Striscioni contro Pallotta: giusti o sbagliati?

Gli striscioni messi ieri notte da parte della tifoseria romanista hanno diviso ancora di più la tifoseria della Roma.
Anche nella nostra redazione le opinioni sono molto contrastanti, nel decidere che tipo di articolo dedicare a questa protesta abbiamo scelto l’equilibrio, come sempre, in totale disarmonia con l’ambiente romano fatto di eccessi, prese di posizione discutibili e zero possibilità di dialogo.
Diamo parola alle due diverse linee di pensiero per costruire un dibattito sano e costruttivo.

Emanuele: L’ennesima protesta andata in scena ieri contro la società credo sia giusta. La perfetta espressione dell’esasperazione che questa presidenza ha generato in tutti noi tifosi. Io credo che più che non vincere il vero problema siano le continue prese per i fondelli che subiamo da anni. Non c’è progettualità, non si è mai vista luce se non nell’annata della semifinale di Champions. Zero trofei in bacheca, senza considerare il bonsai, sono la punta di un iceberg costruito in anni di mala gestione. La media di un allenatore all’anno fa capire che caos possa regnare nell’ambiente giallorosso, ambiente nel quale i big non mettono e non metteranno mai piede. Siamo stati rifiutati da Gasperini ed il che è tutto dire. Antonio Conte dopo aver capito che aria si respirava a Trigoria ha ben pensato di ringraziare Totti e di accasarsi all’Inter. Tralasciando il becero comportamento avuto nei riguardi di Francesco e Daniele (sono del parere che due legende e capitani come loro avrebbero dovuto avete carta bianca su tutto, sia su quando smettere sia sulla gestione del proprio futuro) non dimenticherò mai quando, all’arrivo di mister Ranieri per cercare di salvare il possibile , fuori Trigoria ci fu quella contestazione che il mister affrontò dicendo “siamo soli”. Ecco, la mancanza di un presidente presente, di una figura che possa essere il punto di riferimento per la squadra e per la società manca. E non venitemi a dire che le “società vincenti” non hanno il capo in tribuna. A me non me ne frega nulla del business, io voglio un presidente che viva per la sua squadra, che vada a Trigoria ad osservare i giocatori e che metta la faccia sempre e comunque. Il signor Paotta sono quasi tre anni che non si fa vivo a Roma. Ma secondo voi è normale una cosa simile? Dirigenti, direttori, allenatori, giocatori cambiati ogni anno per vincere zero. Zero. I numeri sono questi, inutile girarci intorno. “Non vendiamo tranquilli, costruiremo una Roma su basi solide”, quante volte ce lo hanno detto? Ancora ricordo quel buffone di Monchi: “ci vediamo al Circo Massimo”. Certo, un direttore sportivo che prende Pastore a 4.5 mln l’anno fino al 2023 di calcio effettivamente ci capiva. Chiudo approfittando per dire due parole al presidente: Caro presidente, la prossima letterina che ci invierà per pararsi le chiappe spero possa essere l’ultima, perché Roma è di chi la ama e lei non ha mai capito cosa ha avuto in mano per 9 anni semplicemente perché di calcio non ci capisce nulla.

“Per me non si rendono conto di quello che fanno, stanno dall’altra parte del mondo e gli arriva l’uno per cento di quello che succede qua. Adesso sarà diverso ma non per loro che stanno in un altro continente. E’ quello che volevano”. Firmato Francesco Totti . 17/06/2019. Siamo così sicuri che questa Roma sia stata o, qualora dovesse continuare la gestione Pallotta, sarà in buone mani? Rispondo io per tutti: no.

Manuel: Le proteste sono sempre legittime a mio modo di vedere, ma dovrebbero partire da basi solide, da fatti incontrovertibili e da verità consolidate, scrivere quindi su uno striscione di quei fantomatici 280 milioni di debiti che la Roma avrebbe é una falsa partenza.
Basterebbe una documentazione un attimo più approfondita del Corriere dello Sport per appurare che nella realtà delle cose quel debito non esiste. Una protesta é incisiva quanto incisive sono le prove portate a supporto del pensiero che la genera, se le basi non sono solide perde di consistenza l’intero movimento.

Lo striscione sullo stadio é per me inconcepibile, solo a Roma nel panorama calcistico mondiale si vedono proteste contro la realizzazione di uno stadio.
Una protesta contro lo stadio é, di fatto, una protesta contro la Roma, non contro Pallotta.
Ma il punto principale é per me un altro, l’opportunità stessa di appendere quegli striscioni in questo momento, che a mio modo di vedere non c’é.
Mi spiego meglio, prima dello stop allo sport per il Covid Pallotta aveva di fatto venduto la Roma, quindi la voglia di vendere c’é già, ribadire la volontà di una parte di tifoseria di vedere il passaggio di proprietà dubito avrà alcun effetto su Pallotta, ne avrà invece sull’ambiente che continua a spaccarsi, cosa che puó avere effetti solamente dannosi per la Roma.
È ovvio che una società come la Roma non si venda con 10 giorni, ci vogliono molti fattori che si incastrano e non basta la sola volontà di vendere, se stamattina Pallotta decide di vendere la Roma dubito che lo faccia nel pomeriggio.
Ripeto, ogni tipo di protesta é sempre legittima e molto spesso sono l’unica valvola di sfogo per situazioni complicate, ma la protesta é uno strumento che va utilizzato con criterio e buon senso, altrimenti perde di efficacia e gli effetti che porta sono diversi da quelli per i quali nasce.

È molto fastidiosa poi la contestazione di alcuni secondo i quali se non si è d’accordo con gli striscioni si è automaticamente a favore di Pallotta e della società, non tutto é bianco o nero, sarebbe opportuno uscire dalla schematizzazione del tifoso, la libertà di contestare é giusta, anche quella di contestare una contestazione.

Nato nel Delaware per volere della Mafia di Boston, la sua istruzione é stata finanziata coi fondi neri della Massoneria. Il suo sogno nel cassetto é cambiare il cognome in Baldissoni.

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