente e futura, il ragionamento non può prescindere dai fattori che andrò di seguito ad elencare.

Il primo, e probabilmente il più importante, si chiama Fair Play Finanziario (FPF).

Qualche audace speaker radiofonico asserisce da tempo che il FPF non esiste. In epoca di terrapiattisti, tale affermazione ci può anche stare, tuttavia basta andare sul sito dell’UEFA per capire che esiste e si applica.
Senza entrare troppo nel merito, il concetto fondamentale di questo meccanismo è basato sul pareggio di bilancio. Non si può spendere più di quanto si incassa.

Il tutto è partito dalla stagione 2012/2013.
Nel biennio 2013/2014 e 2014/2015 c’era una soglia di 40 Milioni più altri 5 di tolleranza, entro cui ci si poteva muovere.
Nel biennio 2016/2017 e 2017/2018 tale soglia è stata abbassata a 30 Milioni, più 5 di tolleranza.

Per usufruire della soglia, bisogna però coprire i debiti tramite aumento di capitale, cioè immissione di liquidità corrispondete alla perdita avuta.

Non concorrono in questo bilancio le sponsorizzazione che avvengono da società del gruppo proprietario del club.

Per la cronaca, la Roma ha sforato la soglia dei 40 milioni nel primo biennio, subendo una penalizzazione tramite una sorta di amministrazione controllata, ed ha usufruito della tolleranza nel secondo biennio.

Questo vuol dire che la proprietà americana ci ha messo più soldi di quanti ne abbia incassato. Dato di fatto documentato dai bilanci che sono pubblici e dalla sanzione ricevuta dall’UEFA.

Domanda che potrebbe venire in mente. Cosa succede a chi non rispetta le regole?
Risposta semplice: non può partecipare alle coppe organizzate dall’UEFA (cioè la Champions League e l’Europa League).

Dato per scontato che il Fair Play Finanziario esiste e vive in mezzo a noi (anche se i terrapiattisti diranno il contrario), bisogna considerare un altro importantissimo fattore: il fatturato.

Concorrono alla base di calcolo del Fair Play Finanziario i ricavi ottenuti dagli incassi delle partite, dai diritti televisivi e dalle sponsorizzazioni (come scritto prima, non quelle “in proprio”).
Qualora le spese siano superiori ai ricavi, bisogna risanare il bilancio tramite cessioni di giocatori (valgono in questo caso le plus valenze, cioè la differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto).

Per contestualizzare il discorso alla Roma, e quindi avere un quadro più completo di un eventuale cambio di proprietà, vediamo quanto mediamente la Roma vale in termini di fatturato.
Nelle tabelle che seguono, ho analizzato i dati di fatturato delle stagioni (il fatturato di misura nell’arco di una stagione calcistica) che vanno dal 2012/2013 al 2016/2017, per quanto riguarda i top club italiani e quelli europei.
Ho considerato questo arco temporale perché i dati sono più facilmente reperibili, ma aggiungendo anche l’ultima stagione le cose non cambiano quasi per nulla.

Roma

Fatturato club italiani

Roma

Fatturato club europei

La Roma è la quarta squadra del campionato italiano, dietro Juventus, Milan ed Inter e poco sopra il Napoli che però, in un paio di anni, ha avuto il fatturato superiore ad essa.
La Juventus fattura mediamente il doppio della Roma.
I top club europei fatturano mediamente quattro volte quello che fattura la Roma.

Vista così appare sin troppo semplice. La Juventus vince in Italia ed il Real Madrid vince in Europa. In realtà se consideriamo le rivali di Juve e Real in questi anni, vediamo che non è così automatico.

Il terzo fattore che bisogna considerare, nell’ottica di un cambio di proprietà della Roma, è quello del monte ingaggi.
Ho reperito i dati della spesa lorda in termini di stipendi delle squadre viste nelle tabelle precedenti nelle relative stagioni. Ci potrebbe essere qualche discordanza in quanto non vi è omogeneità in alcuni casi ma i discostamenti che ho trovato non sono per nulla rilevanti.
Vediamoli nelle tabelle che seguono.

Roma

Monte ingaggi club italiani

Roma

Monte ingaggi club europei

La Roma è la terza squadra italiana per ingaggi medi (era la seconda prima dell’avvento della folle proprietà cinese del Milan).
I top club europei spendono mediamente tre volte quello che spende la Roma, pur avendo un fatturato medio pari a quattro volte quello dei giallorossi.
Il Napoli spende sensibilmente meno della Roma.
La Roma mediamente spende più dell’Inter, pur avendo un fatturato medio inferiore.

Un ultimo dato che voglio condividere, che si riallaccia con i commenti alle tabelle degli ingaggi, è quello della percentuale degli ingaggi sul fatturato.
Il dato è riportato nella tabella che segue.

Roma

Percentuale ingaggi sul fatturato

Come si può notare, c’è una squadra che arriva quasi al 60% del fatturato. Indovinate qual è?
L’unica che gli si avvicina è il Barcellona, ma con un margine nettamente più alto dettato dal fatto che il fatturato è il quadruplo di quello dei giallorossi (la percentuale è comunque inferiore).

Alle spese degli ingaggi vanno aggiunti gli ammortamenti, le spese di gestione, gli stipendi dei dipendenti, le tasse, il costo dell’organizzazione delle partite, lo stadio (per chi non ha quello di proprietà) e tanti altri fattori, tipici di una gestione aziendale.
Morale della favola è che l’unica squadra che deve gioco forza vendere calciatori per arrivare al pareggio di bilancio è la Roma, in virtù del monte ingaggi che di fatto non si può permettere.
Attenzione, negli ultimi anni alcune squadre hanno aggirato la regola delle sponsorizzazioni in proprio tramite artifizi (PSG, Manchester City ed Inter) ed hanno gonfiato i bilanci con plusvalenze assurde (Juventus e Inter).
Cosa accadrà a queste squadre? Probabilmente nulla, tuttavia l’UEFA e la FIFA hanno promesso di vigilare e di punire i responsabili. Staremo a vedere.

Fatte queste considerazioni, torniamo al tema principale dell’articolo.

La Roma è una società in vendita? Attualmente no, ma siamo comunque in regime di libero mercato.

La Roma sarebbe un affare? Assolutamente sì.

Il fatturato è stabilizzato sui 170 Milioni, nel peggiore dei casi (qualificazione in Europa League). Una proprietà attenta potrebbe fare quello che fa Aurelio De Laurentis a Napoli o Claudio Lotito con la Lazio, cioè fare profitti.
Basta abbassare il monte ingaggi. Roma è comunque una pizza ambita e calciatori per una buona squadra da quinto/sesto posto si troverebbero.
Potremmo quindi sicuramente aspirare ad una proprietà di questo genere.
Poche cessioni, monte ingaggi basso, squadra giovane, grande plus valenza quando si imbrocca l’acquisto giusto e magari disputare una finale di Coppa Italia per poi vincere casualmente qualche Supercoppa.

Da quello che si sente, questo è uno scenario che non dispiacerebbe alla maggior parte dei tifosi giallorossi. Per intenderci, non dispiacerebbe a quelli che non perdono una partita del Liverpool per vedere Salah ed Alisson e guardano l’Inter per vedere Spalletti e Nainggolan. Insomma a quelli che hanno il mal di cessione.

E se arrivasse lo Sceicco? Viste le considerazioni fatte in precedenza, cambierebbe poco. Il nodo centrale è il fatturato e finché non lo si aumenta, può arrivare chiunque ma non potrebbe spendere quello che spendono i più grandi club.
Spero che questo sia chiaro.

Che proprietà auspicarsi quindi per il dopo Pallotta? Ma soprattutto, è auspicabile un dopo Pallotta?

Per rispondere a queste domande, faccio un’ultima considerazione.

Perché mister Pallotta non fa come De Lauretis e Lotito e si mette a guadagnare con la Roma? Abbiamo visto, numeri alla mano che lo potrebbe fare, tuttavia la proprietà americana ha pensato a guadagnare in un modo diverso.

La vera ragione dell’investimento americano a Roma si chiama stadio di proprietà.

Il più grande investimento privato che sia mai stato fatto nel nostro paese. Un miliardo e duecento milioni di importo lavori, che si tradurrebbe in una pioggia di denaro per la AS Roma nell’immediato (stimati 40 Milioni) e nel futuro (si parla di 250-300 Milioni di aumento di fatturato progressivo nel tempo).
Pallotta ed il suo gruppo hanno ambizioni ben più grandi di quelle dei De Laurentis, Lotito, Pozzo o Preziosi (cioè fare utili di qualche milione di Euro l’anno).

L’obiettivo americano è quello di trasformare, tramite il progetto stadio ed il concomitante e conseguente aumento di competitività della squadra (che deve per rosa esserci, e per questo la Roma spende tutti quei soldi nei calciatori), la Roma in una macchina da centinaia di milioni di Euro di utile.
Non si può spiegare altrimenti un tale dispendio di denaro, in una paese dove per fare uno stadio bisogna combattere anche contro le rane negli stagni.

Per questo, mi sento di chiedervi quindi, una domanda finale: ma vale davvero la pena cambiare proprietà?

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