Roma, fine di un ciclo. Tante cessioni e io… ricomincio da tre

Tutti i viaggi, anche i più lunghi e difficili, cominciano con un piccolo passo. Ma per la Roma, quella nuova di Dan Friedkin, ne serviranno molti di più. Distruggere per creare, è un po’ la sintesi della missione – che adesso sembra “impossible” con la nuova stagione ormai alle porte – della nuova proprietà che al suo arrivo (ancora etereo) a Trigoria ha trovato le macerie economiche lasciate dalla precedente gestione Pallotta.

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Un lavoro titanico quello che attende Friedkin, che ha scelto la via della continuità, confermando al timone Guido Fienga e Morgan De Sanctis in attesa della vera e propria rivoluzione. Questo, però, non si tradurrà in campo: perchè adesso il tifoso, che da allenatore che era è diventato anche commercialista e dirigente, vede solo la punta dell’iceberg. Ergo, chi scende in campo. E se i risultati delle ultime due annate sono stati terribilmente deludenti, qualcosa bisognerà pur cambiare.

Perciò via tutti i pesi, tutti quelli che hanno deluso, quelli che hanno offerte capaci di portare (maledette) plusvalenze, chi ha un ingaggio non in linea con i tempi e con il rendimento in campo. Prima di rinforzare bisognerà attuare un’epurazione in pochissimo tempo, con giocatori che hanno già iniziato ad allenarsi a Trigoria agli ordini di Paulo Fonseca – confermato per convinzione? O per mancanza di tempo? -. Ce n’è per tutti, in tutti i ruoli.

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Robin Olsen partirà. La Roma è relativamente tranquilla per quanto riguarda il portiere svedese che, nei suoi mesi a Cagliari, è tornato “normale”: qualche offerta arriverà. Meno tranquillità per quanto riguarda Pau Lopez, dopo una seconda parte di stagione tragicomica a fronte di un grosso investimento per portarlo a Roma e sicuro partente in caso di offerta congrua (che difficilmente arriverà). Sarebbe bello puntare su portieri italiani, magari giovani – come Meret – o di sicuro affidamento – tipo Cragno -.

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Non si ha ancora la certezza di continuare con la difesa a tre vista dopo il lockdown o se ci sarà un ritorno all’antico e alla difesa a quattro. Ma in ogni caso Juan Jesus partirà (nelle ultime ore si è fatto pesantemente avanti il Genoa), mentre sarà più difficile piazzare Federico Fazio. Per la cessione di Aleksandar Kolarov all’Inter è questione di ore, visto che manca solo l’accordo per il conguaglio che i nerazzurri dovranno versare alla Roma.

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Si spera ancora nel ritorno di Chris Smalling, che comporrà la batteria dei centrali insieme a Gianluca Mancini e Roger Ibanez, due su cui i giallorossi scommettono per presente e futuro. È notizia “fresca” l’interessamento del Parma per Davide Santon, dopo il Besiktas, mentre le speranze di piazzare Bruno Peres sono ridotte al lumicino, ma Fonseca ha dimostrato di voler contare su di lui. Anche Alessandro Florenzi, di ritorno dal prestito al Valencia, non resterà: neanche in caso di conferma del 3-5-2. Su di lui restano sempre vigili Fiorentina e Atalanta.

A centrocampo il discorso è possibilmente più intricato. Perchè, a parte il confermatissimo Lorenzo Pellegrini, anche qui dipenderà tutto dalle cessioni. In linea teorica c’è anche Jordan Veretout nella lista degli intoccabili, ma se arrivasse un’offerta giudicata importante – o indecente – potrebbe partire anche uno dei migliori della stagione appena conclusa. Un po’ il discorso da fare per Amadou Diawara: se arrivano 30 milioni di euro parte, altrimenti resta per la gioia di Fonseca. Resta Bryan Cristante, che probabilmente il 99% dei tifosi accompagnerebbe con i propri mezzi in ogni città d’Italia e d’Europa, ma per vederlo lasciare la Capitale si può sperare solo in uno scambio (di plusvalenze).

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E arriviamo all’attacco. Come ormai ogni anno, da due stagioni a questa parte, dipende tutto da Edin Dzeko, il centravanti a cui i tifosi giallorossi sono rimasti aggrappati per sperare in qualcosa di meglio. Dopo le trattative saltate prima con il Chelsea, e poi con l’Inter, stavolta sembra possa davvero salutare e andare alla Juventus. Salutare il bosniaco aiuterebbe il bilancio giallorosso, ma sarebbe una catastrofe per il gioco di Fonseca che verte quasi esclusivamente sull’ex City. Anche Cengiz Ünder è al passo d’addio: da capire se al Napoli nello scambio con Milik o all’estero, magari in Premier League.

Justin Kluivert ha la valigia pronta, ma più passa il tempo più una sua cessione si fa difficile (Raiola sta lavorando per portarlo al Benevento, prima di spiccare il volo altrove). Per la cessione di Diego Perotti si continua a lavorare, anche se le voci “turche” ultimamente si sono affievolite. Per quanto riguarda Patrik Schick si attende solo l’annuncio ufficiale del suo trasferimento al Bayer Leverkusen (grazie Rudi!), con cui si proverà a riportare Smalling in giallorosso. Ma in attesa di capire cosa succederà, qualche certezza c’è.

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La prima, la più luminosa, porta il nome – e cognome – di Nicolò Zaniolo, con l’ormai idolo dei tifosi che sarà il cardine della nuova Roma di Dan Friedkin. Il numero 22, tornato dal grave infortunio al ginocchio, ha già messo in chiaro le cose con un paio di prestazioni spaziali. Insieme a lui, per questione d’opportunità visto che è appena arrivato in giallorosso a parametro zero, c’è Pedro Rodriguez, così come Henrikh Mkhitaryan e Carles Perez. Tanti, insomma, i nomi di una diaspora che Gianluca Petrachi non è riuscito portare a termine. Ma che, seppur con un po’ di dispiacere per un paio di elementi, bisognerà necessariamente compiere per tornare in alto, nel posto che compete alla Roma. “Distruggere per creare”, e io ricomincio da tre… da Mancini, Pellegrini e Zaniolo.

Appassionato di calcio, quindi di Roma, dal 1987. Giornalista per passione, sin da quando con Paint disegnavo prime pagine con la Roma campione d'Italia.

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