Paola Di Caro : “Roma sorridi, hai un grande futuro davanti a te”

Ernesto: “Ciao Paola, innanzitutto permettimi di ringraziarti per il tuo tempo e la tua disponibilità. Cominciamo questa chiacchierata da Roma-Torino che sarà la prima di ritorno dei Giallorossi. All’andata decise una prodezza di Dzeko e tutti credevamo che la squadra sarebbe stata protagonista in campionato. Poi cosa è successo?

Paola: “La macchina non era pronta, era stata preparata tenendo conto di alcuni giocatori che non si sono inseriti, primo fra tutti Pastore, e nella quale altri non erano pronti fisicamente, tra questi i senatori come Dzeko, Fazio e Kolarov in forte ritardo di condizione. Il mix vecchi-nuovi non è scattato, ne tra i nuovi acquisti ne tra i giovani-vecchi. Di Francesco era ripartito dalle certezze dello scorso anno ma senza Nainggolan e Strootman e con una nuova formula da trovare. Sembrava si fosse sprecata tutta la lunghissima preparazione e c’è voluto del tempo per portare in condizione i giocatori e trovare il giusto modulo, abbandonando il 4-3-3 per il 4-2-3-1. La speranza è che questo porti alla Roma soddisfazioni nella seconda parte di stagione.”

Strootman Nainggolan

Strootman e Nainggolan. Due pedine che hanno lasciato Roma nel mercato estivo.

Ernesto: In estate tutti erano concordi sul fatto che, perdita di Alisson a parte, la rosa della Roma fosse migliorata soprattutto per il ventaglio delle scelte. Alle difficoltà che, giustamente, hai evidenziato, aggiungo il fatto che per alcuni giocatori c’era bisogno di aspettare per dargli il tempo di integrarsi a Trigoria e nello scacchiere di Di Francesco. In passato per facilitare questo ambientamento, i giocatori tendevano a fare gruppo, per esempio andando a cena insieme, adesso l’impressione è che i giocatori tendano a stare per conto proprio. Secondo te mancano in questo senso elementi aggreganti come Nainggolan e Strootman che, con Manolas e Dzeko, tenevano unito il gruppo?

Paola: “Molto secondo me dipende da questo salto generazionale che ha fatto la Roma, gli interpreti sono giovani, vedi Kluivert e Zaniolo che hanno 19 anni, ed è difficile pensare che possano uscire a cena con uno di 33 anni come Dzeko. Credo però che ai vecchi sia pesato il fatto di avere cosi tanti giovani che dovevano imparare, che questo si sia sentito e che Di Francesco abbia avuto un problema di gestione. Anche Kolarov d’altronde, aveva evidenziato questo problema legato ai molti giovani, un cambio generazionale che però io reputo doveroso e che va incentivato il più possibile. La Roma si sta svecchiando, in alcune partite l’età media è stata di 30 anni, in altre di 23 anni. La strada più giusta è la seconda e mi pare che Di Francesco ora la stia seguendo in maniera più decisa.”

Ernesto: Riallacciandomi a questo discorso, quanto è importante la figura di De Rossi, fuori e dentro il campo?

Paola: “De Rossi è l’anima della Roma, ogni volta che lo sento parlare vedo il perfetto allenatore che potrebbe essere, anche per il modo in cui parla dei suoi compagni di squadra. L’ho sempre sentito parlare in maniera meravigliosa di tutti i suoi compagni, ad ammettere le responsabilità e a sostenere i giovani soprattutto nei momenti di difficoltà, per esempio quello vissuto prima delle vittorie contro Genoa, Sassuolo e Parma. Purtroppo ho paura che il De Rossi al quale siamo stati legati per cosi tanti anni della nostra vita, non lo rivedremo più, o almeno non con continuità. Ma la sua vita è qui nella Roma, in qualunque ruolo, io ribadisco il mio sogno di vederlo allenatore perché i giocatori sono tanti ma gli allenatori validi sono pochissimi e lui lo farebbe perfettamente, con carisma ed empatia.”

de rossi

Daniele De Rossi, Capitano e anima della Roma.

Ernesto: Quello di De Rossi e solo una della lunga lista di infortuni che ha colpito la Roma in questa stagione. Siamo a Gennaio ed è in corso il Mercato di Riparazione. La Roma pare non abbia il budget per fare un’operazione importante e le occasioni che può cogliere sono solo i cosiddetti “low cost”. Ritieni che Monchi debba intervenire e dove?

Paola: “In attesa di avere informazioni più chiare riguardo le condizioni di Juan Jesus, credo che la Roma necessiti di un difensore se si trattasse di uno stop importante, superiore al mese per intenderci. E resta il nodo DDR: senza garanzie sulla sua possibilità di rientrare nelle rotazioni, un altro centrocampista diventa necessario per dare il cambio a Pellegrini, Nzonzi e Cristante nei due centrali. Per il resto non vedo buchi. La squadra è molto forte e piena di soluzioni, Di Francesco ha una signora rosa per arrivare al quarto posto.”

Ernesto: Parlando di obiettivi. Se guardiamo la classifica, lasciando da parte la Juventus, per molti la Roma è ormai stata superata dal Napoli ed è anni luce distante dall’Inter. Pertanto si giocherà il quarto posto contro Milan e Lazio. Secondo te non vale la pena, puntando comunque ad un posto Champions, giocarsi al massimo le chance sulla competizione europea, provando a ripetere quanto fatto lo scorso anno e considerando anche il sorteggio con il Porto?

Paola: “Sicuramente la partita in Champions la devi giocare al massimo per i benefici economici che ti porta, ma non credo sia possibile quest’anno raggiungere la semifinale. Lo scorso anno la Roma visse uno straordinario momento difficilmente ripetibile. La rosa oggi è molto più debole delle squadre in corsa e se passasse il turno, la Roma si troverebbe dinanzi avversarie troppo superiori. Certo, devi continuare a fare bella figura e provarci, ma l’obiettivo resta il quarto posto ed andare avanti anche in Coppa Italia, seppur dopo l’eventuale passaggio del turno contro la Fiorentina potresti trovarti dinanzi la Juventus. Se non arrivi quarto ricominci daccapo, sarebbe un danno grave. Tornare in Champions ti permette di dare continuità e non dover rinunciare ai giocatori su cui punti ad inizio carriera o nel pieno, come Manolas o Under. Non sarà esaltante ma l’obiettivo è fondamentale.

Manolas nel momento più importante della sua carriera alla Roma.

Ernesto: Ti faccio 3 nomi. Pallotta, Monchi, Di Francesco. Considerando che in questo momento Baldissoni si sta occupando molto della questione stadio, queste 3 figure incarnano la società Roma, ma sono definite per motivi diversi “distanti”. Pallotta a migliaia di chilometri dalla Roma, Monchi da Di Francesco per via di scelte sul mercato più dettate dalla politica della plusvalenza che dalle esigenze dell’allenatore. C’è realmente questa distanza? Ritieni più giusto che i componenti principali di una società calcistica abbiano modo di lavorare più a stretto contatto?

Paola: “Sarebbe ideale, ma ci sono società di grandissimo successo che non hanno il presidente presente. La Roma è una società americana e va accettata cosi, anche se mi aspetto da Pallotta più vicinanza proprio perché lui è un personaggio travolgente, simpatico e riesce a portare entusiasmo. Alla squadra potrebbe servire avere una visione ed una presenza periodica, soprattutto in alcuni momenti dove è importante anche la sua tipica “carica” americana. Tra Monchi e Di Francesco vi è certamente una distanza ed è giusto che ci sia. Per me un DS non deve fare la squadra basandosi solo sulle esigenze dell’allenatore, a meno che sei Ferguson o Guardiola. Un allenatore è sempre il soggetto più a rischio se le cose vanno male. E in particolare in una squadra che punta sul trading come la Roma, bisogna adattarsi alle esigenze e ai giocatori che gli vengono consegnati, non il contrario. Inoltre è fondamentale il suo compito di valorizzazione di ogni singolo, anche eventualmente per monetizzare. Per questo ritengo che Monchi debba agire in autonomia rispetto alla costruzione della squadra.”

Ernesto: Di Francesco per te è l’allenatore solo del presente o anche del futuro?

Paola: “Dipenderà molto da come andrà avanti il progetto, io penso che, nonostante abbia fatto qualcosa di buono, Di Francesco non sia l’allenatore ideale per un lungo ciclo. Alla Roma servirebbe qualcuno in grado di far rendere al meglio tutti i giocatori che ha, una valorizzazione che non riguarda alcune “perle”, come lo scorso anno Dzeko o quest’anno Zaniolo, ma dei giocatori “normali”. Questo aspetto secondo me è mancato nell’ultimo anno e mezzo e questo lo ritengo il vero limite di Di Francesco, non il fatto di usarli ma di metterli nelle migliori condizioni per rendere al massimo.

Eusebio di Francesco, al suo secondo anno alla guida della Roma.

Ernesto: A proposito di futuro, come vedi quello della Roma? Credi che alla fine lo stadio si farà?

Paola: “Il futuro della Roma è molto legato allo stadio, anche se penso possa sopravvivere senza, come fanno tante altre squadre. Ci sono troppe variabili e non riesco a dare una risposta definitiva, ma la Roma a prescindere ha le forze per andare avanti e rimanere una società attrattiva, anche nel caso in cui Pallotta si stancasse della vicenda stadio e decidesse di mollare. Io sono sempre ottimista sul futuro perché è una squadra che si nutre d’amore, di interessi e, perché no, di pressioni di poteri. Roma è la Capitale ed è il luogo della politica, ci sarà sempre.”

Ernesto: Tu sei una frequentatrice assidua dello Stadio ed hai vissuto i cambi di presidenti della Roma nel corso del tempo. Questa evoluzione la vedi in senso positivo per l’arrivo di Pallotta oppure credi che le gestioni del passato, vedi Sensi o Moratti, rappresentino il miglior modo per guidare una società calcistica?

Paola: “No, il miglior modo di gestire una società è quello che segue i tempi. Io non guardo mai indietro e ritengo che ciò che abbiamo attualmente sia bello. Ho creduto molto sin dall’inizio alla Roma Americana e continuo a crederci e penso che, se lo Stadio potrà essere realizzato, ci potremmo togliere grosse soddisfazioni. In ogni caso è stato un bene “sprovincializzare” la società dandole una visione e un’immagine importante all’estero. Se oggi Pallotta decidesse di andare via, avrebbe comunque fatto tantissimo. È poi impossibile secondo me pensare che si possa tornare indietro a figure che non possano sostenere i costi attuali di gestione di una società calcistica. Io vedo quasi esclusivamente positivo il passaggio della Roma Americana, nonostante i dolori delle cessioni per le plusvalenze. Il mondo adesso va avanti cosi. Oggi la squadra ha più valore ed ha un marchio importante, io mi ritrovo molto nella politica attuata da Pallotta per il rispetto dei valori e per il messaggio che vuole trasmettere.”

James Pallotta presidente della As Roma

Ernesto: “Paola torniamo ai temi più attuali con una provocazione per te. Roma-Torino: in campo scegli Schick, Dzeko o entrambi?

Paola: “Per il mio sogno tutti e due insieme, e per tutte le partite! Penso che la Roma abbia una coppia di centravanti che, tolta la Juventus, non ha nessuno. Sono gli attaccanti più bravi in rosa, ali comprese, e mi spiace che Di Francesco non abbia mai provato a far convivere i giocatori più dotati e che hanno più gol potenziali nei piedi. Dzeko con un anno in più ed uno Schick emergente potevano rappresentare un ottimo mix, anche per le caratteristiche particolari di ognuno. È un grosso peccato non averli visti insieme. Comunque contro il Torino secondo me giocherà Dzeko.”

Per Roma Torino sarà confermato Schick o tornerà titolare Dzeko?

Ernesto: Il tutto è però strano se ci pensi, perché in altri reparti Di Francesco ha comunque provato altre soluzioni, per esempio la difesa a 3 o il centrocampo prima con 2 mezzali ora con il trequartista. In attacco invece è fondamentale la presenza delle ali, il che ci impedisce oggi di capire se questa squadra poteva esprimersi al meglio giocando a 2, magari con un normale 4-4-2.

Paola: “Esatto, peraltro sarebbe giusto ricordare che la partita per la quale Di Francesco verrà ricordato si giocò con Dzeko e Schick, il match finora più importante della sua carriera anche se io gli auguro di giocarsi partite ancora più importanti. A quella intuizione secondo me “poteva e doveva dare seguito.”

Ernesto: “Grazie mille Paola, buon campionato e sempre Forza Roma!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *