roma parma

Roma-Parma, va bene così. Per ora.

Quella che sembrava un’agonia destinata a durare per ancora troppe giornate, ieri sera, dopo il triplice fischio di Roma-Parma, ha finalmente trovato un momento di sollievo. Un respiro profondo, ristoratore, dopo un’apnea di tre sconfitte consecutive e prestazioni poco convincenti, seppur con diverse gradazioni di indecenza. A dire la verità, qualche segnale di ripresa c’era già stato al San Paolo, ma troppo poco per alimentare speranze di riscatto più che sopite. Letteralmente sedate, per di più, dal calcio di rigore procurato da Cornelius e trasformato da Kucka. Il vantaggio avversario: la vera costante della ripartenza giallorossa. Segno evidente, al di là del “rigore-no rigore” di Cristante, di una certa mancanza di concentrazione degli uomini di Fonseca, che troppo facilmente si espongono a rischi non calcolati.

Poi, però, la partita è girata. La Roma è tornata a mostrare un minimo di canovaccio tattico, stavolta supportato da una tenuta fisica superiore a quella delle ultime uscite. Ha cominciato a macinare gioco (non bel gioco, ma è già qualcosa) e ha pareggiato con un’azione degna di una squadra che lotta per l’Europa, finalizzata da uno dei pochi calciatori da Europa attualmente in rosa: quell’Henrikh Mkhitaryan che non avrà giocato la sua miglior partita in giallorosso, ma che resta centrale in questa Roma claudicante. Lo dimostrano i numeri: 8 gol e 5 assist in 1400 minuti giocati, il migliore della squadra per media gol e media gol più assist ogni 90 minuti. Al di là dei numeri, in ogni caso, il gol dell’armeno è stato fondamentale per evitare di chiudere la prima frazione sotto nel punteggio e, soprattutto, nella testa.

roma parma

Si è visto nella ripresa. La Roma ci ha messo fin da subito più applicazione, aspettando il momento giusto, riprendendo confidenza con il palleggio pulito (non bello, ma è già qualcosa) e, prima del quarto d’ora di gioco, anche con le ripartenze. Ma stavolta nessuno ha provato a entrare in porta con il pallone. A risolverla ci ha pensato un altro giocatore fondamentale perché unico, per caratteristiche, nella rosa di Fonseca. E lo ha fatto nel modo più bello, armando un destro tanto prezioso quanto poco sfruttato e riscattando così il capolavoro annullato contro la Sampdoria. Jordan Veretout ha spaccato la partita come ha fatto con la porta, come fa (o dovrebbe fare) con le azioni avversarie. Con la grinta, la voglia, forse anche un pizzico di incoscienza. Poteva andare male, ma non è successo. Un gol, il suo, che è la metafora di Roma-Parma.

Poteva essere un disastro, è stato un sospiro di sollievo. Nonostante l’ultima mezz’ora da cuori fortissimi. Insomma, da romanisti. Dal presunto tocco di braccio di Mancini (in realtà evidente tocco di spalla di Kucka) alle due occasioni clamorosamente sbagliate da Villar a tu per tu con Sepe, i giallorossi hanno rischiato eccome di rovinare tutto. Per una volta, però, hanno tenuto. Di fisico, di testa, di organizzazione. La Roma ha tenuto per tenersi il 5° posto, anche se a pari punti con il Napoli. Ha giocato una partita dai tanti chiaroscuri, specialmente nei singoli, ma si è portata a casa il bottino pieno, e va bene così. Poteva finire tanto a poco negli ultimi minuti, e un punteggio più rotondo avrebbe sicuramente dato un altro peso alla vittoria, ma va bene così. È evidente che manchi ancora molto, sotto tutti i punti di vista, per essere una squadra da Europa. Manca concentrazione collettiva, manca brillantezza fisica, fame di segnare, coordinazione nei movimenti, lucidità di andare a prendersi ciò che fino a prima della ripresa sembrava quasi certo, e che ora non lo è più. Ma che, da ieri sera, è quantomeno po’ più vicino. Roma-Parma non sarà stata il massimo, ma va bene così. Per ora.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *