Roma. Il bilancio di metà stagione.

La Roma conclude il girone di andata con una vittoria fondamentale contro il Parma, chiudendo l’anno al sesto posto in classifica. La redazione di Febbre da Roma si riunisce per parlare della Roma che è stata e di quella che sarà. 10 domande (più una di bonus) tra le fitte maglie del mondo Giallorosso. Buona lettura!

Siamo giunti al giro di boa, è pertanto giusto tracciare un bilancio partendo dal principio. L’estate ha visto partire Strootman, Nainggolan ed Alisson. Sono arrivati a Roma Pastore, Cristante, Kluivert, Olsen…
Ritenete la rosa a disposizione di Di Francesco ad oggi migliorata?

Daniele: Nel breve periodo no, hai perso delle certezze difficilmente rimpiazzabili nell’immediato; se però valutiamo la prospettiva allora Sì è migliore; la Roma ha un potenziale clamoroso, con Strootman e Radja difficilmente sarebbero usciti così bene Pellegrini e Cristante; per non parlare dei 3 diciannovenni Zaniolo, Luca Pellegrini e Kluivert.

Manuel: Sono partite tre personalitá forti prima che tre calciatori, sotto questo punto di vista la Roma é piú debole, ma Cristante, Zaniolo, Olsen, Nzonzi e la crescita esponenziale di Lorenzo Pellegrini stanno colmando il gap tecnico che le cessioni avrebbero potuto portare. La giovane etá di Zaniolo, Cristante e Pellegrini puó portare solo ad una crescita nel medio periodo. Senza contare Pastore che é comunque stato aggiunto alla rosa.
Quindi si, secondo me la rosa é superiore a quella dello scorso anno.

Edoardo: La Roma con le cessioni citate ha sicuramente perso qualcosa nell’immediato, ma in prospettiva il livello si alzerà senza alcun dubbio. Giovani interessantissimi e giocatori provenienti da altri campionati avevano la necessità di adattarsi a dinamiche diverse e a richieste differenti da un allenatore per loro nuovo. Sicuramente si potrà rispondere in maniera più accurata al termine della stagione, in quanto per adesso, abbiamo visto una Roma a due facce.

Giovanni: Nel rispondere a questa domanda bisogna inevitabilmente fare un discorso ampio. Quello che è chiaro è che la Roma abbia fatto una scelta precisa, ringiovanire la rosa, seguire una “linea verde” come ha detto Di Francesco nel post partita di Parma. Vero, le cessioni di Nainggolan, Strootman e Alisson hanno portato via da Roma calciatori affermati, maturi e importanti, ma l’obiettivo della Roma, ad oggi sembra chiaro, è di puntare sul lungo periodo. E i giovani sono stati scelti bene, tutti migliorano. Diverso è il ragionamento per quei calciatori che non appartengono alla linea verde: Marcano è un giocatore che sembra non essersi mai ambientato e di essere un calciatore che mai viene preso in considerazione dal mister, come Moreno lo scorso anno; Pastore e Nzonzi pesano molto economicamente e sono stati senza dubbio gli acquisti più importanti del mercato di Monchi, ma entrambi non hanno ancora mostrato il loro valore. Nzonzi ha alternato buone prestazioni ad altre meno buone, Pastore è stato fermato da infortuni, ma molto prevedibili visti i suoi ultimi anni. In generale le potenzialità della rosa sono più alte di quelle dello scorso anno, ma vedremo espressa questa forza più in avanti, bisogna crescere insieme. La Roma ha aumentato di molto il numero delle sue alternative, ha messo dentro giovani di eccelsa qualità, rischiando però nella scelta di quei giocatori più maturi che avrebbero dovuto fornire qualità nell’immediato.

Daniele: Io mi trovo in disaccorso su Nzonzi, probabilmente non lo si conosceva a Roma ma PER ME sta giocando benissimo… è esattamente quello che mi aspettavo. Sono d’accordo, purtroppo, su Pastore

Giovanni: A me piace tanto, ma qualche prestazione l’ha cannata, ci può stare, infatti per me il suo impatto è positivo comunque.

Edoardo: Io penso che se la squadra migliora, Nzonzi alza il livello e facilita il lavoro agli altri. Nel momento in cui la squadra soffre, non è di certo il primo ad elevarsi sugli altri. Nel contesto giusto è un grande giocatore, però per ora ha alternato buone prove ad alcune più opache, seguendo le prestazioni generali della Roma

Piero: A settembre ti avrei risposto sì. Oggi i dati smentiscono. Mi aspettavo molto di più da Pastore e Coric. Soddisfatto del rendimento di Nzonzi e Cristante. Zaniolo è stato una sorpresa. Su Olsen avevo tanta fiducia nel lavoro di Savorani, che è il vero fuoriclasse. Kluivert ha grandi potenzialità. Credo che vi siano ampi margini di miglioramento. Credo che a gennaio serva come il pane un centrocampista. Proverei a prendere Fabregas o Herrera, se non entrambi.

Federico: Certamente le cessioni di tre giocatori così importanti hanno penalizzato molto la squadra in partenza, perché occorre sempre un pò di tempo per riformare un gruppo. Alla lunga, però, sono certo(e gli ultimi risultati ne sono una prova) che la completezza della rosa risalti. La Roma è coperta in ogni ruolo, nonostante alcuni acquisti non siano certo stati azzeccati. Quindi si, credo che la rosa nell’insieme sia migliorata.

Roma
Monchi, Direttore sportivo della AS Roma
Prima giornata di campionato. Torino-Roma 0-1 Kluivert inventa, Dzeko colpisce. Partendo da questa partita quale campionato ti aspettavi dalla Roma?
Manuel: Mi aspettavo un campionato spalla a spalla col Napoli tra secondo e terzo posto, una qualificazione in Champions comoda.
Daniele: Mi aspettavo meno difficoltà, sicuramente una qualificazione comoda in UCL giocandomela con l’Inter e non lontano dal Napoli.
Edoardo: L’inizio stagione sembrava ripercorrere la linea dello scorso anno, con un gioco non spumeggiante, riuscendo a rimanere sempre in partita ma con un’incidenza importante dei singoli (Dzeko e Kolarov su tutti). Onestamente quindi, non mi aspettavo un girone d’andata del genere.
Giovanni: Dall’inizio della stagione e dal mercato fatto, mi aspettavo di vedere un campionato da squadra matura, con i singoli a trascinare dal punto di vista caratteriale. La Roma autoritaria che avevamo visto da febbraio dello scorso anno. Lontani dalla Juventus in classifica, ma a lottare col Napoli. Almeno 8 punti in più.
Mauro: Lotta per il terzo posto con l’Inter, guardando le altre da lontano. Nella prima parte di stagione sono stati persi troppi punti.
Piero: Dopo quella partita mi aspettavo un campionato nettamente diverso. Ritengo che la rosa della Roma sia inferiore solo a quella della Juventus, quindi di conseguenza mi aspettavo una Roma quantomeno al secondo posto.
Federico: Mi aspettavo senza dubbio un campionato più tranquillo, con meno cali improvvisi. Sono stato negativamente sorpreso dai risultati, ma le performance di quest’ultimo periodo mi rincuorano in parte. Però c’è tanto da lavorare per recuperare il terreno perso.
Atalanta, Milan, Chievo, Bologna. Cosa è successo alla Roma?
Piero: Bella domanda. Sicuramente non è facile capire che tipo di meccanismo si inneschi nella mente di un calciatore e nelle dinamiche di un gruppo. De Rossi ha dato la colpa alle cessioni. Io credo invece dipenda dal carattere dei calciatori in rosa, che si è dimostrato essere molto debole e probabilmente questo è il vero limite di questa squadra.
Giovanni: La Roma di inizio stagione era una squadra che aveva vissuto un’estate particolare, molti arrivi, alcune cessioni importanti per la tenuta del gruppo e dello spogliatoio. Visto lo stato confusionale c’era bisogno di pragmatismo e di aiutare i nuovi a calarsi nella vecchia realtà, che i suoi frutti li aveva dati. Di Fra invece ha subito cercato di gettare nella mischia nzonzi, pastore, marcano a Milano. Il risultato è stato avere una squadra slegata, che ha cambiato più moduli solo per favorire l’inserimento di Pastore (ricordo il 3-4-1-2 di Milano) piuttosto che inserire gradualmente il flaco nei vecchi schemi. Il risultato è stato avere una squadra che non aveva certezze ed è crollata mentalmente. Si poteva far meglio, e se il secondo brutto periodo della squadra è da imputare anche agli infortuni pesanti, le prime débâcle sono anche responsabilità di una, secondo me, sbagliata gestione delle risorse.
Daniele: Partite diverse in momenti diversi: con l’Atalanta la squadra è andata completamente in bambola e avrebbe meritato la sconfitta nonostante il vantaggio iniziale, con il Milan fu gara sostanzialmente equilibrata decisa nel finale; contro Chievo e Bologna c’è anche stata parecchia sfortuna, i dati oggettivi degli xG dimostrano che la Roma avrebbe, pur giocando sottotono, meritato la vittoria in entrambi i casi.
Manuel: Ragionerei partita per partita. Con l’Atalanta hai subito 3 gol in un tempo ma poi sei riuscito a pareggiarla, col Milan hai perso per un errore individuale nel finale di una partita equilolibrata, col Chievo, col doppio vantaggio la squadra ha perso completamente il polso della situazione, col Bologna secondo me il risultato mente, perché il campo ha detto altro. Questi sbalzi evidenziano il problema che ha la Roma di trovare una continuità di prestazioni prima che di risultati.
Mauro: Sono venute a nudo tutte le difficoltà tecnico-tattiche dell’allenatore, in maniera diversa: contro l’Atalanta si è pensato di fare partita pari sul piano dell’intensità, a Milano è stato proposto un 3-4-1-2 statico e senza nessuno che andasse in profondità, col Chievo ci è voluto un tempo per capire che Birsa era divenuto pericoloso nel mezzo spazio, a Bologna si è proposto il solito problema contro squadre chiuse.
Edoardo: È sicuramente difficile rispondere ad una domanda del genere, perché il calcio è uno sport complesso e le variabili all’interno di quest’ultimo sono molte. Ogni partita ha una propria storia anche se i risultati sono praticamente identici. Il comune denominatore tra queste 4 partite sembrerebbe essere il modulo, sempre diverso da quel 4-2-3-1 con il quale la Roma dimostrerà poi di esprimersi meglio. Poi però è doveroso dire che non è solo questione di numeri. La Roma passa in vantaggio sia con l’Atalanta che con il Chievo, subendo rimonte che mettono in risalto una fragilità mentale che si rivelerà fatale anche in altre occasioni nel corso del girone d’andata.
Federico: Tutte partite diverse ma con un unico fattor comune: un deficit di unione. In principio il gruppo non era coeso, il meccanismo non era oliato, né in campo né fuori, e il risultato è stato un crollo netto. Con il passare del tempo le cose sono andate al loro posto e il livello si è alzato, sebbene non abbastanza da acciuffare il quarto posto. O almeno non ancora.

Durissima la debacle contro la SPAL, uno dei passaggi falsi della Roma.

Durante questo scorcio di stagione Di Francesco ha proposto moduli diversi, nonostante il suo calcio preveda uno schieramento che si basa sul 4-3-3. Qual è stato il motivo?
Piero: Premetto che a mio avviso il modulo è soltanto un insieme di numeri e conta più l’approccio e l’interpretazione della gara, Di Fra ha dovuto cambiare perché la squadra non riusciva più a giocare come voleva lui. Nel suo progetto c’era un 4-3-3 con De Rossi (Nzonzi) Pastore (Zaniolo) Pellegrini (Cristante). Sono venuti a mancare gli apporti di Pastore e De Rossi, con Cristante che ha tardato a venire fuori. Ha perciò dovuto optare per un assetto diverso. Io nella seconda parte della stagione mi auspico un ricorso al passato, con Pellegrini, Pastore, Zaniolo e Cristante a fare le mezzali.
Manuel: Vari motivi. Dal lento adattamento di alcuni nuovi innesti agli schemi ai vari infortuni di uomini chiave come De Rossi e Dzeko, fino all’esplosione di Pellegrini e Zaniolo in un ruolo che inizialmente non era nemmeno previsto. Un buon tecnico deve saper adattare le sue idee agli uomini che via via si trova ad avere a disposizione e credo che Di Francesco piano piano lo stia iniziando a fare.
Edoardo: Quello del modulo è un discorso che andrebbe approfondito anche per analizzare alcune scelte fatte sul mercato. Pastore e Cristante erano arrivati per giocare da intermedi in un centrocampo a 3, con il vertice basso che poteva essere occupato da De Rossi o Nzonzi. Qualcosa è andato storto, prima ancora nelle valutazioni che in campo, e ci si è accorti che probabilmente, anche in relazione alle caratteristiche dei giocatori, era opportuno trovare altre soluzioni.
Federico: Tanti motivi. Dalla tarda esplosione di Cristante, proprio come Pellegrini, alla delusione Pastore, passando per gli infortuni di De Rossi e l’inserimento graduale di Nzonzi. Una serie di circostanze che hanno fatto virare il mister verso altri moduli al di fuori del 4-3-3. E a parer mio è meglio così.
Mauro: Più che moduli, contano i principi. In questo senso, Di Francesco non si è mai allontanato dalla sua idea di calcio, pur passando ad un 4-2-3-1. La Roma ha continuato ad esprimersi soprattutto con le catene di fascia, il pressing alto e la difesa a centrocampo, come da credo del proprio allenatore. È mancato, in molti casi, uno spartito tattico che rendesse la squadra più imprevedibile nel momento in cui, giocoforza, gli avversari togliessero la profondità alle spalle della propria linea difensiva e disinnescassero la pressione giallorossa con la palla lunga sulla punta o dietro Manolas e soci. Insomma, la Roma non ha ancora le idee chiare quando deve attaccare da possesso consolidato, anche se si inizia ad intravedere una bella intesa tra Cristante e le ali che stringono nei mezzi spazi, essendo l’ex Milan e Atalanta l’unico in grado di fornire un laser pass del genere tra i mediani della Roma.
Daniele: Nonostante il sentire comune dica il contrario, Di Francesco non è affatto un ‘ortodosso’ del modulo.
Il mister ha, semplicemente, adattato il gioco ai calciatori, cosa che aveva fatto anche al Sassuolo.
I numeretti dicono molto poco di una squadra e di un modo di intendere il gioco, nella Roma sono cambiati ma i dettami: gioco sulle catene laterali e pressione alta sono rimasti i medesimi
Giovanni: Per rispondere a questa domanda mi allontanerei dalle cose di campo. A mio avviso ci sono stati degli errori in fase di mercato, Monchi non ha preso giocatori scarsi, ma giocatori non adatti ai compiti che Di Fra dà ai suoi giocatori. Cristante e Pastore in questo senso all’inizio hanno faticato molto e il cambio di modulo eseguito durante il primo ritiro è stato proprio un compromesso tra il credo di Di Francesco e le risorse a disposizione. Il risultato mi sembra abbastanza positivo, la Roma così ha visto sbocciare Pellegrini e Zaniolo, in attesa del vero Flaco. Ma si può e si deve far meglio in fase difensiva dove i due mediani sono troppe volte presi alle spalle e ai lati.
Negli ultimi mesi Di Francesco è stato a rischio esonero, ogni partita è sembrata decisiva, nonostante la società si sia sempre schierata dalla parte del Mister. Secondo voi c’è stata una concreta possibilità di cambio in panchina? Credete alla teoria che non c’era in realtà un cambio all’altezza?
Mauro: Secondo me la Roma ha pensato di tenere Di Francesco anche perché non credeva nelle alternative. Resta da vedere se l’eventuale raggiungimento del quarto posto sia il discrimen decisivo per il proseguimento dell’esperienza romanista del tecnico di Sambuceto o se, pur conseguendo l’obiettivo, Monchi si guardi intorno la prossima estate.
Manuel: Brava la societá a confermare sempre la fiducia al mister. Credo peró che l’idea di un cambio la Roma l’abbia avuta, ma piú per dare una scossa alla squadra che per una reale diminuzione della sua fiducia in Di Francesco. La mancanza delle alternativa é reale, u tecnici al momento presenti sul mercato non ti permettono una programmazione adeguata e megliore di quella che puoi fare con il mister attuale.
La Roma ha una squadra giovane che puó e deve crescere ed una continuità nella gestione tecnica sarebbe importantissima secondo me.
Piero: Un cambio all’altezza, con un ingaggio alla portata della Roma non c’era e non c’è. Tuttavia credo che la società non aveva nessuna intenzione di mandare via Di Fra. Monchi è un dirigente esperto ed ha vinto tanto nella sua carriera. Sa benissimo che ci vuole pazienza e che bisogna dare continuità al progetto iniziato. Certo è che se l’arbitro dà rigore su Pandev e la partita contro il Genoa finisce 3 a 3 non so cosa sarebbe successo.
Edoardo: Da questo punto di vista bisogna sicuramente dare credito alla società. Giusto o sbagliato (secondo me giustissimo) la dirigenza ha dimostrato di avere le idee chiare riguardo la gestione tecnica della squadra, non facendo mai mancare la totale fiducia nei confronti del mister anche nei momenti più delicati.
Onestamente non so dire se c’è mai stata la possibilità di un cambio in panchina, ma la sensazione è che la società sapesse che ci sarebbe voluto un po’ di tempo per vedere i risultati.
Tanti nuovi giocatori, l’utilizzo di un nuovo modulo (con tutto ciò che ne consegue) e infortuni di giocatori chiave non hanno sicuramente facilitato il lavoro di mister Di Francesco
Daniele: Rispondo sì alla prima domanda perché in una squadra come la Roma gli alibi (veri o presunti): infortuni, sfortuna, ecc contano fino ad un certo punto e quindi è normale che per dare una sterzata si pensi al cambio di tecnico. Rispondo No alla seconda domanda, Paulo Sousa (per fare il nome di uno di cui si era parlato) partirebbe dallo stesso livello da cui è partito Di Francesco.
Federico: Certamente la possibilità limitata di scegliere altri allenatori ha spinto la società a insistere con Di Francesco. Ammetto che ho oscillato anche io con la mia fiducia nei suoi confronti, ma credo che alla fine la società abbia scelto il meglio. Perché, a parte allenatori top di categoria difficilmente immaginabili sulla nostra panchina, il tecnico abruzzese è di ottimo livello ed è stato giusto proseguire con lui il percorso iniziato. Speriamo possa continuare.
Giovanni: Sì, c’è stata. Una società come la Roma non avrebbe mai potuto farsi trovare impreparata nel caso di un tracollo della guida tecnica, ma da un lato comprendendo le difficoltà del mister di operare senza nessun big a disposizione e dall’altro non vedendo nessun profilo all’altezza sul mercato ha deciso di credere fortemente nel mister. Il tempo dirà se la scelta è stata giusta, ma la squadra è sempre stata con Di Francesco e questo è un buon segnale.

Mister Di Francesco, nonostante le difficoltà, ha sempre avuto la fiducia della società. (Foto Fabrizio Corradetti-LaPresse)

A gennaio via al mercato. Avete una cartuccia a disposizione. Indicate in quale ruolo Monchi deve intervenire e un nome.
Piero: Centrocampo, Hector Herrera
Manuel: Centrale difensivo…pronto, affidabile, solido, integro fisicamente…qualunque nome con queste caratteristiche andrebbe bene.
Federico: Un difensore centrale sano, possibilmente veloce e già pronto. Nacho del Real non sarebbe male.
Edoardo: La difesa e il centrocampo sono reparti da ritoccare a gennaio. Con una sola cartuccia a disposizione e con l’incognita De Rossi, l’acquisto di un centrocampista che possa far rifiatare Cristante e Nzonzi è prioritario.
Mauro: Difensore centrale titolare e mediano di costruzione, i nomi li lascio al DS
Daniele: Centrocampo, un mediano fisico alla Allan. Nome Ndombele.
Giovanni: Difensore centrale mancino e pronto. Ricambio forte a centrocampo.
La Champions dello scorso anno ha regalato alla Roma una semifinale contro il Liverpool. Considerando anche l’avversaria che affronterà al prossimo turno, quale percorso possono compiere i Giallorossi?
Piero: Dipende molto dal mercato di gennaio. Ad oggi la Roma ha pochissime probabilità di passare gli ottavi. Con un innesto per reparto (a centrocampo anche due) e mi riferisco ad innesti del livello di Godin, Herrera, Fabregas, Giroud o giocatori similari, allora si potrebbe ripetere anche il miracolo dello scorso anno.
Manuel: La Roma ha tutto per giocarsi il passaggio col Porto, se lo ottiene ha fatto piú del suo raggiungendo i quarti di finale. Sarebbe un grande risultato stabilirsi tra le migliori 8 per il secondo anno consecutivo sotto ogni punto di vista. Ripetere le semifinali al momento sembra impossibile, ma da qui a Febbraio quando tornerà la Champions possono cambiare moltissime cose.
Edoardo: Difficile dirlo adesso, dato che gli ottavi si giocheranno a metà febbraio e fino a quel momento tante cose possono cambiare. Sarà importante approcciare alla partita con il totale rispetto per una squadra che ha una buona tradizione europea (ci hanno anche eliminati ai preliminari non molto tempo fa) ma con la consapevolezza di potertela giocare, anche perché, personalmente, non li reputo più forti.
Mauro: Dipende da quale Roma arriverà all’appuntamento col Porto: la squadra delle ultime due partite può dire la sua, sfruttando anche la naturale predisposizione delle squadre europee a lasciar giocare
Federico: Difficile immaginare un percorso analogo a quello dello scorso anno, ma arrivati agli ottavi tutto è possibile. Il Porto è una squadra dura, difficile da affrontare ma alla portata di questa Roma. Se dovessero arrivare pedine importanti nel mercato di gennaio sarei ancorda più fiducioso di un accesso ai quarti.
Daniele: Arrivare, di nuovo, tra le prime 8 sarebbe clamoroso. Confermerebbe una dimensione europea che la Roma nella sua stori non ha mai avuto
Giovanni: La Roma ha serie possibilità di arrivare ai quarti. Di lì in poi ogni sfida va affrontata al massimo e con la voglia di andare avanti.
Obiettivo importante battere il porto, sarebbe un altro sapore alla stagione.

Dzeko, protagonista della Champions Giallorossa.

Leggendo i commenti dei tifosi è evidente una spaccatura in due fra i pro e i contro Pallotta, colpevole di non aver conquistato un trofeo. Voi da quale parte vi schierate e perché?
Piero: La Roma è una società in evidente crescita sotto tutti i punti di vista. Fatturato, risultati sportivi, competitività, marketing e popolarità. Ha una struttura organizzativa da società top ed è destinata a crescere. Riguardo i trofei, ti dico chiaramente che a mio avviso arrivare per 5 anni consecutivi tra le prime 3 ed ottenere una semifinale di Champions vale molto ma molto di più di una Coppa Italia o una Supercoppa italiana. Inutile quindi specificare da che parte sto
Manuel: Critiche basate su risultati solo sportivi e non solo direttamente dipendenti dall’operato della Roma, per fare un esempio pratico: se la Roma facendo esattamente tutto quello che ha fatto avesse vinto un campionato (approfittando di una stagione sbagliata della Juventus), Pallotta avrebbe un busto equestre al Pincio.
Quindi parliamo di fuffa.
Piero: Tra l’altro se il 26 maggio finisce 1 a 0 per noi (e lo squallore di partita fatta da entrambe le squadre poteva dare anche questo risultato) non so potrebbe nemmeno dire del trofeo. Inoltre la Roma fa due volte il record assoluto di punti. Parliamo realmente di fuffa, sono d’accordo con Manuel.
Daniele: Dalla parte della Roma, come ho sempre fatto da quando seguo la squadra.
In questo ambiente si sono create spaccature su tutto: Manfredonia, Franco Sensi, Rosella Sensi e perfino Totti e De Rossi i social, una mega piazza virtuale, hanno solo acuito il problema. Il mio giudizio su Pallotta ed in generale sulla proprietà americana è ‘razionale’ per cui non può che essere positivo. La società è cresciuta sotto ogni punto di vista: manageriale, social, visibilità; purtroppo, e non è solo il problema della Roma, si combatte contro squadroni che fatturano anche tre volte più di te. Negli ultimi 5 anni si sono raggiunti 3 secondi posti e 2 terzi posti (meglio di chiunque altro in Italia) si è arrivati 4 volte nelle ultime 6 edizioni almeno agli ottavi di UCL: il ranking Uefa dirà alla fine dell’anno che la Roma è tra la decima e la quindicesima posizione assoluta in Europa (direi che questo dice tutto). Lo stadio che non sappiamo se e quando ci sarà ma che è primario per la società ci darebbe quel boost ulteriore per fare un altro passo in avanti. Questi sono fatti, sono razionali e non possono essere messi in discussione.
Mauro: Pro o contro è per me una distinzione troppo netta; la Roma ha scelto una determinata strategia dal punto di vista economico, che sinceramente non condivido perché ritengo che il modello Napoli sia quello più adatto per una squadra italiana che non sia la Juve, nel 2018, se guardiamo al lato meramente sportivo e alla continuità di certi elementi all’interno della squadra. D’altro canto, lo status internazionale raggiunto dalla Roma, soprattutto se si considera il punto di partenza, è invidiabile e consente di vedere un futuro radioso per il club, tenendo a mente il fattore nuovo stadio. La mia critica principale è la mancanza di un direttore generale di campo, à la Marotta, in grado di tenere insieme le redini tecniche della stagione e consentire a Monchi e Di Francesco di svolgere il ruolo per il quale sono stati assunti
Edoardo: È difficile esprimersi in poche righe su un argomento così delicato e che soprattutto tocca tanti punti.
Se la principale critica è quella di non aver ancora alzato un trofeo direi che non mi trovo d’accordo, visto che, anche prima della gestione americana, quella dei trofei era una visione sporadica.
Tra l’altro, bisognerebbe ricordarsi che, da quando James Pallotta è alla guida della società, la Roma ha battuto due volte il proprio record di punti in campionato, prima con Garcia e poi con Spalletti, non riuscendo a vincere solo a causa di una Juve spaziale che sembra inarrivabile per diversi motivi.
Ovvio che di errori ce ne sono stati, soprattutto comunicativi, ma l’intenzione da parte della proprietà è sempre stata quella di far crescere la Roma in Italia e in Europa
Federico: Non penso sia obbligatorio schierarsi da una parte o dall’altra. Capisco che i tifosi possano spazientirsi quando non arrivano i trofei, ma allo stesso tempo ritengo in malafede chi nega la crescita della Roma. Ora siamo una squadra globalmente rispettata che lotta costantemente per le zone nobili. Quindi sì, Pallotta ha fatto degli errori, a parer mio soprattutto nella comunicazione, ma no, non “mangia” sulla Roma e non l’ha rovinata. Anzi.
Giovanni: Dalla parte del presidente. Un imprenditore serio che ha portato risultati che sono sotto gli occhi di tutti. La Roma è una società forte, strutturata e all’avanguardia ed è anche grazie a lui. Ormai siamo su standard abbastanza alti e siamo ammirati da tanti nel mondo, lamentarsi per i trofei in una piazza in cui non si è mai vinto è paradossale.
Foste in Pallotta, in attesa di conoscere l’esito della questione “Stadio”, come portereste avanti oggi il progetto Roma?
Manuel: Cercando di conciliare le esigenze di bilancio con una gestione tecnica competente, affidandosi quindi a collaboratori adeguatamente abili nei rispettivi settori.
Piero: Abbassando il costo degli ingaggi e puntando su un fortissimo staff tecnico: un direttore sportivo che riesca a scovare talenti e prenderli a basso costo ed un allenatore capace di far rendere i calciatori al 200% delle loro potenzialità. Poi, lato societario, aumentare gli introiti derivanti da sponsor e partnership, diventando un po’ più scaltri nella delicata questione delle sponsorizzazioni interne.
Daniele: Dal punto di vista amministrativo non toccherei nulla, il comparto commerciale e quello marketing viaggiano a mille, sui social la Roma è addirittura modello di riferimento da seguire per parecchi esperti del settore. Dal punto di vista ‘sportivo’ con Monchi è in atto un cambiamento abbastanza chiaro, si sta ringiovanendo la squadra per creare un blocco duraturo che sia meno legato al trading e più alla continuità; in questo senso nei prossimi mercati mi aspetto si continui su questa strada: altre colonne di questa squadra (come lo erano Radja e Strootman) partiranno e saranno sostituiti da elementi più giovani; per me è la strada giusta anche se sono convinto che con questa sperequazione tra fatturati qualunque strada non ti permetterà di ricucire il gap con la Juventus.
Federico: La prima mossa è abbassare gli ingaggi al fine di ottimizzare le spese. Poi il resto lo metterei nelle mani di un abile uomo sportivo(nel nostro caso Monchi). Inevitabile anche cercare di aumentare gli incassi con sponsor.
Edoardo: Onestamente non saprei. Non sono competente né da un punto di vista amministrativo né da un punto di vista gestionale. Quello che spero però, è che questa stagione tracci una linea. La Roma ha ricostruito e ringiovanito una rosa sulla quale può basare il proprio futuro. Abbassare gli ingaggi può impedirti di arrivare a giocatori importanti e già affermati (vedi Dzeko, N’zonzi, Pastore) però allo stesso tempo ti darebbe la possibilità di evitare plusvalenze che fanno male e che a volte destabilizzano il gruppo. Lavorare sul collettivo, cercando di perdere meno pezzi possibili, per consolidare e perfezionare idee e concetti richiesti dall’allenatore è quello che vorrei nella Roma del prossimo futuro.
Giovanni: Fossi in lui, continuerei su questa strada. Da tifoso però, gli chiederei di investire su giocatori importanti.
roma

James Pallotta, spesso al centro delle critiche di una parte della tifoseria.

Ultima domanda, la numero 10, il numero che per anni è stato sulle spalle di Francesco Totti. Da qualche giorno ormai impazza la moda di avvicinare Zaniolo all’ex Capitano. Cosa ne pensate?
Piero: Argomento molto delicato perché la tifoseria ci tiene in modo particolare. Personalmente sono contrario al fatto che la 10 dia vacante. L’avrei data a Nainggolan o Perotti l’anno scorso oppure Pastore o Perotti quest’anno. Mi rendo però conto di essere un po’ fuori contesto e che l’argomento è, come detto prima, delicatissimo. Credo però che oggi ci sia un solo nome per la 10 e questo sia Lorenzo Pellegrini.
Daniele: Che si fa solo del male al ragazzo. Totti è stato e sarà un unicum nella storia della Roma ed è ingiusto dare una responsabilità così pesante ad un 19enne. Tra l’altro penso che non abbiano nemmeno caratteristiche in comune, Totti di inizio carriera era una seconda punta / trequartista e fungeva da riserva alla coppia Balbo – Fonseca; Zaniolo è una mezzala prestata alla trequarti, con un fisico pazzesco per l’età che deve imparare a gestire ed usare, facciamolo crescere con calma ha 19 anni… altri ragazzi alla sua età fanno il campionato Primavera. Sul numero sono contrario a ritirarlo ma prima di avere un nuovo numero 10 sono convinto dovrà passare diverso tempo.
Manuel: Chiunque sarà il prossimo numero dieci della Roma dovrá avere la forza di sopportare tutte le parole che verranno dette ed il modo in cui queste parole saranno pronunciate o scritte…
Zaniolo é un prospetto quasi romantico per chi ama il calcio ed in questo momento della sua crescita potrebbe essere controproducente addosargli una responsabilità simile.
Edoardo: Si è vero, è stato accostato in maniera forse troppo romantica, come se ce ne fosse bisogno. Il desiderio di rivivere una storia d’amore è molto forte e Zaniolo ricorda sinistramente il capitano in giovane età. La voglia che mette in campo, la faccia pulita, il capello biondo e quel gol segnato con lo scavetto…
La verità però è che Nicolò Zaniolo deve dimostrare ancora tanto per essere solamente accostato ad una leggenda come Francesco Totti. È importante non dare al ragazzo un peso del genere, un peso che, al momento, potrebbe non reggere.
Giovanni: Troppo presto caricare di responsabilità un ragazzo come Zaniolo, questione da evitare.
Federico: Penso sia troppo presto. È giovane, giovanissimo, ha appena 19 anni e sebbene abbia già dimostrato qualità importanti è presto. Serve calma, cosa che troppo spesso manca qui a Roma. Certamente le sue qualità sono importanti, ma andiamoci cauti. Tempo al tempo.
Mauro: Domanda dura, io penso spetti sempre a Totti l’ultima parola e credo che la 10 possa essere comunque redistribuita, anche se tra qualche tempo. Per ora, lascerei crescere in maniera tranquilla Zaniolo

Zaniolo, autentico protagonista della prima parte di stagione.

Domanda Bonus. I 3 migliori ed i 3 peggiori di questo girone di andata. Indicatemi inoltre da quale giocatore vi aspettate di più nel girone di ritorno.
Mauro: I miei tre migliori: Pellegrini, Zaniolo e Manolas. I tre peggiori: Fazio, Kolarov e Schick. Nel ritorno mi aspetto di più soprattutto dall’argentino e dal ceco, sperando anche in una maggiore continuità per Perotti e Pastore
Piero: 3 migliori: Olsen, Manolas, Lo. Pellegrini. 3 peggiori: Fazio, Pastore, Schick.
Mi aspetto molto di più da Pastore.
Daniele: Migliori: Lo. Pellegrini, Manolas, Olsen.
Peggiori: Pastore, Fazio, Schick.
Miglioramenti da Schick.
Manuel: Migliori Lo. Pellegrini Zaniolo Manolas.
Peggiori Kolarov Fazio Schick.
Mi aspetto di piú da Perotti e Under.
Federico: Migliori: Olsen, Manolas, Lo. Pellegrini.
Peggiori: Pastore, Fazio, Schick.
Mi aspetto di più da Dzeko.
Edoardo: Migliori: Olsen, Manolas, Lo. Pellegrini.
Peggiori: Pastore, Fazio, Schick.
Mi aspetto di più da Pastore.
Giovanni: Olsen, Lo. Pellegrini e Zaniolo.
Pastore, Fazio e Kolarov.
Mi aspetto di più dal Flaco.
Cari lettori, buon 2019!

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