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Roma-Udinese: una disfatta, zero alibi.

Mentre nel silenzio dell’Olimpico si consumava la disfatta, l’ennesima dell’ennesima stagione maledetta, su siti e su social era tutto un fiorire di numeri. Sconfitte, gol subiti, gol mangiati, rimonte mai completate, punti persi dal quarto posto e sulle inseguitrici. Di numeri si è già parlato dopo Milano, inutile tornarci su per Roma-Udinese. Se non per ribadire che non servano le statistiche per rendersi conto che la Roma sia, a paletti, la peggior squadra della Serie A.

Un’accozzaglia di calciatori o presunti tali (ah, la profondità della rosa, come no) in totale disarmo fisico, tecnico e tattico; guidata da un allenatore in evidente difficoltà e da una società che da tempo non c’è più. Questa è la Roma di oggi. Su questi presupposti si può ragionare quanto si vuole, si può provare ad analizzare il come e il perché dei gol di Lasagna e Nestorovski, del posizionamento sbagliato, dell’occasione mancata, del miracolo del portiere, ma la sostanza non cambia: in questo momento la Roma non esiste. È un’idea e poco più. Che 11 persone indossino la maglia giallorossa e scendano in campo per onorare ciò che quella maglia rappresenta: pia illusione. Che qualcuno, magari che parli italiano e sappia di calcio, scenda negli spogliatoi a far capire che così non va: pura utopia. Che la Roma abbia la decenza di chiudere dignitosamente questa assurda stagione: vana speranza.

Stavolta non c’è bisogno di districare grovigli per trovare dei colpevoli. Sul banco degli imputati ci finiscono tutti. Ma soprattutto chi, stavolta più che mai, va in campo e in panchina. A fornire spiegazioni, se esistono, dello scempio visto finora. Non frasi di circostanza, non “il nostro campionato non è finito” e poi “la distanza dal quarto posto è tanta ma abbiamo ancora degli obiettivi”. L’obiettivo in campionato è guardarsi le spalle, e in Europa? Presentarsi in queste condizioni, tra un mese, contro un’avversaria di calibro decisamente superiore a quelle affrontate finora? Per fare cosa? Incognite e azzardi: ecco cos’è la Roma di Fonseca. Non sappiamo se domani riusciremo a reggerci in piedi, ma chissà, magari tra un mese torniamo per magia la squadra che non siamo da dicembre. Dopo due mesi di montagne russe, tre di stop, uno di allenamenti evidentemente inutili e due partite e mezzo (da salvare solo il secondo tempo contro la Samp) da mani nei capelli.

Cosa succeda tra Boston, Londra, il Sudafrica o qualsiasi altro luogo del mondo dove gravitino uomini del club non è dato sapere. Cosa succeda a Trigoria durante gli allenamenti è mistero ancor più grande, e decisamente più grave. Perché è pieno il mondo di medie-grandi squadre con proprietà discutibili, assenti, disinteressate. Ma nessuna si consegna al proprio destino come fa la Roma. Come fanno il suo allenatore e i suoi calciatori, tra scelte inspiegabili, errori marchiani, colpevole svagatezza e nessun tipo di applicazione. Zero assoluto. Come gli alibi rimasti. Compreso quello societario, che è comunque destinato a cadere presto. Alla Roma non può servire il bastone del padrone per battere, in casa, un’Udinese pesantemente invischiata nella lotta salvezza e con una rosa che vale un decimo della propria. Basta la professionalità, il resto lo fa il divario tecnico-tattico. Ma questa è pia illusione, utopia, vana speranza. Questa Roma può perdere con chiunque, e probabilmente lo farà.

Amo la Roma e l'informazione fatta bene. Per questo vorrei fare bene informazione sulla Roma.

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