Roma Sparita: Luigi Giuliano

Ce so vite a cui non basta una vita sola, talmente ingombranti che straripano il concetto stesso di tempo andando a creare qualcosa di diverso, Luigi Giuliano ad esempio di vite ne ha vissute due, forse pure tre.

Ha 18 anni quando Erbstein lo nota tra i giovani della Primavera del Torino e se lo porta tra i grandi, ma tra i grandi davvero perché quello non é un Torino qualsiasi, stare tra i grandi di quel Torino significa esordire con la 7 di Menti vicino a Valentino Mazzola, a Loik, a Ballarin, vivere il quarto d’ora granata da dentro al campo, significa giocare con la squadra più forte del mondo.

Giuliano esordisce col Grande Torino e segna, e segna pure la settimana dopo giocando da mediano, gioca e sostituisce alla grande i titolari che mancano, é di fatto l’unico ragazzo della primavera riuscito ad entrare realmente in quella squadra. Poi la trasferta a Lisbona, i titolari sono tornati tutti e Luigi puó rimanere a casa, ad allenarsi con Tomà acciaccato e col secondo portiere Gandolfi che ha lasciato il suo posto sull’aereo al fratello minore di Ballarin, su richiesta di Aldo e del presidente Novo che volevano premiare il giovane promettente mandandolo in gita coi grandi.

Nessuno lo sa ma quella squadra non tornerà mai, in un attimo i sogni non esistono più e Torino muore, e muore l’Italia, muore tutta lo sport insieme alla sua squadra, ogni appassionato di calcio viene segnato per sempre da una tragedia dalle dimensioni troppo grandi per essere comprese appieno anche oggi a più di 70 anni di distanza.

Nella partita successiva, in un clima surreale Giuliano é il capitano dei giovani che il Torino manda in campo ad onorare un campionato già vinto, simbolo di una rinascita triste che nessuno avrebbe mai voluto vivere.
Rimane 5 anni al Toro mettendo insieme più di 200 partite, ma la situazione finanziaria della società é al limite della bancarotta e la Roma decide di acquistarlo pagandolo 80 milioni.

A Roma inizia la seconda vita di Giuliano, si prende la fascia da capitano e la Nazionale, vince la Coppa delle Fiere e diventa un vero e proprio punto di riferimento.
Smette per una serie di infortuni, da romanista vero.
Nel 1983 é l’allenatore degli allievi della Roma che vincono lo scudetto di categoria.

Ogni romanista dovrebbe andare fiero di aver avuto un pezzo del Grande Torino a rappresentarlo, Luigi Giuliano é stato dimenticato perché di quel Torino ha sempre avuto il carattere, più forte dei problemi, senza il bisogno di apparire ma col bisogno costante di lavorare, l’essere prima del sembrare, il fare prima dell’ostentare, un mediano d’altri tempi di piede e di testa.

Luigi Giuliano rappresenta oggi un orgoglio nei pochi che lo ricordano, l’orgoglio di aver messo la fascia al braccio ad un pezzettino di quella squadra che é andata oltre i colori che ha rappresentato fino a diventare la squadra di tutti.

Nato nel Delaware per volere della Mafia di Boston, la sua istruzione é stata finanziata coi fondi neri della Massoneria. Il suo sogno nel cassetto é cambiare il cognome in Baldissoni.

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