Paulo Roberto Falcao, il Divino

Falcao, ovvero un nome che nell’immaginario viene da sempre associato automaticamente alla Roma. Una storia intensa, leggendaria, a tratti mistica, che lega il calciatore brasiliano ai colori giallorossi. Ci sono state, in questi anni, partite storiche, momenti indimenticabili, grandi ed immensi capitani, romani e romanisti. Arrivi, partenze, adii storici e guerre fratricide tra quelli contro e quelli a favore.

Il mito di Paulo Roberto Falcao, tuttavia, sopravvive su tutto, come un qualcosa di soprannaturale, di Divino, appunto.

Falcao arriva a Roma nella stagione 1980-81, e, a testimonianza che in fondo i tifosi della Roma di allora non eran tanto diversi da quelli di adesso, viene accolto con uno scetticismo nemmeno troppo velato. Le voci, sempre più insistenti, parlavano di un grandissimo acquisto brasiliano da parte del presidente Viola. In città si sognava un solo nome, vale a dire quello di Arthur Antunes Coimbra, detto Zico. Quando si scoprì che invece del fantasista di Rio de Janeiro, arrivava il biondo centrocampista Gaucho, per tutti sconosciuto, la delusione fu tanta.

A Porto Alegre, invece, sapevano benissimo cosa avevano perso. Falcao li aveva portati dove mai erano arrivati (vittoria del campionato brasiliano per ben 3 volte) ed avevano addirittura sfiorato la vittoria della Coppa Libertadores (la nostra Coppa dei Campioni). I tifosi brasiliani lo conoscevano benissimo. A Roma, invece, erano in pochi a sapere chi stava arrivando. Nessuno poteva immaginare che sarebbe arrivato colui che avrebbe cambiato per sempre la storia del club.

Ci mette poco Paulo Roberto a far vedere a tutti di che pasta è fatto. Classe cristallina, regista sapiente e fortissimo mediano. Falcao, come lo definiranno successivamente tutti i suoi compagni, è il calciatore universale. Uno di quelli che, da solo, è capace di cambiare il volto di una squadra. Per fare un paragone che possano capire i tifosi più giovani, è come se prendessimo le caratteristiche di De Rossi, Strootman, Nainggolan e Pjanic e le mettessimo tutte su un solo calciatore. Quello era Falcao. Diventa subito il leader incontrastato della Roma di Niels Liedholm ed i tifosi, incantati dalle sue giocate, lo ribattezzano con un soprannome che rende l’idea della sue immensa classe: il Divino.

La prima stagione porta la Roma a combattere fino alla fine con la Juventus per la conquista del titolo. E’ l’anno di quel Juventus – Roma del 10 maggio 1981. Quella del gol di Turone, che avrebbe ribaltato l’esito del campionato. E’ proprio in quella partita che Falcao conferma di essere un calciatore in grado di cambiare il volto di una intera squadra. La Roma è cattiva, grintosa, quasi ai limiti della scorrettezza. Doti che storicamente, non erano mai appartenute alla squadra giallorossa (e che negli anni, ahinoi, non le vedremo molto spesso). Soltanto la clamorosa svista del guardalinee che annullò il gol della vittoria non consentì alla Roma di portare a casa la vittoria ed il conseguente scudetto. Arrivò tuttavia, al termine della stagione, la vittoria della Coppa Italia.

Nel Campionato 1981-82 Falcao è protagonista in chiaro scuro. Trascinatore assoluto, con la Roma capolista che aveva, grazie ad un suo gol espugnato anche il Comunale di Torino (contro la Juventus), fino alla gara del 22 novembre 1981. A San Siro, sul risultato di 2 a 2, al 35’ del primo tempo il Divino viene espulso per un intervento a piedi uniti su Alessandro Altobelli. La Roma perderà quella partita e Falcao verrà squalificato. In Brasile certi interventi sono considerati normali ma in Italia ci saranno invece tante polemiche che coinvolgeranno il centrocampista brasiliano. Sarà la svolta negativa della stagione con la squadra giallorossa, non più in grado di lottare per il titolo, che arriverà in zona UEFA.

E’ l’anno che porta al Mondiale di Spagna dove Falcao diventerà il leader indiscusso del Brasile che in molti definiscono il più forte della storia del calcio. Ci sono Junior, Zico, Cerezo, Socrates, Eder ma il più forte è lui, il Divino.

E’ diventato ancora più forte e decisivo e la Roma, nella stagione 1982-83, vince il secondo Scudetto della sua storia, al termine di una cavalcata trionfale che la vede protagonista sin dall’inizio. I momenti difficili, tuttavia, non mancano di certo. Il 6 marzo 1983 la squadra giallorossa veniva sconfitta allo Stadio Olimpico dalla Juventus, in quella che rischiava di essere una sfida decisiva per la vittoria finale. Al gol di Falcao al 63’, i bianconeri avevano risposto con Platini al minuto 83 e con Brio 3 minuti più tardi, fissando il risultato sul 2 a 1 finale.

Il 13 marzo la Roma gioca a Pisa, sette giorni dopo la sconfitta nello scontro diretto. E’ una partita da vincere a tutti i costi, per evitare di ridare slancio alla Juventus, avvicinatasi pericolosamente dopo la vittoria della giornata precedente. Ci sono più 5.000 tifosi giallorossi al seguito e l’Arena Garibaldi sembra una succursale dello Stadio Olimpico. Serve una partita di gran carattere perché la squadra toscana non è avversario facile. Sale in cattedra il Divino che prima la sblocca al 13’ del primo tempo e poi sfoggia una prestazione di gran classe. Finisce 2 a 1 per noi ed il sogno Scudetto può continuare senza più intoppi.

La Stagione 1983-84 (la quarta di Falcao) porta alla Roma una Coppa Italia ma, soprattutto, una indimenticabile cavalcata in Coppa dei Campioni. Falcao è sempre più il leader della squadra e, grazie alla sua classe immensa, la squadra giallorossa arriva a giocarsi la Finale del massimo trofeo continentale. E’ il 30 maggio 1984 e, allo Stadio Olimpico, sì, proprio a casa nostra, si gioca Roma – Liverpool. Gli inglesi sono in quegli anni una squadra stellare e partono da super favoriti. La gara però termina 1 a 1 e per deciderla ci sarà bisogno dei calci di rigore. Il Divino è infortunato al ginocchio ma ha giocato lo stesso con una infiltrazione. Nel momento della designazione dei rigoristi, Falcao non ne ha più. L’effetto dell’anestetico è terminato da tempo ed il calciatore brasiliano preferisce non calciare il rigore.

L’esito di quella finale purtroppo lo conosciamo tutti e sarà, anche l’inizio della fine dell’idillio tra Falcao e la Roma. In molti rimprovereranno il Divino di non aver avuto il giusto coraggio. Quel rigore doveva calciarlo anche con un piede solo. Ci saranno molte polemiche e Falcao, dopo una stagione con sole 8 presenze totali, condizionata da problemi fisici, lascerà il club giallorosso.

In realtà, tuttavia, la storia d’amore tra Falcao e la Roma non terminò mai. Non sarà certamente un episodio, le cui circostanze tra l’altro non sono state mai realmente chiarite, ad offuscare una leggenda.

Paulo Roberto Falcao, il Divino, è la Roma.

Il calciatore brasiliano rappresenta il punto di svolta, dopo il quale, la Roma si è ritagliata un ruolo importante nella storia del calcio. Basta guardare i risultati prima del suo arrivo e quelli avuti dal suo avvento in poi. La Roma di Falcao è quella che sfidò la super potenza bianconera. E’ quella che sfiorò l’impresa storica. E’ quella dei trofei e dei piazzamenti prestigiosi. Da quel periodo in poi la Roma ha iniziato a contare di più nel panorama calcistico nazionale ed internazionale. Non ci sarebbero stati lo Scudetto del 2001, le partecipazioni in Champions League, i trofei e gli scudetti sfiorati, senza la Roma di Falcao.

Per questo il Divino è, e sarà per sempre, un punto cardine della storia della Roma e la sua immagine deve essere tramandata nel tempo, conservata e protetta, come tutte le storie leggendarie.

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