Un’analisi delle ultime due stagioni di Pedro al Chelsea

Incertezza sembra la parola più ricorrente in questo periodo turbolento. All’orizzonte le nubi iniziano a diradarsi, ma sono ancora innumerevoli gli interrogativi che accompagnano la Roma – ma in generale il mondo del calcio – dopo questa fasi di paralisi forzata.
Parlando di ciò che si sa con certezza, sappiamo che la Serie A ripartirà il prossimo 20 giugno con i recuperi della 25a giornata. Poi sarà il tempo di giocare l’8a giornata di ritorno, che vedrà impegnata la Roma mercoledì 24 giugno allo Stadio Olimpico contro la Sampdoria di Ranieri. Informazioni che in un momento normale sarebbero risultate ridondanti ma che oggi suonano più forti che mai. L’idea di riveder scendere in campo la propria squadra del cuore va ancora metabolizzata fino in fondo.

E ora che il campionato ripartirà, proprio come le coppe europee, si può cominciare a fare qualche ipotesi per un futuro più caotico che mai. E non è un caso perciò se in questi ultimi giorni le notizie di calciomercato stanno ricominciando a sgorgare, proprio quando il calcio giocato torna alla porta. In casa Roma appare chiaro che prima di accogliere qualche nuovo innesto sarà necessario dire addio a pedine più o meno pesanti sul bilancio attuale: vedi i vari Juan Jesus, Fazio, Bruno Peres, Perotti, Pastore, Bianda, Schick, Florenzi, Nzonzi, Defrel, Olsen, Gonalons, Karsdorp e Coric.

Ma anche sul fronte entrate qualche nome viene pronunciato più spesso degli altri. Uno su tutti quello di Pedro Rodríguez Ledesma, al secolo conosciuto come Pedro, in scadenza di contratto quest’estate con il Chelsea.
Ma che tipo di giocatore è lo spagnolo? E, in particolare, come sono andate le sue ultime due stagioni?

RECORD BREAKER

Risulta più interessante soffermarsi sulle ultime due stagioni di Pedro piuttosto che sulla sua intera carriera perché le sue gesta parlano per loro stesse. Non c’è bisogno di giudicare il valore tecnico di un giocatore che nella propria bacheca personale annovera 29 trofei complessivi tra squadre di club e nazionale spagnola. Dal 2008 al 2015 ha giocato con la maglia del Barcellona – lui è cresciuto nella Masia da quando aveva 17 anni – ed è stato poi acquistato dal Chelsea il 20 agosto del 2015 per 27 milioni di euro più uno stipendio di circa 6 milioni annui per 5 anni. E ora che il contratto sta giungendo al termine, nessuna delle due parti è intenzionata a proseguire il matrimonio, perciò una sua partenza a parametro zero risulta inevitabile.

Parlavamo delle gesta di Pedro. Basti pensare che nell’anno solare 2009 è stato il primo giocatore di sempre a segnare in tutte e sei le competizioni ufficiali a cui ha preso parte. Si parla di Liga, Champions League, Coppa del Rey, Supercoppa Spagnola, Supercoppa Uefa e Mondiale per Club. Uno score pazzesco eguagliato solo da Lionel Messi nel 2011. Inoltre Pedrito risulta anche essere l’unico giocatore ad aver vinto tutti i maggiori trofei internazionali sia per club che per nazionali: UEFA Champions League, la Supercoppa UEFA e il Mondiale per club con il Barcellona, la UEFA Europa League con il Chelsea e il Mondiale e l’Europeo con la Spagna.
Come se non bastasse, è il 5° giocatore della storia ad aver segnato sia in finale di Champions League (Barcellona-Manchester United del 2011) che in finale di Europa League (Chelsea-Arsenal della scorsa stagione). I 9 gol segnati nelle varie finali da lui disputate, rendono Pedro un uomo decisivo nei momenti decisivi.

Insomma, 142 reti e 90 assist complessivi con le maglie dei club rendono chiaro il perché sia più interessante analizzare le sue ultime due stagioni piuttosto che la carriera in generale.

“PEDRO È FINITO?”

La domanda più ricorrente che si può ascoltare da quando lo spagnolo è stato accostato alla Roma è la suddetta. D’altronde ha 32 anni – 33 a fine luglio – e viene lasciato libero dal Chelsea dopo una stagione vissuta più fuori che dentro il campo.
Infatti questa stagione ancora in corso è stata forse la peggiore di tutta la carriera del numero 11: appena 9 partite in Premier League su 29 totali, 3 in FA CUP e 3 spezzoni in Champions League.
I dubbi sulla sua tenuta perciò, sia fisica che mentale, a un primo sguardo possono apparire legittimi.

Lo storico infortuni di Pedro. Fonte: Transfermarkt.

Ma non trovano eco nei fatti. Dando uno sguardo allo storico degli infortuni di Pedro, appare chiaro come il giocatore sia integro a tutti gli effetti. Tra infortuni e influenze quest’anno ha saltato 14 partite, ma nessuno degli stop è stato grave, tanto che al massimo è stato lontano dal campo per 24 giorni. Ampliando un po’ lo sguardo a tutta la sua carriera, è lampante come non tenda ad infortunarsi: prima di questa stagione aveva saltato solo 15 partite tra Barcellona e Chelsea in circa 11 anni, un numero ridicolo se paragonato alla media. Inoltre sono stati soltanto 5 gli stop per causa muscolare, il che dovrebbe essere un bollino di garanzia sulla sua condizione atletica.

NUMERI, POSIZIONE E CONFRONTI

Quest’annata perciò è stata la meno proficua, ma tra qualche infortunio e la concorrenza di Willian, Pulisic, Mount e Hudson-Odoi, si può agevolmente capire perché i Blues vogliano ripartire da una linea più giovane e verde.
Ma il 2018-2019 è la prova che lo spagnolo ha ancora cartucce da sparare. L’anno scorso difatti ha giocato 52 partite totali, di cui 36 da titolare, segnando 13 gol e mettendo a referto 5 assist. Numeri che non possono lasciare indifferenti e che diventano ancora più pesanti se si pensa che quasi ogni rete segnata è stata decisiva ai fini del risultato. Quando Pedro mette lo zampino, vuol dire che c’è bisogno di lui.

Una delle sue più grandi qualità è quella di giocare indifferentemente su tutta la linea della trequarti. Questa sua capacità è dovuta sia dall’abilità di usare entrambi i piedi indifferentemente, sia dalla sua profonda intelligenza nel vedere e nel pensare il gioco. Prevalentemente gioca sulla destra – dove in media segna di più – ma svaria anche a sinistra – qui invece fa più assist – e come trequartista, ma quest’ultima strada è la meno battuta.

Dando infine un’occhiata alle sue statistiche più specifiche di quest’ultimo anno – pur considerando che non ha giocato molto – e paragonandole agli attuali esterni della Roma, qualche considerazione può essere fatta. In media ha una percentuale di passaggi completati più alta rispetto agli altri – 84,9% – realizza più passaggi chiave, tira con più frequenza ed è più coinvolto nel gioco dato che tocca 30 palloni (Under ad esempio 16,9 e Kluiver 22,5). 

DUE PIÙ UNO

Se il biennale con opzione per il terzo anno offertogli dalla Roma dovesse abbracciare le richieste tecniche ed economiche di Pedro, porterebbe ai giallorossi un innesto esperto, che conosce ogni sfaccettatura della vittoria e che non ha ancora abbassato i suoi standard. Né a livello fisico che di gioco. 
Pensare di inserirlo nel roster di giocatori offensivi nelle mani di Fonseca, magari al fianco di un giovane come Carles Perez (senza dimenticarsi della polivalenza di Zaniolo e con un interrogativo sul futuro di Under), potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata.

Incertezza è la parola che regna sovrana in questo periodo.
Ma se si parla di Pedrito, i dubbi sono pochi.

Sono uno studente di 18 anni ma soprattutto un romanista senza limiti. La mia è una continua ricerca di emozioni sulle quali scrivere, e con la Roma è dannatamente facile.

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