Primavera: analisi di Milan – Roma 0 – 0

Altro pareggio per la Roma, questa volta in trasferta a Milano, con il Milan, nel turno infrasettimanale valevole per la 14° giornata del Campionato Primavera 1. Non tornano i tre punti quindi, ma torna il Clean Sheet, il quale mancava dalla gara interna contro il Torino alla fine di gennaio (4-0). Punto importante invece per il Milan che, dal rientro in campo dopo la sospensione, non riesce a trovare continuità di risultati, alternando buone prestazioni a vere e proprie debacle. A vedere il bicchiere mezzo pieno non era scontato fare punti con la prima della classe, seppur in un momento non brillantissimo.

Forse consapevole di questo, e di come le assenze prolungate di Zalewski (capocannoniere della squadra) e Bove stiano incidendo sulla produzione offensiva, Alberto De Rossi decide di schierare i suoi con un inedito 3-5-2. Tall viene affiancato da Satriano nel ruolo di vertice offensivo, lasciando al dinamismo di Milanese, nominalmente mezz’ala destra, e ai frequenti smarcamenti (o progressioni) di Providence (titolare al posto di Ciervo) l’onere di occuparla a seconda del contesto. Altro cambio per i giallorossi rispetto alla gara precedente è in porta, dove viene schierato l’unico 2004 in campo, Davide Mastrantonio.

Il Milan risponde con un 4-3-3, e un regalo dalla prima squadra, ovvero il “fuori quota” Jans Petter Hauge, non presente nella lista UEFA e dunque non convocato per il match contro il Manchester Uniteed. Ad onor del vero, il 10 rossonero si accende solo a tratti, generando sì un paio di occasioni non concretizzate dai suoi compagni, ma per il resto della gara è costantemente fermato, anticipato, disinnescato da Ndiayè, il migliore in campo tra i suoi, insieme a Milanese.

Primo Tempo

L’inizio della partita vede il Milan più aggressivo e più in controllo dei ritmi, affacciandosi subito dalle parti di Marcantonio con una buona azione individuale dell’ala destra Roback. In fase di non possesso i rossoneri pareggiano la linea a 3 romanista che non riesce quasi mai ad appoggiarsi al suo regista difensivo Tripi. Per provare a rendere più pulita la costruzione, talvolta è Darboe ad abbassarsi per offrire un’ulteriore linea di passaggio. Le uniche occasioni che la Roma riesce a creare nella trequarti offensiva è grazie a triangolazioni veloci e ben eseguite sulla fascia di destra tra Podgoreanu e Milanese.

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La trama tattica si infittisce una volta che il Milan abbassa i ritmi, attorno al 20’. Lo spazio liberato dalla doppia punta mette in risalto le qualità di Providence, il quale è libero di ricevere con i piedi sulla linea e puntare il proprio avversario quando possibile (generalmente in continuo raddoppio) oppure di smarcarsi nel mezzo spazio di sinistra per lasciare il corridoio ad un Feratovic sempre più intraprendente. La fluidità delle catene laterali giallorosse, l’alternanza tra gestione del possesso e verticalità non appena possibile, è ciò che maggiormente contraddistingue l’identità che l’allenatore Alberto De Rossi dona alla sua squadra.

In questo contesto, con la Roma ormai padrona del campo, Milanese centra il palo con uno splendido destro incrociato da posizione defilata appena fuori l’area di rigore. Altro triangolo sulla fascia destra tra Tripi e Podgoreanu, il quale di prima serve lo smarcamento di Milanese nel mezzo spazio. Quest’ultimo finta la percussione centrale per eludere due avversari rossoneri e per spostarsi la palla sul piede forte.

Non cambia il trend fino al duplice fischio. I giallorossi non hanno tante occasioni, così come il Milan, ma sprecano spesso le opportunità per crearle, o nell’ultimo passaggio oppure per troppa fretta. Opache le prestazioni dei due numeri nove, i quali abbassano bene la linea difensiva avversaria, e provano a giocare di sponda per far risalire la squadra, ma faticano a trovare spazio nel traffico dell’area avversaria. Altra prova opaca è quella dell’esterno destro israeliano. Bene fino all’ultimo quarto di campo, ma molto male nelle scelte e soprattutto nell’esecuzione tecnica dei cross per gli attaccanti (altra chiave, questa volta non sfruttata, per leggere la disposizione offensiva).

Secondo Tempo

L’avvio della ripresa è molto simile a quanto visto nel primo tempo. Milan in controllo, più pimpante, e Roma che fatica a risalire. La catena sinistra rossonera inizia ad acquisire centralità nello sviluppo della manovra, con Hauge maggiormente coinvolto al rientro. Le occasioni più pericolose dei rossoneri arrivano proprio da quel lato, dove il norvegese in due occasioni riesce ad eludere il raddoppio avversario servendo dall’esterno l’appoggio alla mezzala smarcata in area di rigore.

Ma come nel primo tempo, è la Roma ad avere l’occasione migliore per passare in vantaggio. E se con Milanese il palo era conseguenza di un’invenzione, quello preso da Darboe è da mani nei capelli. Al 73’, con la Roma di nuovo in controllo grazie anche al subentro di Ciervo che rinvigorisce la catena di sinistra, Milanese sfrutta un erroraccio nel giro palla difensivo milanista per servire l’8 giallorosso completamente solo all’interno dell’area di rigore. Il tiro è di prima, pulito, e verrebbe da prendersela con la sfortuna per il legno colpito, se l’ivoriano non avesse avuto la totale libertà per fare qualsiasi cosa per depositare la palla in rete. Anche tirare di prima, bene, di collo. Però segnando.

Ciervo termina l’esperienza della doppia punta, prendendo il posto di Satriano, e accentrando definitivamente il francese e quindi offrendo più spunti per gestire il pallone sulla sinistra. Per il resto, ancora una volta come nel primo tempo, la partita scivola via senza troppe emozioni. Continuano a mancare le occasioni romaniste, perché continuano ad essere interrotte prima di poterle definire in quella maniera (clamorosa quella di Providence che non riesce a servire proprio Ciervo su una transizione offensiva 4 contro 4).

Bordocampo

Purtroppo la Roma non torna a vincere, ma la sensazione è che l’identità di squadra e l’abnegazione con cui tutti gli interpreti si mettono a disposizione dell’allenatore, cambiando spesso ruolo o compiti in campo, anche nella stessa partita, non ha mai abbandonato il campo. Da sottolineare ancora la grande prova di Codou Ndiayè, classe 2002, che non solo non si è fatto intimorire da un giocatore più esperto e imprevedibile come Hauge, ma in alcuni momenti lo ha davvero frustrato interrompendo ogni sua iniziativa.

Al termine della gara De Rossi dice: “Sono soddisfatto della prestazione, questa soddisfazione supera il rammarico per il punteggio. Sono rammaricato, ma tranquillo perché la squadra è viva”.

E noi non possiamo essere più d’accordo.

Daje Roma!

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